LETTERE AL DIRETTORE

Internet è un segno che i tempi dei nostri figli sono diversi dai nostri.
02 Maggio 2003 | di

Lettera del mese

Gli amici «virtuali» e la porta serrata

«Mio figlio, 16 anni, è un buon ragazzo, anche studioso. Ma passa ore e ore su internet, chiuso in camera sua. Mi ha raccontato una volta che ha `€œtantissimi amici virtuali`€, cioè che non ha mai visto, ma con i quali intrattiene rapporti quotidiani di chiacchiere e, dice, `€œdi sentimenti`€. Quello che mi preoccupa, inoltre, è che esce pochissimo con i suoi compagni, non pratica sport, è tanto diverso da me alla sua età  che`€¦ non mi sembra neppure figlio mio».
Lettera firmata

La prima cosa che mi sembra importante dirle è che nessun figlio può essere un nostro clone, una nostra copia. Nato in altri tempi, da altri genitori, può assomigliarci moltissimo dal punto di vista fisico, ma rimane pur sempre una creatura «altra». E, del resto, vorremmo davvero che fosse identico a noi? Non abbiamo sofferto dolori, preoccupazioni, confusioni, malattie che vorremmo gli fossero risparmiate? Difetti e, magari, peccati che ci fanno star male? No, ogni ragazzo ha il diritto di sviluppare la propria personalità , con l`€™aiuto dei genitori, non secondo i loro gusti.
Internet è, per l`€™appunto, un segno che i tempi dei nostri figli sono diversi dai nostri. Chi avrebbe pensato vent`€™anni fa che avremmo potuto avere un dialogo scritto in tempi reali (cioè, in pratica, botta-e-risposta) dall`€™uno all`€™altro continente con la spesa di una telefonata interurbana, o poco più? Chi avrebbe pensato che senza muoverci da casa nostra avremmo potuto comprare un oggetto, consultare un orario ferroviario, avere tutte le informazioni necessarie per organizzare una vacanza o, cosa assai più importante, ricevere notizie non pubblicate dai quotidiani (quella che si chiama  «contro-informazione») o penetrare in una biblioteca e consultare un libro?
Tuttavia`€¦ Una leggenda dice che quando Gutenberg, desideroso di pubblicare (cioè «moltiplicare» la Bibbia, sino ad allora copiata a mano) inventò la stampa, gli apparve il diavolo: sorrideva perché avrebbe avuto maggiori facilità  di diffondere le eresie. Tutte le conquiste della tecnica possono essere utilizzate per il bene e per il male. Non c`€™è dubbio che internet contiene gran parte dell`€™inferno su questa terra (si pensi allo sfruttamento della pedofilia) e qualche scintilla di paradiso. Internet ha creato anche il fenomeno delle «amicizie virtuali». Nascoste dietro uno pseudonimo, le persone possono corrispondere con altre dandosi un`€™identità  fittizia: età , sesso, luoghi di residenza, professioni: passato, presente e futuro, ogni travestimento è possibile. Un gioco che, nonostante qualche film a lieto fine, si è manifestato talvolta pericoloso e che spesso nasconde un`€™allarmante gracilità  di carattere. Se un ragazzo preferisce passare ore al computer con amiche o amici immaginari invece di uscire per incontrare quelli veri, è il caso di preoccuparsi, come lei fa. È in eventualità  come queste che l`€™autorità  dei genitori (del padre, soprattutto) deve manifestarsi: non con duri divieti, ma con la capacità  di avviare con il figlio un dialogo che faccia comprendere perché egli abbia necessità  di rapporti fasulli invece che di costruire amicizie con persone vere; perché se ne stia chiuso in camera sua invece di partecipare alla vita della famiglia`€¦ Ma c`€™è una «vita di famiglia» cui partecipare? Ecco una domanda fondamentale: perché se c`€™è, invece, soltanto un padre, magari grande lavoratore, che torna a casa e non vuol sentir parlare di problemi, una madre attenta più a un nuovo elettrodomestico che agli occhi dei figli, allora non c`€™è da meravigliarsi se un ragazzo si crea un mondo fittizio. È quello che fanno certe anziane, abbandonate, o quasi, dai figli e diventate spettatrici quasi fanatiche delle fiction televisive. Gli psicologi americani le definiscono addicted, cioè drogate: ma è una droga contro la solitudine.

