Tra drammi e incertezze ecco una voce di speranza

Nell'area disastrata dal maremoto è sorta una corrente di fratellanza tra indù, buddisti, musulmani e cristiani che può segnare l'inizio di una nuova epoca.
28 Febbraio 2005 | di

Pasqua è da sempre considerata la festa della speranza, perché ci di-schiude il mistero della morte, aprendoci alla prospettiva della risurrezione e, dunque, a una vita oltre morte. Per il Papa, la speranza cristiana non è fatuo ottimismo, dettato dall'ingenua fiducia che il futuro sia necessariamente migliore del passato, ma una garanzia, un anticipo della realtà  futura, la quale consisterà  nel compimento di un disegno divino di amore per tutta l'umanità  e per ciascuno di noi. Ne è convinta Chiara Lubich, fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari, alla quale abbiamo rivolto alcune domande.
Msa. Il cristiano è uno che spera per sé e per il mondo, anche quando tutto sembra andare in senso opposto. Ma quanto spazio c'è oggi per la speranza? E, soprattutto, ci sono segni di speranza?
Chiara Lubich. Certo, questo nuovo millennio è segnato da molte sfide, come il terrorismo e la tragedia epocale che ha colpito il Sud-est asiatico. Ma - lo afferma la Scrittura - Dio sa ricavare dal male un bene maggiore. Ce lo ha mostrato l'ondata mondiale di solidarietà  senza precedenti che si è messa in moto in aiuto a quell'aerea del mondo così disastrata, la nuova corrente di fratellanza tra indù, buddisti, musulmani e cristiani in India, Tailandia e Indonesia. Come dicono molti, ci hanno fatto intravedere l'avvio della solidarietà  globale, il punto di partenza per un lento processo di guarigione dai mali e dalle ferite che segnano la terra, l'inizio di una nuova epoca. Non è questo un segno di speranza e di risurrezione, fiorito dalla sofferenza e dalla morte?
Giovanni Paolo II iniziò il suo Pontificato con un'esortazione: Non abbiate paura!. Dopo oltre un quarto di secolo, quel richiamo risuona ancora. Viviamo in un tempo che non ci sta risparmiando nulla quanto a orrore, a decadenza morale. Ma è davvero possibile non avere paura oggi?
Sì, si è insinuata nel mondo inquietudine, paura del futuro. Ma con un Uomo-Dio che ha fatto suo il grido d'abbandono dell'umanità , sino a dare la sua vita su una croce, e ha vinto la morte con la Risurrezione, si può sperare contro ogni speranza. È Dio che guida la storia, suscitando, lungo i secoli, grazie particolari, medicina per i mali del tempo, come i carismi di san Francesco e sant'Antonio, tuttora operanti. Oggi l'umanità  ferita domanda amore e fraternità  a dimensione universale. Riempie il cuore di gratitudine e l'anima di stupore vedere come Dio anche oggi provvede suscitando, soprattutto tra i laici, ma non solo, una miriade di movimenti di rinnovamento spirituale e sociale, di comunità  e gruppi. Altro non sono che quegli otri nuovi di cui parla il Vangelo, che riversano sull'umanità  il vino nuovo dell'amore evangelico per contribuire ad attuare il progetto di Dio sull'umanità : l'unità  della famiglia umana nella fraternità .
Per chi crede, persino la morte si rivela, secondo Giovanni Paolo II, tutt'altro che un'avventura senza speranza: è la porta dell'esistenza che si spalanca sull'eternità , è esperienza di partecipazione al mistero della morte e risurrezione di Gesù. Tuttavia, per molti il problema di fondo è credere. Ma oggi è più importante dimostrare che Dio c'è o che ci sono delle ragioni per credere in Lui?
