30 Gennaio 2024

Tutti in Uno e Uno in tutti

La nostra è la fede dell’incarnazione, il nostro corpo è stato abitato dal figlio di Dio e questo lo ha «divinizzato» al punto che il Suo amore può giungere agli altri attraverso di noi. Non sprechiamo la fantastica opportunità di diventare amore.
Tutti in Uno e Uno in tutti

© Giuliano Dinon / Archivio MSA

«Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con Lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1 Cor 6, 13-15. 17-20)

Fantastico, il mio corpo (che ultimamente ha qualche cedimento, ma nel complesso regge) non è per le impurità ma per il Signore, e l’unica cosa che Lui mi chiede è di amarlo amando i miei fratelli come Lui ama me. Il mio corpo è fatto per amare altro da me e non per la mia gratificazione autocentrata. Di più di questo: il mio corpo è parte del corpo di Cristo, «membra di Cristo», quindi quando amo con il mio corpo, Cristo sta amando «attraverso» il mio corpo, «nel» mio corpo. Parafrasando il celebre motto dei tre moschettieri, potremmo dire: tutti in Uno (Cristo) e Uno (Cristo) in tutti.

Il mio corpo di sposo/sposa è fatto per amare il mio partner, come Cristo mi ha amato con il Suo corpo… dandolo per amore. Sono stato comprato a caro prezzo: il sangue stesso di Cristo. Se per me vale la pena che il figlio di Dio patisca i peggiori strazi che un uomo possa subire, le peggiori umiliazioni, la peggiore solitudine, i peggiori dolori, fino a darmi tutto il suo esistere, cari amici, allora significa che il prezzo della mia persona è stratosferico, inarrivabile, incalcolabile, è un prezzo che non è… «prezzabile». Capite come possa essere falsa ogni voce che nella testa ci dice cose del tipo: «Sono meno degli altri», «Sono un fallito», «Non ne faccio una di giusta», «Sono inadeguato». Tutto questo è spazzatura mentale, noi abbiamo un valore inestimabile: questo ci ha rivelato Cristo.

Caro amico e cara amica, se tu vuoi amarmi non puoi dare di meno che la tua stessa vita, perché questo io valgo, non valgo un euro di meno della tua esistenza, di tutto il tuo tempo, di tutta la tua libertà, di tutte le tue cose, di tutte le tue energie. Costo parecchio, ma d’altronde sono un pezzo raro, unico, inimitabile e irripetibile, e questo anche grazie ai miei limiti e ai miei difetti. Peccato che questo non valga solo per me (un po’ ovviamente mi sarebbe piaciuto) ma anche per te e per ogni essere umano, di ogni nazione, confessione, colore ed etnia.

Però, tra gli attuali quasi 8 miliardi di esseri umani che brulicano in questo puntino di pianeta agli estremi di una galassia, c’è una persona per cui ciò che abbiamo detto vale in modo particolare: il tuo coniuge. Nella mia storia terrena, in uno specifico giorno, più o meno consapevolmente, ho scelto di amare mia moglie (e lei lo ha fatto con me, suo marito) nello stesso modo in cui Cristo ha amato me. Di amarla con il mio corpo.

Il mio corpo è al servizio di Cristo affinché Egli stesso ami mia moglie attraverso di me. Tutto questo ovviamente richiede che noi ci «detronizziamo» dal nostro egocentrismo, che il nostro tornaconto di gratificazione non sia ostruente questo amore. Dobbiamo diventare come un tubo che, grazie proprio al suo essere vuoto, permette all’acqua di arrivare a destinazione. Così anche noi siamo chiamati a uno svuotamento di noi stessi, affinché l’amore di Cristo verso il nostro partner possa attraversarci e sgorgare attraverso la nostra persona.

Ma, concretamente, come amo con il mio corpo la persona che ho sposato?
-    In una sessualità orientata alla valorizzazione della bellezza della persona dell’altro e della mia;
-    Nell’affettuosità tenue di una carezza, di una coccola, di un bacio, di un abbraccio donato per prendersi cura;
-    Nelle mie membra stanche che comunque svuotano la lavastoviglie, stendono i panni, lavano i pavimenti, fanno da mangiare. Perché servire è regnare (in amore);
-    Nello slancio disinteressato di un servizio gratuito: «Ti faccio una tisana?», «Vado io a prendere nostro figlio dopo la festa«, «Non preoccuparti, passo io a prendere quella cosa dai nostri amici»… In un atto di generosità concreta.

La nostra è la fede dell’incarnazione, il nostro corpo ha meritato di essere abitato dal figlio di Dio e questo lo ha nobilitato, anzi di più, potremmo dire che lo ha divinizzato. Il mio corpo è qualcosa di magnifico, eppure ognuno di noi fatica a vederlo così, spesso anzi lo disprezza, perché non conforme ai canoni estetici o a causa degli acciacchi del tempo che passa. La nostra fede, fortunatamente, è una fede estremamente carnale e ci ricorda che, al di là della forma fisica, abitiamo una veste regale votata all’amore. Il nostro corpo ha come meta finale la risurrezione e non la morte. Ovviamente siamo consapevoli che il corpo è portatore anche di istanze che ci allontanano dal vertice del Padre. In questa ambivalenza vi è la nostra buona battaglia, la nostra libertà di riorientare continuamente il nostro corpo nella relazione con il Padre.

Quindi accarezzate, abbracciate, baciate, stringete, coccolate, amate vostra moglie, vostro marito o chi vi sta a fianco, avete solo questa vita per farlo. Abbiamo questa fantastica opportunità, diventare amore attraverso la nostra fisicità, non sprechiamola. Il nostro corpo può amare divinamente.

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Data di aggiornamento: 30 Gennaio 2024

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