Se la scuola diventa un'oasi

Nel mondo sono 115 milioni i bambini che non vanno a scuola. Povertà, abbandono e guerra tra le cause del fenomeno. Tuttavia, in molti Paesi la scuola rimane l’unica arma contro sfruttamento e violenza.
21 Dicembre 2006 | di

Crescere, imparare, conoscere se stesso e il mondo sui banchi di scuola: queste dovrebbero essere le attività principali di ogni bambino. Ma l’accesso all’istruzione è ancora un diritto fermo sulla carta per almeno 115 milioni di bambini (Unicef 2006) nel mondo. Una cifra immensa, pari al 18 per cento di tutti i bambini in età scolare del pianeta. Un’ipoteca sul futuro per l’intera umanità, che grava soprattutto sulle bambine. La povertà, l’abbandono e la guerra sono gli ostacoli principali che impediscono ai piccoli di andare a scuola. Nel mondo, 171 milioni di bambini sono costretti a lavorare, spesso in condizioni di alto rischio, con materiali e macchine pericolose. Nei Paesi poveri un bambino ogni tredici ha perso almeno un genitore, mentre centinaia di migliaia di minori sono usati nei conflitti come corrieri, ausili alle truppe, o addirittura come soldati. La realtà per molti piccoli è simile a quella di Lucy, 10 anni, venditrice di caramelle a Lima, la prima di quattro fratelli, l’ultima ad andare a scuola: un anno di frequenza soltanto, poi l’ha inghiottita la strada. O come quella di Naftal, 15 anni, rapito dal suo villaggio in Mozambico, dopo il massacro dei suoi. E ora promosso soldato a soli 13 anni, un viso d’angelo e un Ak47 sulle spalle, per sopravvivere uccidendo.
La scuola, e solo la scuola, soprattutto nelle situazioni più a rischio, è valido deterrente alla sofferenza, alla solitudine, all’emarginazione. Non è solo il modo per costruirsi un futuro diverso, ma l’unica via per riappropriarsi di scampoli di normalità. Sui banchi di scuola si ritrova dignità, ci si riconosce in una comunità, si imparano i propri diritti e doveri e, finalmente, si gioca, si studia... come tutti i bambini del mondo.
Per questo non c’è ormai progetto serio di cooperazione internazionale che non preveda la scuola tra i suoi interventi. Un punto d’arrivo recente, che è però da sempre nel Dna della Caritas Antoniana. «Per noi la scuola è il modo più efficace per combattere le cause di povertà, per restituire dignità, per piantare le basi del futuro – spiega padre Valentino Maragno, direttore della Caritas Antoniana –. E gli effetti si vedono dopo poco tempo: ci sono bambini che portano nelle famiglie le loro nuove conoscenze. Pensiamo alle norme igieniche di base, alla prevenzione di alcune malattie, fino ad arrivare a un miglior uso dell’acqua o alle nuove tecniche per lavorare la terra».
Solo negli ultimi tre anni, Caritas Antoniana ha sostenuto 155 progetti in favore della scuola: non solo aule, servizi, banchi e sedie, ma personale specializzato e materiale didattico per fare della scuola una vera leva di sviluppo.         


Secunderabad, Andra Pradesh, India
Un collegio contro lo sfruttamento minorile
Secunderabad è separata da Hyderabad, la capitale dell’Andra Pradesh, solo da un lago artificiale. Le due città oggi condividono un triste primato: sono il crocevia della regione per il reclutamento di bambini da avviare al lavoro. «L’unico modo di sottrarli allo sfruttamento – spiega fra Louis Reddy – è ottenere il loro affidamento per poterli mandare a scuola». Una casa di accoglienza, la St. Francis Xavier’s home, esisteva già dal 1961. Ma era sempre più fatiscente, insicura e piccola, mentre i bambini accolti erano ormai più di 200. Occorreva un nuovo collegio. Grazie all’invio
di 30 mila euro da parte di Caritas Antoniana (gennaio 2006),
fra Louis è riuscito a costruire il nuovo edificio in pochi mesi. «Vedendo ciò che riuscivamo a fare con l’aiuto di fratelli lontani – racconta fra Louis, emozionato – i donatori locali si sono sentiti in dovere di darci di più, i bambini hanno allestito attività teatrali per raccogliere fondi, gli insegnanti hanno ceduto parte del loro stipendio, la gente è venuta a lavorare». Generosità ha portato generosità e oggi il collegio è più grande di quanto era stato progettato, con possibilità di accogliere un maggior numero di bambini.
«Vi ringrazio a nome di tutti i miei piccoli», conclude fra Louis.


Villaggio unyolo in kenya
L’asilo dei piccoli orfani, un rifugio per la famiglia
L’asilo Shalom è stato costruito nel 2004, grazie al sostegno dell’omonima associazione di Riva del Garda (TN), a Unyolo, un villaggio che si trova nello Stato di Nyanza, 50 chilometri a nord-ovest di Kisumu, capoluogo di regione, in Kenya. È nato per iniziativa di un medico locale, Peter Onyango, preoccupato della situazione materiale e psicologica dei bambini orfani a causa dell’aids e della guerra. Non è un asilo solo tradizionale: i piccoli orfani – ma anche i bambini di madri poverissime – vi trovano pasti caldi e vestiti, ma soprattutto affetto, accoglienza, aiuto psicologico. L’asilo è per loro l’unico posto in cui recuperare l’infanzia. Protetti dall’istituzione, ritrovano allegria e spensieratezza. L’asilo Shalom è anche un Centro d’ascolto per le mamme malate e in difficoltà. «Qui ricevono nozioni sanitarie e d’igiene – afferma Onyango –, ma anche consigli su come allevare i bambini o una parola di conforto nei momenti di difficoltà. L’asilo oggi accoglie cento bambini ed è un esempio tipico del valore della scuola in molti Paesi del terzo mondo: esso è di fatto l’unico punto di riferimento, assistenza e aiuto per i piccoli e per le loro famiglie.
Struttura vitale, ma purtroppo ancora fragilissima dal punto di vista economico. «Eravamo senza fondi – ricorda Onyango – non sapevamo cosa fare per continuare le attività. Poi, lo scorso giugno, la Caritas Antoniana ci ha inviato 5.600 euro. Quando l’ho detto al comitato dell’asilo, è scoppiato un urlo di gioia. Sollevato, sono uscito e ho guardato i bambini trotterellare felici verso l’asilo. Ho pensato: “Sarà così per almeno un altro anno. Sì, questa è la vera solidarietà”».

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017