Le vacanze, per tornare al cuore

La pausa estiva è un tempo propizio per ritornare in noi stessie, operando con sapienza e discernimento, accrescere la nostra libertà riscoprendo che cosa ha davvero influenza e potere su di noi.
20 Giugno 2008 | di

«Tornerò al mio cuore e vedrò se sono in grado di capire» scriveva Guigo II, priore della Grande Certosa nel XII secolo, suggerendo che la comprensione di quanto accade in noi e attorno a noi dipende dalla nostra capacità di interiorità. Ma questo discernimento spirituale è possibile solo nel «grande silenzio» di una certosa? Non possiamo trovare tempi e spazi per alimentare la vita interiore nel quotidiano della nostra esistenza? Tempi di stacco nei quali trovare un ritmo e un contesto «altro», spazi nei quali prendere le distanze da quanto ci accade ogni giorno per guardare a noi stessi, agli altri e al mondo con un occhio diverso, meno miope, meno appannato dall’abitudine?

L’estate, stagione in cui riusciamo nonostante tutto a collocare qualche settimana, o almeno qualche giorno, di vacanza può essere questo tempo propizio per «tornare al nostro cuore». Il termine «vacare» si collega al vacuum, che è al contempo un «vuoto» ma anche un «avere tempo per», «essere libero di». Certo, per approfittare di questo tempo bisogna che ci accostiamo ad esso in modo diverso da quello con cui siamo soliti affrontare gli impegni e gli incontri di ogni giorno: senza fretta, senza stress di dover ottenere qualcosa, senza smania di misurare a ogni istante il risultato ottenuto, il «guadagno» che un determinato comportamento produce.
Attese e vissute in questa libertà ritrovata – libertà da se stessi e dalle proprie abitudini stantie, innan­zitutto – le vacanze possono diventare l’occasione per riscoprire la propria umanità e perseguire la pace e la serenità interiori. Non si tratta necessariamente di isolarsi dagli altri, di fuggire ambienti e persone familiari, né di sognare luoghi mitici che facciano scomparire come d’incanto le negatività che ci portiamo dentro e che ci attorniano. Si tratta piuttosto di guardare ogni cosa con uno sguardo rinnovato che tende a diventare lo sguardo stesso di Dio. In fondo basterebbe dare alla nostra giornata un ritmo e un clima più naturali, più umani, liberi dai condizionamenti che subiamo dall’esterno. Basterebbero pochi gesti e qualche scelta «coraggiosa», che ciascuno saprà prendere a partire dai limiti e dalle ricchezze interiori che sa di possedere: dedicare gratuitamente del tempo agli altri, non solo e non tanto per «fare» qualcosa per loro, ma per «essere» semplicemente accanto a loro, imparando ad ascoltarli nelle loro parole e nei loro silenzi; rinunciare alla lente deformante della televisione per accostarsi in modo diverso alla realtà di quanto accade vicino e lon­tano da noi; riscoprire il piacere di prepare e gustare il cibo non come rifornimento di carburante ma come espressione del proprio amore e occasione di convivialità; provare a contemplare il creato in mo­menti d’oro come l’aurora o il crepuscolo, attimi che la nostra vita frenetica ci fa sempre attraversare nel sonno, nella stanchezza, nella fretta.
E perché non provare anche, nel tempo propizio delle vacanze, a ridurre le troppe parole di cui riempiamo le nostre giornate e ad accostarci alla sempre nuova parola che Dio ci rivolge attraverso la Bibbia, per tentare una nuova lettura di noi stessi, di chi ci sta accanto e degli eventi che marcano la nostra vita?
Sì, durante le vacanze possiamo anche noi «tornare al nostro cuore», che non significa cedere all’emotività o dar retta solo a noi stessi e rinchiuderci nell’egoismo ma, al contrario, operare con sapienza e discernimento, accrescere la nostra libertà, riscoprire che cosa ha influenza e potere sul nostro cuore, sul nostro sentire e sul nostro agire. Allora, forse, vedremo se siamo ancora in grado di capire chi siamo e che cosa desideriamo, quale spazio riserviamo all’interiorità, che altro non è che la meravigliosa vita dello Spirito in noi.


 

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017