Il «Messaggero di sant’Antonio»

Uno sguardo francescano sul mondo e sulla realtà

Il «Messaggero di sant’Antonio» è il mensile più letto in Italia. Conta oltre 400 mila abbonati sparsi in tutto il Paese e, con le edizioni estere (una, in italiano, specifica per gli italiani all’estero, e poi altre in inglese, francese, tedesco e rumeno e pure un’edizione per i ragazzi), raggiunge all’incirca le 600 mila copie, per oltre un milione e mezzo di lettori sparsi nei cinque continenti.

È un periodico d’informazione e d’opinione, una rivista generalista – dove quel generalista sta a indicare che tutti in famiglia possono trovare tra le sue pagine, qualcosa di interessante da leggere – connotata, però, da una chiara visione cristiana e francescana del mondo e della realtà.

Racconta storie, approfondisce argomenti legati alla vita ecclesiale, parla di ambiente, cultura, tecnologia. Si sofferma sull’attualità, cercando di contestualizzarla. Non teme di addentrarsi in nessuno degli ambiti che appartengono all’umano. Perché essere cristiani significa proprio questo: aver a cuore l’essere umano e tutto ciò che ha a che fare con la sua vita.

Gli albori

Gennaio 1898. L’Italia sta attraversando una grave crisi economica. Tra contadini sottopagati e operai allo strenuo delle forze, le insurrezioni si moltiplicano e l’emigrazione aumenta.

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Gli obiettivi

Già dal primo editoriale del «Messaggiero» sono chiare le finalità della rivista: testimoniare il Santo, promuovere la solidarietà, far conoscere i due volti della Basilica padovana: quello devozionale, ma anche quello st

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L’evoluzione

In quasi centoventi anni di tradizione il «Messaggero di sant’Antonio» attraversa alti e bassi, dai 50 mila abbonati del 1923 al milione degli anni Sessanta, dalla regolare cadenza mensile a quella zoppicante (sei numeri da otto pagine l’uno nel 1942) durante il Secondo conflitto

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