Le giornaliste in prima linea, davvero brave

Tiziana Ferrario, Lilli Gruber, Giovanna Botteri, Monica Maggioni sono alcune delle inviate davvero speciali sul fronte della guerra irachena. Brave e coraggiose.
04 Maggio 2003 | di

Questa volta «devo» occuparmi di donne. Debbo farlo: come giornalista, come cristiano.
I lettori le vedono ogni giorno, frequentemente, sul piccolo schermo: Tiziana Ferrario, Lilli Gruber, Giovanna Botteri, Monica Maggioni, sono le inviate, davvero speciali, della nostra televisione in Iraq. La Ferrario che già  fu in prima linea in Afghanistan, adesso trasmette dal (relativamente) tranquillo Qatar riassumendo con asciuttezza la giornata. Bravissima. Lilli, Giovanna, Monica, invece, trasmettono dal fronte. Superbrave. Perché non c`€™è enfasi nei loro resoconti.
Perfetta la Lilli semanticamente, coi suoi aggettivi sempre appropriati e l`€™eterno sorriso che altro non è se non civile understatement sfiorato, appena appena, da una amara ruga di pena.

P iù coinvolgente la «mula» triestina Giovanna Botteri. Si capisce che faccia sforzi sovrumani per non lasciarsi travolgere dall`€™orrore quotidiano, e questo conferisce alla nostra cronista un assorto dolore intimo che l`€™ascoltatore coglie con tenera partecipazione. Da noi condivisa per la morte dei nostri colleghi, uccisi da «fuoco amico». Morti per dare testimonianza...   loro, i soldati della Notizia. Straordinaria la Maggioni, una «recluta» che fa servizio intruppata coi soldati, dividendo con loro sete, disagi, pericoli. Il suo reportage da un elicottero in ricognizione a bassa (troppo bassa) quota è semplicemente esemplare. (A mio giudizio). Scrivo queste note perché è bene che la gente, il pubblico della tv, si renda conto soprattutto di un fatto preciso: le nostre corrispondenti rischiano la pelle: quante bombe non sono cadute nel giardino dell`€™Hotel Palestina, dove il regime iracheno ha raggruppato tutti i giornalisti stranieri. Tuttavia le nostre ragazze non fanno una piega, come si dice a Roma. Certamente avranno avuto paura, hanno paura ma oramai riescono a convivere con il mostro-paura com`€™è d`€™obbligo per un serio corrispondente di guerra.
Attenzione, ve lo dice uno che c`€™è passato: se dopo il primo spavento non riesci ad abituarti (convivendoci) alla paura è meglio che te ne torni a casa. Debbo dire ancora che le colleghe di cui parlo non sono una eccezione: nella guerra del Vietnam la Oriana Fallaci è stata coraggiosa e professionale, sempre in prima linea. Lucia Annunziata, durante la guerra prolongada in Salvador, guerra di guerriglia: crudele, impietosa e insidiosa, ha dato i punti ai più scafati reporters americani. Anche MGM, Daniela Tagliafico, Carmen La Sorella han fatto la loro parte.
E qualcuna delle giornaliste-soldato ha persino pagato con la vita, spendendosi per quell`€™astrazione nobile chiamata Libertà  di Stampa: Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli.

Dovevo parlare delle mie colleghe in prima linea, debbo, assolutamente debbo parlare ancora di donne. Due irachene.
Nuor Gadouri Ashammay e Wisas Giamil Jassim. Codesti nomi appartengono (appartenevano) giustappunto a due donne irachene uscite tragicamente dall`€™anonimato perché pur di uccidere i soldati nemici, gli angloamericani, si sono suicidate. Due donne kamikaze, dunque, per dirla in gergo. Prima di andare a morire per uccidere, han lasciato entrambe, un video. Una mistura di patriottismo e di fanatismo.
Chi sono queste due donne?, si chiede l`€™intelligence. Sono destinate a rimanere isolate, ovvero son solo l`€™avanguardia d`€™un nuovo esercito terribile?
Francamente il Vecchio Cronista, che pure ne ha viste tante, non se la sente di tentar di rispondere. Anche perché sembra che Nuor fosse incinta. Uccidendo se stessa ha ammazzato il nemico ma anche il frutto del suo amore: suo figlio. Dio abbia pietà  di lei. E di noi tutti.  

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017