Lunga vita agli oratori

L'oratorio, che molti davano per scomparso, sta vivendo una seconda giovinezza. Perché garantisce ai giovani spazi aggregativi di qualità, in linea con i loro gusti e il bisognodi libertà.
26 Giugno 2003 | di

Arianna, 17 anni, da oltre due settimane è andata a convivere con un gruppo di ragazzi. E i genitori, inspiegabilmente, sono felici di questa sua scelta. Arianna, infatti, sta facendo un'esperienza di vita comunitaria, insieme ad altri giovani e a un sacerdote che coordina l'esperienza, in un oratorio della riviera romagnola. Una possibilità , questa, che coglie l'esigenza dei ragazzi di vivere dei periodi in autonomia pur continuando la loro vita di sempre, ma che, allo stesso tempo, è aperta a inediti cammini di fede.
Riccardo e Maria Chiara da tre anni trascorrono le prime due settimane di giugno senza toccare libro, eppure sono entrambi studenti universitari. E le famiglie? Niente da obiettare. I due ragazzi prestano servizio in un patronato (qui gli oratori si chiamano così) del veneziano come responsabili Grest, cioè gruppo estivo, vera punta di diamante degli oratori, momento clou frequentato anche da chi normalmente in oratorio non ci va. Anche in questo caso una proposta formativa che intercetta il desiderio dei ragazzi di spendersi per gli altri.
Gli oratori sparsi in tutt'Italia sono più di 5 mila - informa don Massimiliamo Sabbadini, presidente del Foi, il forum degli oratori italiani, organismo di coordinamento nazionale degli oratori voluto dalla Cei -. Più concentrati al Nord (soprattutto in Lombardia dove ce ne sono quasi 3 mila, ma anche nel Triveneto e in Piemonte) gli oratori scarseggiano al Sud, dove però, in questi ultimi anni, si sta rapidamente cercando di colmare il divario. Frequentati abitualmente da oltre un milione di ragazzi e, occasionalmente, da quasi il doppio, attorno agli oratori ruotano circa 100 mila volontari tra catechisti, animatori ed educatori.

Oratorio, atto d'amore

Ma che cos'è oggi un oratorio e quale posto occupa nella vita della Chiesa? L'oratorio è essenzialmente un atto d'amore verso le giovani generazioni - spiega don Sabbadini -. Richiede, infatti, tanta fatica, impegno, generosità , risorse spese in maniera continuativa e, alle volte, non gratificante. Rappresenta un baluardo per i ragazzi contro la solitudine, la noia e l'individualismo. Un modo attraverso il quale la comunità  cristiana riversa sui ragazzi attenzioni concrete, fatte di iniziative, proposte di senso, impegno, libertà  e fantasia. Una proposta gratuita che è anche educazione alla gratuità .
In un tempo in cui la Chiesa raccomanda alla famiglia di perdere tempo, giocare, scambiare tenerezze con i propri figli - incalza monsignor Domenico Sigalini, già  responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei e attuale assistente generale dell'Azione cattolica - lei per prima deve essere disposta a mettersi in gioco, evitando di ridurre la sua presenza ai doveri sacramentali o liturgici.