 

Adesso mia figlia sta bene

«Sono la mamma di una bambina di cinque anni, e vi scrivo perché sono rimasta molto colpita dalla lettera apparsa sulla rivista del mese di aprile, a pagina63. Anch`€™io, come la mamma di Leonardo Antonio, ho avuto una figlia nata con una malformazione, non grave come il suo piccolo, ma simile come diagnosi (palatoschisi). Anch`€™io ho avuto la notizia in sala parto e in maniera molto brutale, e ho dovuto lottare contro la disinformazione dei medici della Patologia neonatale.
«Poi le condizioni di mia figlia si sono aggravate, tanto da essere inviata presso gli Ospedali riuniti di Bergamo, dove abbiamo conosciuto l`€™equipe di un medico con le mani d`€™oro che, letteralmente, fa miracoli, soprattutto nelle ricostruzioni di cheliolabiopalatoschisi . Se la cosa può consolare la signora Maria Adele, io e mio marito abbiamo visto con i nostri occhi delle ricostruzioni praticamente impossibili, e la gioia sui volti dei genitori che si vedevano restituire dei bambini completamente rinati. La mia bimba è stata operata nel 1999, sta benissimo ed è una bambina stupenda».

Ornella - Varese

Se la signora Adele T. di Teramo, di cui non abbiamo l`€™indirizzo, vuole avere altre informazioni sul caso, Ornella, nostra abbonata di Varese, è disposta a darle. Contatti, perciò, la nostra redazione.

 

Alla Nestlé diritto di replica

«Mi riferisco all`€™articolo dal titolo `€œEmergenza Etiopia. Carestia, solo causa della natura?`€, a firma di Valerio Ochetto, pubblicato sull`€™ultimo numero del `€œMessaggero di Sant`€™Antonio`€ da lei diretto. Siamo dispiaciuti delle severe valutazioni riportate a pagina 20, relative alla nostra società , circa il contenzioso Nestlé/governo etiope.
«Vista la delicatezza del problema, riteniamo giusto che Nestlé sia valutata per le sue effettive intenzioni e comportamenti, poiché la trasparenza è uno dei valori fondamentali cui la nostra azienda si ispira. A tale scopo, le riportiamo (in allegato) la nostra posizione aziendale, che espone lo sviluppo dei fatti accaduti (`€¦)
«È proprio per `€œmotivi etici`€ che Nestlé ha deciso di continuare le trattative di risarcimento in accordo con le autorità  locali, anche se, nel frattempo, si è verificato un cambio al regime politico: perché pensiamo che condonare debiti ai governi dei Paesi in via di sviluppo non aiuti a risolvere il problema della povertà . Quale azienda straniera tornerebbe a investire in quel Paese se non ci fosse sicurezza del diritto? (In questo tipo di relazione con il governo etiope sono coinvolte più di 40 grandi aziende).
«Quindi, a nostro modo di vedere, condonare un debito sarebbe stato un modo facile per sentirsi `€œeticamente corretti`€. Sarebbe servito piuttosto a crearsi un alibi per sentirsi un`€™azienda con `€œuna reputazione migliore`€. Abbiamo cercato di puntare più in alto.
«Nel 1975, il governo etiope in carica espropria tutte le aziende a partecipazione straniera. Tra queste è annoverata Elidco (Ethiopian livestock development company), di cui il Gruppo Schweisfurth (Germania) possiede la partecipazione di maggioranza. Le trattative con la Commissione etiope per l`€™Indennizzo iniziano nel 1978.
«Nel 1986, Nestlé acquisisce il Gruppo Schweisfurth e, in qualità  di successore legale, eredita anche la richiesta di risarcimento nei confronti del governo etiope.
«Nell`€™agosto del 1998, Elidco viene venduta dal governo etiope a una società  locale privata per l`€™importo di 8,73 milioni di dollari.
«Nel 2001, le autorità  locali decidono di risolvere la controversia con l`€™aiuto di Miga (Multilateral investiment guarantee agency) della Banca Mondiale, al fine di trovare il modo di attirare in Etiopia nuovi investimenti stranieri.
«II 23 dicembre 2002, Peter Brabeck, Chief Executive Officer di Nestlé S.A., dichiara che Nestlé non è interessata a riscuotere denaro da un Paese che si trova ad affrontare un periodo di carestia: ha deciso, quindi, di destinare i proventi del risarcimento all`€™obiettivo di alleviare la fame della popolazione etiope.
«II 15 gennaio 2003, Nestlé Germania comunica a Miga l`€™approvazione dell`€™offerta di 1,5 milioni di dollari a titolo di risarcimento per l`€™azienda di sua proprietà  precedentemente confiscata.
«II 22 gennaio 2003, le trattative di risarcimento tra le autorità  etiopi e Nestlé Germania, sotto l`€™auspicio di Miga sono in via di risoluzione.
«II 24 gennaio 2003, ad Addis Abeba, i rappresentanti della Nestlé e del governo etiope firmano l`€™accordo che prevede il pagamento a Nestlé di circa 1,5 milioni di dollari a titolo di risarcimento.
«II 3 marzo 2003, il governo etiope versa a Nestlé la prima rata del risarcimento di 1,5 milioni di dollari pari a 375 mila dollari, che vengono devoluti da Nestlé alla Croce Rossa Etiope, membro dell`€™International Federation of Red Cross and Red crescent societies (Ifrc); Caritas, l`€™organizzazione cattolica per l`€™assistenza e lo sviluppo. I fondi saranno destinati direttamente in Etiopia, mediante le rispettive organizzazioni nazionali (`€¦.)».
Alessandro Magnoni - Ufficio Stampa Nestlé

