Paesaggi senza tempo in terra umbra

Splendida natura e suggestioni medievali caratterizzano tutta la regione di Francesco d’Assisi: partendo dal monte Subasio ci spingiamo fino al lago d’Alviano, per concludere a Gubbio.
21 Dicembre 2007 | di

Il sole tramonta: una profonda quiete pervade il paesaggio. Attorno ci sono dolci colline, verdi declivi e cittadine feudali. Il senso del tempo qui ritrova il suo ritmo, nel silenzio che tutto avvolge, come se volesse proteggere lo spirito. Questo è il mondo dei boschi, dei campi coltivati, degli ulivi, che con i loro tronchi contorti riescono a sopravvivere al freddo dell’inverno, al terreno roccioso e al vento che soffia su questa regione. Sono gli ambienti dove hanno vissuto uomini puri e umili come san Francesco. Il nostro viaggio parte proprio dalla sua terra, dal monte Subasio, sopra Assisi, al centro di uno dei tre parchi regionali umbri. Qui, immerso nel verde, si trova l’Eremo delle carceri, uno dei luoghi della preghiera di Francesco e dei suoi compagni. Nel piccolo refettorio di questo umile complesso sono conservati alcuni tavoli costituiti da lunghe assi sorrette da pali piantati nel terreno: sono i progenitori dei fratini, i tavoli rustici formati da piani lunghi e stretti di quercia, castagno o noce, che ancora oggi arredano le nostre case.

Salendo dall’eremo attraverso pascoli e boschi si raggiungono le creste della cima, dove rocce color grigio opalescente sono interrotte da venature di marmo rosso. Sono gli stessi colori che ritroviamo nel centro di Assisi, perché per secoli queste pietre sono servite alla costruzione degli edifici, compresa la basilica di san Francesco, con la sua grandiosità, e il profondo senso di pace che sprigiona. Ci inoltriamo quindi nel dedalo di piccole strade che si snoda tra chiese e vecchi palazzi: davanti a quello dei Priori risalta il bianco della merlata Torre del popolo, nelle vicinanze della chiesa sorta sui resti della casa paterna di Francesco.


Lago di Alviano rifugio per gli stormi

Ci lasciamo alle spalle Assisi, ma non perdiamo di vista Francesco e le sue gesta, che ci portano nella vicina Alviano, tra i colli dell’Umbria meridionale, dove si narra che il santo giunse per predicare ai paesani. Lo strepito di un gran numero di rondini tuttavia impedivano l’ascolto. Fu così che il santo si rivolse loro, pregandole di fare silenzio: queste tacquero, immediatamente e tutte insieme.

L’evento miracoloso, avvenuto nella piazza principale davanti al castello che ancora domina il paese, ci introduce al lago di Alviano, scelto da numerose specie di uccelli, specialmente acquatici, per svernare o per riposare durante la migrazione. Il lago è una grande palude che si è formata con lo sbarramento del fiume Tevere. È circondato da una rigogliosa vegetazione composta da pioppi, salici, e rari ontani neri, che sono ormai scomparsi da tutto il bacino del Tevere. Qui si possono ammirare aironi, falchi di palude e una folta schiera di folaghe e anatre selvatiche.


Gubbio la città del lupo

Tornando verso nord, eccoci a Gubbio, costruita con blocchi di calcare dei vicini monti. La struttura urbana è molto semplice e ha conservato intatta nei secoli la sua fisionomia medioevale. Tra le chiese spicca quella di san Francesco con l’annesso convento: sorge sul luogo della casa degli Spadalonga, che accolsero il giovane assisiate scacciato dal padre, e lo rivestirono con quella tunica che poi divenne l’abito dei frati. Ma Gubbio nella tradizione francescana è più famosa per l’episodio del lupo feroce, che terrorizzava queste contrade: la mediazione del santo fu decisiva per riportare la pace nella città.

Dalla chiesa di san Francesco si apprezza l’intera cittadina medievale, addossata al monte Ingino. In alto sono le vestigia dell’antica rocca risalente al XII secolo; poco più sotto sorge la cattedrale di sant’Ubaldo dove sono conservati, su piedistalli di pietra, i famosi tre ceri di Gubbio. Gli uomini più forti di ciascuna corporazione di arte e mestieri si sfidano ogni 15 maggio in una corsa forsennata, portando a staffetta il proprio cero.

Gubbio è anche famosa per i suoi artigiani, che in molti campi sono considerati autentici artisti. Esempio ne sono gli splendidi prodotti in ceramica, come l’altrettanto rinomata lavorazione della pelle, di antica tradizione. Suggestioni medievali sono evocate anche dall’abilità nel modellare in ferro battuto alari, portalegna e suppellettili.

Ma Gubbio ha di recente perso quello che era considerato il suo artigiano più famoso, il liutaio Guerriero Spataffi, fondatore della scuola eugubina di liuteria. Per oltre cinquant’anni le sue mani operose hanno fabbricato viole, violoncelli, chitarre classiche, ma soprattutto violini: suo il restauro – ne andava giustamente fiero – di uno strumento appartenuto a Niccolò Paganini.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017