La «via mariana»

Il Santuario è popolato da immagini e altari dedicati alla Madonna, testimonianza di una secolare devozione alla Madre di Dio, tanto cara al Santo. Un percorso che ha le cadenze della «corona del rosario».
23 Maggio 2015

La Basilica, Santuario antoniano e insieme mariano? La risposta è sì! Per il suo legame d’origine con la chiesetta dedicata a Santa Maria Mater Domini, tanto cara a sant’Antonio, e per la secolare devozione alla Madonna, qui sempre viva accanto a quella antoniana. Lo testimonia la presenza, all’interno del santuario, di un centinaio di sue venerate immagini.
Indagando sulle opere custodite in Basilica, cui raramente il pellegrino presta attenzione, abbiamo rilevato una curiosità, che ci consente di tracciare un itinerario mariano percorrendo il perimetro tra le prime due colonne di sinistra e le corrispondenti di destra del santuario, popolato di altari e di immagini della Madre di Dio. Alcune sono opere di pregio, create da artisti di abile mano e ispirati, altre sono opere più semplici. Tutte insieme, però, tracciano una «via mariana», che consigliamo al pellegrino di percorrere, guidato da sant’Antonio, il fine teologo e poeta che nei suoi Sermoni ci ha lasciato ricca testimonianza del suo tenero affetto verso la santa Maria Madre del Signore, con l’invito di lasciarsi condurre all’incontro con Cristo. È al Salvatore, infatti, che il Santo vuole portare il pellegrino, attraverso i «santi segni» della Riconciliazione e dell’Eucaristia, ma anche percorrendo la sicura «via mariana».
Il percorso da noi tracciato ha le cadenze della «corona del rosario». Infatti, fin dall’ingresso nel santuario, le immagini, talvolta bellissime, che impreziosiscono questo perimetro, compongono una corona in cui i «misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi» di Cristo contemplati nel rosario si intrecciano in forme inedite. E, in parte, anche quelli «luminosi», introdotti nel rosario da Giovanni Paolo II: si veda, ad esempio, il Battesimo di Cristo, evocato nelle artistiche acquasantiere (fare il segno della croce con l’acqua benedetta entrando in chiesa è far memoria del proprio battesimo), ma anche l’Eucaristia, presente nella vicina cappella del Sacramento.
Seguiamo allora questo suggestivo itinerario, magari con la corona del rosario tra le mani (maggio è il mese dedicato alla Madonna), anche se l’ordine dei misteri non è quello consueto. Lasciamoci sedurre dal fascino delle immagini e dai «misteri» da esse evocati. Guidati da sant’Antonio e da altre sante presenze, francescane e non, incontrate nel percorso e che accompagnano alla contemplazione dell’ultimo dei misteri: l’incoronazione della Vergine Maria e la gloria di tutti i santi.
La Madonna del pilastro
Iniziamo il percorso dalla prima colonna di sinistra, accanto alla porta d’entrata: qui, sopra l’altare addossato al pilastro, brilla l’immagine di una dolcissima Madonna, che tiene tra le braccia un bimbetto sorridente. Per i padovani è la Madonna del pilastro e i lettori la conoscono perché altre volte descritta. La riproponiamo perché ci sembra ideale punto di partenza del breve itinerario. Ricordiamo solo che è pregevole opera di Stefano da Ferrara, un maestro della seconda metà del Trecento. Affascinano i devoti il sorriso del Bambino, il volto luminoso della Vergine e i suoi occhi penetranti che, grazie a un’indovinata illusione creata dall’artista, accompagnano il pellegrino mentre si allontana.
La tappa successiva è all’altare di san Massimiliano Kolbe, sulla parete a sinistra di quello appena descritto.
Sopra il sontuoso altare secentesco, spicca la pala sulla quale Pietro Annigoni nel 1981 ha descritto il trapasso di padre Kolbe, ucciso, dopo due settimane di agonia senza cibo né acqua, da un’iniezione di acido fenico il 14 agosto 1941 nel famigerato «block smierci» di Auschwitz. In basso, nel quadro, il corpo senza vita del frate, marchiato dal suo numero di prigionia, il 16670. Il martire, però, vive ancora, accolto in cielo da una luminosissima Madonna Immacolata, pronta a porre sul suo capo una corona di rose rosse, simbolo del martirio.
Addossato alla stessa parete, sulla seconda campata, tra le robuste colonne corinzie del secentesco altare dell’Ad­dolorata, campeggia la tela raffigurante Cristo staccato dalla croce e deposto sul grembo della Madre straziata dal dolore. In alto, la grande croce vuota, intorno alla quale aleggiano angeli dallo sguardo inquieto e protesi verso il basso, dove vibra il dolore desolato della madre… L’ha dipinta nel 1652 Luca Ferrari da Reggio (Emilia), con dovizia di colori, ricchezza di drappeggi e una secentesca teatralità, che poco toglie alla tensione del dramma.
Sul pilastro di fronte, faccia ovest, fa bella mostra l’affresco dipinto da Iacopo Parisati da Montagnana raffigurante la Madonna in adorazione del neonato Figlio (dettagliatamente descritto nel riquadro alla pagina seguente).
L’incoronazione della Vergine Maria
Attraversiamo la navata centrale, diretti all’altra porta d’entrata nei cui pressi si trova, effigiato in una nicchia, il Cristo deposto dalla croce, sorretto dalla Madre affranta dal dolore e compianto da pie donne in lacrime. L’affresco è attribuito a Iacopo Parisati.
A un passo da lì, sporge dal primo pilastro un bell’altare cinquecentesco dedicato a san Bernardino da Siena, eccelso predicatore (1380-1444) a più riprese ascoltato in Basilica. L’altare, ammirato per i raffinati fregi, incisi sul lembo della predella da Antonio Minello, uno degli scultori che hanno ornato la cappella del Santo, è reso «pregiatissimo», come chiosa lo storico del santuario padre Gonzati, dalla luminosa pala dell’altare, realizzata nel primo scorcio del Cinquecento da Bernardino d’Asola. Domina la scena, assisa su un alto piedistallo, la Vergine con il Bambino, affiancata al lato sinistro dal santo senese, dietro al quale si intravede un assorto sant’Antonio e, al lato destro, i santi Pietro e Paolo. Inciso al centro del piedistallo, un medaglione recita: exaudi, Domine, preces nostras, «Esaudisci, Signore, le nostre suppliche».
Nell’affresco sopra l’altare, la scena con i santi Bernardino e Antonio che reggono il monogramma con il nome di Gesù, ideato dal santo di Siena, inframmezzo a un’Annunciazione.
Eretti sulla vicina parete destra della navata, fanno sfoggio di decori altri due possenti altari seicenteschi, dedicati il primo ai santi Carlo Borromeo e Giuseppe da Copertino, e l’altro alle Anime del Purgatorio. Ai fini del nostro discorso interessano le due pale, in verità di non eccelsa fattura. Della prima è autore Francesco Zanoni, abile restauratore ma incerto e mediocre pittore. In effetti, lo slancio di san Giuseppe da Copertino verso la croce solleva «il santo dei voli» solo di qualche centimetro dal pavimento. Altrettanto mummificato, il «compagno di tela» san Carlo.
Più mossa ed efficace la pala dell’altro altare, su cui il dalmata Matteo Ponzone, 1652, ha raffigurato san Francesco proteso verso la Vergine e il suo Bambino a intercedere, spalleggiato da sant’Antonio, l’indulgenza della Porziuncola per le anime del Purgatorio, cui l’altare è dedicato.
Qui si conclude, in tono minore in verità, l’itinerario mariano all’interno del santuario. È possibile ravvivarlo, però, con un inatteso colpo d’ala. Proseguendo lungo la navata destra, si prenda la porta che conduce al chiostro della magnolia. Sulla parete destra del breve andito, dipinto sopra un sarcofago, vi apparirà il radioso capolavoro di Giusto de’ Menabuoi, che raffigura Gesù nell’atto di incoronare la Madonna. I due attori sono assisi su un trono di pietra traforato, a loro fanno corona schiere di angeli, profeti e santi, con i due nobili padovani committenti dell’opera inginocchiati ad ammirare la scena, perfettamente composta, con tratti delicati e tenui colori, tali da creare un’atmosfera di forte tensione emotiva.
 