A proposito dell`€™articolo «Emergenza Etiopia» (Msa marzo 2003) in cui segnalavamo il «paradosso» della multinazionale Nestlé, che aveva chiesto al Paese africano un consistente indennizzo per una nazionalizzazione di trent`€™anni fa decretata dal «negus rosso» Menghistu, rovesciato dall`€™attuale governo, riceviamo dalla Nestlé una lettera in cui si afferma che l`€™indennizzo di 1,5 milioni di dollari concordato col governo etiope e richiesto per motivi di principio di legalità  è stato e sarà  via via interamente devoluto alla Croce rossa etiope e alla Caritas per iniziative di assistenza e sviluppo nello stesso Paese africano. Ne prendiamo atto e ci rallegriamo della decisione.

 

La bandiera della pace sul campanile

«I ragazzi dell`€™oratorio del mio paese sono saliti sino alla cella campanaria della chiesa parrocchiale per esporvi la bandiera della pace. Il nostro parroco si è molto arrabbiato e gli ha ordinato di toglierla, dicendo che i vescovi italiani avevano deciso in questo senso. Se è vero, mi sembrerebbe triste in un momento in cui tanti giovani sembrano, grazie al movimento per la pace, usciti dalla loro inerzia per occuparsi dei maggiori problemi dell`€™umanità . A proposito: saprebbe dirmi dove e come è `€œnata`€ la bandiera della pace».
Maria Todaro

Nel racconto biblico del diluvio universale, l`€™arcobaleno è il simbolo della pace che Dio stabilisce con le sue creature, promettendo che non ci sarà  mai più una così terribile punizione dei peccati.
Per estensione, l`€™arcobaleno è diventato il simbolo della pace possibile (e doverosa) fra i popoli di tutta la Terra, nonostante le loro differenze religiose, culturali o fisiche. Al suo parroco, dunque, non dovrebbe sfuggire il significato anche religioso di questa bandiera che sventolò per la prima volta in Italia in occasione della Marcia della pace Perugia-Assisi nell`€™ormai lontano settembre 1961.
Quanto a un divieto della Conferenza episcopale italiana, semplicemente non esiste. C`€™è stata, invece, una dichiarazione personale del segretario generale della Cei, il quale ha detto: «La bandiera mi sembra un simbolo sovrabbondante e, in qualche senso inutile, la croce è già  di per sé un bel segno di pace, sono duemila anni che sta lì. Sarebbe come dire che da sola non basta».
«Sovrabbondante» e «in qualche modo inutile» non significa «perversa» o «intollerabile» e la croce è certamente un simbolo che rende sovrabbondanti e, in qualche senso inutili, tutti gli altri. Si potrebbe dire che nelle nostre chiese, così cariche di simboli, basterebbero la croce e la memoria della resurrezione a esprimere la nostra fede.
Tuttavia, è un fatto: ogni generazione cerca di esprimere in simboli (naturalmente, sempre imperfetti) le proprie tensioni ideali, le proprie speranze, le proprie scelte. Se centinaia di migliaia di giovani esprimono la loro volontà  di pace e sventolano la bandiera iridata (anche davanti al Papa, che sorride loro) quel simbolo diventa oggi importante. Gli entusiasmi dei nostri ragazzi meritano attento rispetto. Tutto ciò che unisce (o vuole unire) ha pur sempre un significato religioso. Infine, «sovrabbondare» è meglio che mancare.
Per altre informazioni sulla storia della bandiera della pace, può andare al sito www. bandieredipace.org