Un ponte tra la strada e la chiesa

Gli oratori, quindi, rappresentano veri e propri ponti tra la strada e la chiesa - per utilizzare le parole del Papa che, di recente, si è più volte espresso a favore di un loro rilancio - dove la vita irrompe con tutta la sua forza e le sue problematiche.
Luoghi capaci di interpretare i bisogni dei ragazzi, di dare  delle risposte alle domande vere della vita, accogliendo il loro immenso bisogno di libertà  e di comunicazione. Il tutto privo di etichette preconfezionate, dalle quali i giovani rifuggono con orrore. Luoghi, insomma, che per essere all'altezza delle aspettative dei ragazzi, hanno bisogno di spazi, strutture e figure educative qualificate, che abbiano il coraggio di sbilanciarsi dalla parte dei giovani, intercettando i loro linguaggi.
L'esperienza che va sotto il nome di oratorio - sottolinea ancora monsignor Sigalini - è, infatti, molto variegata: si va dalla megastruttura fatta di spazi per la catechesi, il gioco, l'intrattenimento, il bar, il teatro, dove magari c'è pure lo spazio per la convivialità  e la preghiera, alle povere quattro stanze per accogliere i bambini oltre le lezioni di catechismo o a un cortiletto per tirare quattro calci a un pallone. Ma, comunque, rimane l'esperienza che colloca l'educazione alla fede dentro un tessuto di relazioni quotidiane.
Luoghi molto diversi non solo rispetto alle origini, nel 1500, quando erano definiti scuola della dottrina cristiana, ma anche a poco più di un decennio fa, quando ancora erano pensati e strutturati sul modello dei seminari o delle scuole medie.
E come capita di trovare ancora oggi in quelle zone in cui la comunità  cristiana non ha maturato una sensibilità  verso i più giovani o non ha gli strumenti per predisporre luoghi idonei per la loro aggregazione, che non siano una sorta di dependance della  sacrestia.

I mille volti dell'oratorio

Perché l'oratorio è molto di più. È essenzialmente luogo in cui convivono molteplici identità : spazio di aggregazione e divertimento, di formazione al servizio e alla fede, di crescita culturale, di pratica sportiva. Ma come far convivere queste differenti anime? Il segreto - risponde Sigalini - è di costituire una sorta di comunità  educativa, formata da laici, giovani stessi o adulti, che siano capaci di stare con i ragazzi avanzando proposte che rispondano alle loro domande più nascoste e siano in grado di pensare all'oratorio per progetti. Va da sé che assume fondamentale importanza il clima che i giovani respirano in oratorio e l'ambiente che lo ospita.
L'oratorio - insiste monsignor Sigalini - deve essere la casa di qualcuno, una struttura accogliente, viva, priva di ogni squallore. Oggi i giovani hanno una molteplicità  di offerte: se un ragazzo viene a chiedere un pallone a me invece che a una società  sportiva, è perché sa che in me troverà , oltre al pallone, ascolto, attenzione, accoglienza.

Grest, l'inizio del rilancio

Da qualche anno a questa parte un fenomeno nuovo ha fatto capolino negli oratori. Torme di ragazzini vocianti, con le magliette e i cappelli colorati, si danno appuntamento ogni estate nel cortile dell'oratorio, per trascorrere insieme un paio di settimane. Sono i Grest, fenomeno che, sull'onda del successo riscosso, ha spesso convinto le comunità  cristiane a reinvestire soldi, tempo ed energie per rilanciare gli oratori.
I Grest - sottolinea Sigalini - hanno la capacità  di aggregare offrendo principi cristiani, di trasmettere valori divertendo. Un Grest è fuori dal tempo scolastico, e i ragazzi lo vivono con grande libertà . È organizzato bene, direi che rappresenta l'idea più genuina di oratorio, che dovrebbe continuare tutto l'anno.
Delle proposte dei Grest sempre più spesso si avvalgono anche i Comuni, privi di spazi adeguati per i ragazzi. Ma questa collaborazione tra Chiesa e amministrazione pubblica è sempre positiva? L'oratorio ha la possibilità  di diventare crocevia con il territorio e anche con l'amministrazione pubblica - prosegue Sigalini - in maniera che si crei attorno al giovane una pluralità  di proposte intelligenti e positive, tra le quali lui può scegliere. D'altro canto, è bene ricordare che la Chiesa, anche in passato, ha spesso colmato le lacune del settore pubblico. Ed è giusto, perché i giovani hanno bisogno di adulti propositivi che non si riducano a dire fin qui tocca a me, poi tocca all'altro. Dobbiamo essere adulti sempre orientati a dare il meglio di noi stessi per le giovani generazioni. La comunità  cristiana sa che la sua proposta viene fatta in nome di Gesù, ma può essere stimolata dal confronto con gli altri a presentarla in termini più positivi e affascinanti e, soprattutto, non noiosi.