ZOOM
Il vagito divino

 
 
Puntiamo l’obiettivo su un capolavoro, ora splendente dopo un recente accurato restauro, raffigurante la Vergine adorante il Bambino tra i santi Gioacchino ed Anna, nonni del neonato divino Infante. La deliziosa opera è attribuita a Iacopo da Montagnana (1494). Alla destra dell’affresco, fa bella mostra di sé il committente, padre Nicolò Grassetto, teologo e inquisitore, che tiene nella mano sinistra un lungo cartiglio, mentre con la mano destra indica il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio, che egli con quest’opera ha voluto onorare. 
Nell’esercizio del suo ufficio di inquisitore, padre Grassetto non poteva indulgere a facili commozioni, dovendo difendere la fede cattolica da possibili deviazioni: egli stesso si definisce, nell’iscrizione alla base dell’affresco, castigator solertissimus, «diligentissimo castigatore».
Tuttavia, anche nel severo giudice non manca una nota di tenerezza quando allude all’umiltà dell’incarnazione. Scrive nel cartiglio: «Dio invisibile non ricusò la delicatezza di una nascita umana e dopo il concepimento, accettò il parto, il vagito e una culla… Colui che abbraccia l’universo, nel quale e per il quale tutto sussiste, viene a noi attraverso un parto umano; e colui alla cui voce tremano angeli e arcangeli, e al quale si rifanno cielo e terra e tutti gli elementi del mondo, fa udire il suo vagito infantile; lui invisibile, incomparabile e incontenibile è chiuso in una culla».
 
NOTIZIEMaggio in Basilica
Venerdì 1
 Pellegrinaggio delle comunità srilankesi.
Ore 12.00 Messa presieduta dal cardinale Malcom A. Ranjith, arcivescovo di Colombo, insieme con monsignor Harold Anthony Perera, vescovo di Kurunegala.
Sabato 2
Ore 11.00 santa Messa per le ordinazioni sacerdotali e diaconali di tre frati minori conventuali, presieduta da S. Ecc. monsignor Giovanni Tonucci, delegato pontificio per la Basilica.
Domenica 17
41º concorso della Bontà S. Antonio, promosso dall’Arciconfraternita del Santo.
Ore 11.00, Messa solenne presieduta dal delegato pontificio S. Ecc. monsignor Giovanni Tonucci. A seguire, le premiazioni nella Sala dello Studio teologico per laici.
Sabato 23
Ore 21.00, veglia di Pentecoste.
Sabato 30
Pellegrinaggio notturno sul «Sentiero Antoniano», Camposampiero-Padova;
Messa ore 9.00 di domenica in Basilica del Santo (www.ilcamminodisantantonio.org).
Domenica 31
Inizio Tredicina di sant’Antonio.
 
 

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017
Lascia un commento