Oggi c è un tale materialismo - si crede solo in ciò che si tocca - che, in un certo senso, dobbiamo far vedere Gesù. È nell'attuazione concreta delsuo comandamento: amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi che Gesù fa sentire la sua presenza. Lo ricorda il Papa all'inizio di quest'anno. Sì, perché è nella comunione che il Risorto si rende visibile. Come i poli della luce elettrica: se non si uniscono, la luce non si accende. Lo stiamo sperimentando da oltre sessant'anni: conseguenza dell'amore reciproco, che sempre sorprende e meraviglia, è quella promessa: Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, - cioè nel mio amore - Io sono in mezzo a loro. Come scriveva il servo di Dio Igino Giordani, possiamo rigenerare a mo' di Maria, quasi da una grotta, Cristo nella società , lì dove viviamo: nelle famiglie, nei quartieri, nelle fabbriche, nei parlamenti. Quando il Risorto è fra noi, in qualche modo si tocca il divino, la sua pace, la sua luce, il suo amore, l'unità ! Qui sta il fondamento della speranza in un mondo migliore. Sono ancora parole del Papa, che ha pregato perché i cristiani facciano proprio questo programma di vita.
Quale deve essere lo stile del cristiano che intende vivere nel fondamentale atteggiamento della speranza?
La reciprocità  dell'amore è la vita del Dio-Trinità , è il Dna da Lui inscritto in ogni uomo. Se non è vissuta, l'immagine dell'umanità  viene sfigurata, come afferma un Padre della Chiesa, Gregorio di Nissa. Suscitare ovunque la reciprocità  dell'amore è sanare le ferite più profonde dell'umanità . È un compito certo esigente, che apprendiamo dal Vangelo: ci chiede di superare i limiti dei legami familiari o di amicizia, per amare tutti, senza di-scriminazione alcuna; di prendere sempre l'iniziativa, senza aspettare un ritorno; di amare l'altro come noi stessi; di amare facendo il vuoto di noi per capire l'altro, accoglierlo, e condividere le sue sofferenze o le sue gioie. Quest'arte d'amare è la chiave che trasforma ogni rapporto, apre ogni dialogo e suscita ovunque spazi di fraternità .
Gesù ha promesso a chi crede in lui il centuplo quaggiù e l'eternità . Su cosa si basa concretamente questa garanzia?
Sul Vangelo stesso. Se noi viviamo le sue parole alla lettera, anche Dio compie alla lettera le sue promesse. L'abbiamo sperimentato, con stupore, sin dagli inizi, quando puntavamo a risolvere il problema sociale di Trento. In piena guerra, viveri, vestiario e medicinali arrivavano con insolita abbondanza per le molte necessità . Date e vi sarà  dato: avevamo un solo uovo, lo davamo al povero che bussava alla nostra porta. Ne arrivava una dozzina. Chiedete ed otterrete: domandavamo al Padre un paio di scarpe n. 42 per un indigente che ce le aveva chieste. Poco dopo incontravamo chi ce le porgeva. Da allora mille i fatti che mostrano come le promesse di Gesù si compiono puntualmente, dandoci la certezza che nel Vangelo vi è la soluzione di ogni problema individuale e sociale.
Alcuni cattolici, ma anche qualche importante porporato, hanno denunciato di recente con apprensione il tentativo di mettere da parte la Chiesa nella politica e nella vita sociale. Crede che sia una preoccupazione fondata? Quanta speranza possono testimoniare i credenti in questi importanti settori?
Rispondo con un fatto. È una grande speranza quella che si è fissata nel cuore di molti l'8 maggio dello scorso anno. A Stoccarda eravamo in 9 mila, aderenti a oltre 150 movimenti cattolici ed evangelico-luterani, ortodossi e anglicani, da tutta Europa, in collegamento satellitare con incontri in oltre 160 città  europee. Si è mostrata una rete di rapporti fraterni che già  uniscono i popoli, contribuendo a dare un anima all'Europa. Si è resa visibile una nuova primavera dello Spirito per il ritorno alla radicalità  evangelica, che, perché vissuta prevalentemente da laici, ha una ricaduta nel campo civile con concrete realizzazioni nell'ambito politico, economico, e delle diverse emarginazioni sociali. Quella giornata ha segnato una pietra miliare per l'unità  dell'Europa. Lo ha affermato il cardinale Walter Kasper. È, questo, solo un primo passo. L'urgenza che avvertiamo acutamente è mostrare oggi la vitalità  del cristianesimo, la sua forza di unità  e rinnovamento.


 

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017