Manufatti di memoria

Monasteri, conventi, chiese, cappelle, piccole pievi in campagna o in montagna. Il nostro Paese vanta un patrimonio unico, da custodire. Perché racchiude, insieme alla memoria, la nostra identità cristiana.
26 Luglio 2018 | di

Il paesaggio del nostro Paese – come d’altra parte quello di tutto il continente europeo – è disseminato di un ricco patrimonio di edifici religiosi: monasteri, conventi, chiese, cappelle, spesso costruiti accanto a strutture che un tempo erano destinate a opere assistenziali, come orfanotrofi o scuole.

Si tratta spesso di edifici antichi di grande valore artistico, e in questo caso sul loro destino veglia anche la Sovrintendenza ai Beni culturali. Ma ne esistono anche molti di valore artistico-storico meno elevato, ugualmente belli: quasi sempre, al loro interno, comprendono giardini, chiostri e, comunque, una distribuzione dello spazio molto più armoniosa e ariosa di quanto prevedano altri tipi di costruzione.

Tutti insieme sono la testimonianza concreta dell’identità cristiana della nostra storia, una presenza che doveva santificare il territorio con chiese e cappelle e segnalare il presidio di preghiera esercitato dai religiosi.

Oggi il processo di secolarizzazione – avviato da più di un secolo – e il calo demografico contribuiscono a far sì che questo patrimonio sia divenuto, in gran parte, un residuo del passato privo di vita, una memoria e basta.

Una memoria che spesso consiste in edifici cadenti, costosi da mantenere e per questo venduti quasi sempre a privati, che ne trasformano l’uso originario.

Troviamo allora – e questo accade soprattutto nei Paesi più secolarizzati del Nord Europa, ma talvolta anche da noi – chiese trasformate in sale da concerto, ristoranti, bar, sale da tè, cinematografi, sale per convegni. 

Ma anche le chiesette di campagna, in genere più piccole e in posizioni dominanti o particolarmente suggestive dal punto di vista paesaggistico, vengono spesso trasformate in case di vacanza, con il piccolo campanile considerato perfetto per custodire la caldaia, e naturalmente nuove finestre per le stanze che ne trasformano radicalmente l’aspetto.

I monasteri, più grandi e spesso dotati di verde, nella migliore delle ipotesi diventano scuole o biblioteche, ma anche condomini di lusso, se non addirittura hotel a cinque stelle, in cui spazi un tempo destinati alla meditazione e alla preghiera diventano Spa per cure di bellezza.

Il corpo sostituisce l’anima come oggetto dell’attenzione di chi li abita, il godimento per la raffinatezza del cibo e dell’arredo prendono il posto della gioia spirituale data dai canti e dalle ore passate in preghiera.

Chissà se chi soggiorna in questi alberghi, o vive in un appartamento ricavato in questi bellissimi spazi, si ricorda qualche volta della loro antica destinazione, chissà se sente che le pietre trasmettono ancora le tante preghiere che hanno custodito.

Naturalmente, come succede per ogni transazione finanziaria, spesso queste vendite sono gestite male, o per inesperienza delle monache che cadono nelle mani di veri profittatori o per l’ostinazione dei vescovi nel volerne dirigere la volontà.

Comunque, anche se la loro destinazione è cambiata, rimane viva la loro funzione di memoria della nostra identità cristiana, di memoria di un tempo in cui l’avanzare dell’abitato nello spazio aperto si accompagnava alla costruzione di dimore per invocare la protezione di Dio sugli abitanti, per offrire uno spazio per pregare in silenzio, per incontrare donne e uomini consacrati a Dio ai quali chiedere consiglio, sollievo, preghiera.

Oggi invece l’allargamento dell’abitato è segnalato da una cintura di edifici moderni sempre più simili a capannoni, che sono centri commerciali, multisale cinematografiche, ristoranti immensi e discoteche. Lo scopo delle nostre vite, consumismo e distrazione, viene così esibito senza pudore a chiunque raggiunga un abitato per la prima volta. E questo ci sembra perfettamente normale…

Data di aggiornamento: 26 Luglio 2018

1 comments

27 Luglio 2018
ottime considerazioni che dovrebbero leggere tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose per dare ancora un maggior senso alla loro scelta!
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di alfredo

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