La legge sugli oratori

E il settore pubblico, d'altro canto, sembra finalmente aver riconosciuto agli oratori la loro funzione sociale. È, infatti, in via di approvazione definitiva in parlamento la legge quadro sulla utilità  educativa e sociale degli oratori. Ma quali novità  apporta questa norma? E, soprattutto, ce n'era bisogno?
La novità  più significativa - informa don Massimiliano Sabbadini, che nella veste di presidente del Foi è stato ascoltato lo scorso anno proprio alla vigilia della prima approvazione della legge alla Camera - è che la norma è passata sia alla Camera sia al Senato con una maggioranza trasversale, a significare che l'educazione dei giovani negli oratori è stata capace di mettere d'accordo anche opposti schieramenti. Si tratta, poi, di una legge che ha dei precedenti a livello regionale (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Lazio, Abruzzo e Calabria) e che non mira tanto a normare la vita degli oratori, quanto a riconoscere che essi svolgono anche una funzione sociale e, in quanto tali, devono essere sostenuti e agevolati. Il fatto che sia una legge quadro, poi, introduce ad accordi più precisi a livello locale tra oratori e regioni o comuni.
Dal punto di vista di chi opera in oratorio, invece, la legge dà  slancio, ma aumenta anche il senso di responsabilità : la comunità  cristiana educa, infatti, non solo buoni cristiani ma anche onesti cittadini, capaci di prendere parte alla cosa pubblica per il bene comune.
Ma se la Chiesa vuole fare dell'oratorio un laboratorio della fede, uno spazio aggregativo e un crocevia per i nuovi luoghi di vita dei giovani, cioè un reale ponte tra la realtà  e l'istituzione, deve accettare la sfida di creare nuovi contesti ecclesiali e pastorali. A Brescia, per fare solo un esempio, già  da qualche tempo è attivo, presso l'Istituto superiore di Scienze religiose, un indirizzo ministeriale in Pastorale dell'oratorio, che prevede tra gli altri l'insegnamento di Gestione dell'oratorio.
Ma, esempio a parte,  come si sta preparando la Chiesa ad affrontare questa sfida? È una sfida sempre in divenire, conclude don Massimiliano Sabbadini. Rappresenta la tensione positiva, incompiuta, che ci fa stare con un orecchio teso alle sfide che i giovani affrontano e con l'altro appoggiato al cuore di Dio per fronteggiare queste sfide con passione.
In questo modo siamo chiamati a essere sempre attenti a seguire il soffio dello spirito nella concretezza della vita dei ragazzi: è così che mutano le strutture pastorali, non per disegni preconcetti.

 

Ben tornati, oratori
di  Luciano Bertazzo

Inventati dal cuore grande di san Filippo Neri, rilanciati da san Giovanni Bosco, dopo anni di onorato servizio e alcuni di inevitabile declino, gli oratori, o centri giovanili, stanno lentamente, ma decisamente, riappropriandosi di un ruolo che li ha fatti essere, per decenni e per schiere di giovani, centri insostituibili di aggregazione, di svago, di educazione alla vita e alla fede. Nonché fucina di campioni:  nel gioco della vita e in quello degli stadi...
È bene, ed era tempo, che ciò sia avvenuto. Per questo abbiamo aperto il dossier augurando lunga vita agli oratori. Siamo convinti che in un momento in cui proprio la mancanza di spazi dove potersi ritrovare  è data tra le principali cause della deriva dei giovani verso luoghi con altri fini, dove il rischio di farsi del male e di perdersi è molto elevato, il ritorno degli oratori debba essere  salutato come speranza e promessa di futuro.
Chi anima gli oratori (preti e laici) deve far lavorare la fantasia perché siano sempre luoghi accoglienti e aperti a tutti, dove ognuno - anche se non è dei nostri - possa trovare risposte alle sue domande e, se lo vuole, imparare gli esercizi fondamentali della vita. Che sono le qualità  che fanno crescere sani dentro e fuori e cioè: il rispetto degli altri, la solidarietà  versi i  più deboli, la ricerca del bene e la lotta contro ogni forma di male e, soprattutto, la conoscenza di Dio, il vero amico dei giovani.
Certo, preti e animatori di buona volontà , per poter lavorare proficuamente devono sentire forte e vicina la presenza solidale e fattiva di tutta la comunità .

 

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017