 

Un amore ritenuto impossibile

«Sono una cinquantenne all`€™anagrafe anche se nel cuore mi sembra di essere molto più giovane (`€¦). Ho frequentato molto la chiesa e se ho avuto problemi, la fede mi ha aiutata a superarli. Mi è successo, poi, che mentre tutti aspettavano il 2000 pieni di speranze e progetti, i miei hanno avuto problemi di salute e la mia preoccupazione per loro mi ha fatto immaginare un futuro non molto sereno per noi, così sono caduta nella depressione. È stato proprio un periodo nero per me. In quei momenti non può che aiutarti la preghiera, e così è stato. Notti intere insonni a invocare l`€™aiuto del Signore e pregavo Maria, Madre della speranza. È stato proprio in quel periodo che, con stupore e meraviglia, come fosse un miracolo o un dono, ho scoperto un sentimento d`€™amore per una persona che frequentava la nostra casa. Sentimento che non mi succedeva di provare da quando, bambina, ci si innamora per la prima volta e succede un po`€™ a tutte, come fosse una malattia che si prende a quella età . Lui è una persona molto sensibile.
«È inutile dire che questo sentimento (che non è attrazione fisica) mi ha sconvolto la vita. Mi sono chiesta di che Amore grande ci ama Dio, se gli amori terreni sono una goccia di quell`€™Amore e sono così come lo vivo io. Questo sentimento, che non sarà  mai ricambiato perché solo mio, è molto pesante da tenere nel cuore, perché non posso confidarlo nemmeno alle mie amiche più care, perché loro sono già  nonne e sono certa che riderebbero di me. Posso solo confidarlo al Signore nella preghiera, e pregare tanto per lui fino ad ottenere la consolazione del cuore. Ho pensato di scrivervi questo perché vi immagino saggio e di tanta esperienza. So che non può accadere niente che il Signore non voglia; nel Vangelo addirittura si legge che il Signore sa il numero dei nostri capelli. Allora perché mi è accaduto questo e a questa età ?»
Una lettrice

Non credo che per innamorarsi ci sia un`€™età  canonica oltre la quale l`€™amore diventa un sentimento di cui vergognarsi o di cui farsi beffe. L`€™amore non ha età . Viene quando viene. Si manifesta, magari, in modi diversi: travolgente e imperioso nei giovani, più pacato e lucido in età  matura. Ma è sempre un elemento importante, vitale. Ci sono anche modi diversi di viverlo: come avventura sentimentale e gioco, come sogno impossibile o come coagulante di un progetto di vita. Penso che nessuno, per quanto saggio, possa dire alcunché di decisivo in scelte di tale portata. D`€™altra parte, lei una sua scelta l`€™ha fatta. L`€™importante è che non si lasci poi corrodere dal tarlo del rimpianto, potrebbe farla ricadere in quello stato depressivo da cui dice di essere, grazie a Dio, uscita.
Perché le è successa questa cosa, si chiede. Non saprei dirglielo. Forse perché è un`€™esperienza così bella che nella vita, prima o poi, si deve provare. O forse perché Dio voleva darle una prova «di che Amore grande ci ama, se gli amori terreni sono una goccia di quell`€™Amore e sono così come lo vivo io».

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017