26 Settembre 2013

Ho un sogno

Neanche una briciola andrà perduta tra le mani di Dio, e il meglio di ogni nostro sogno entrerà di diritto a far parte del grande sogno che Egli ha per tutti noi.

L’ultima processione cui ho partecipato è stata quella del 5 agosto, nota come «Madonna della neve». Che già di per sé è un titolo alquanto improbabile, lì nel bel mezzo del calendario estivo. Si racconta di un certo Giovanni, romano, che la notte del 4 agosto sogna che sarebbe, nientemeno, nevicato: ma non su tutta la città, bensì esattamente sul colle Esquilino. E nemmeno indistintamente su tutto il colle: la neve sarebbe scesa a delineare con precisione il perimetro di una chiesa che la Madonna desiderava fosse costruita in quel posto, e di cui ella stessa suggeriva le misure! Lo stesso sogno visitò in contemporanea anche papa Liberio. I due, il laico e l’ecclesiastico, credettero al sogno, che puntualmente si avverò. Non è che forse il nostro mondo e la nostra Chiesa proprio di ciò avrebbero bisogno? Di persone disposte a sognare… «nevicate d’agosto»?! Disposte, con il proprio stupore, a far accadere i miracoli: Dio che ogni volta ci sorprende gratuitamente! Ho pensato che la Chiesa, quella in muratura di Santa Maria Maggiore, quella volta, quella che tutti noi contribuiamo a formare, oggi, nasce più dai sogni improbabili di tanti uomini e donne, che non da ragionamenti solo umani.

 

Che dire dei sogni che hanno fatto grande Francesco d’Assisi? Diventare cavaliere, sposare Madonna Povertà, incontrare in pace il sultano, assomigliare anche fisicamente al suo dolce Gesù: oh davvero, se non ne aveva di «materiale grezzo» il Signore tra le mani per plasmare la sua santità! Ma non possiamo nemmeno tacere dei sogni dei Papi. Cominciando da quello di Innocenzo III che, dopo aver incontrato per la prima volta Francesco e i suoi compagni, sogna un religioso, piccolo e spregevole, che puntella la basilica del Laterano che sta per crollare.

E volete che papa Francesco non faccia anch’egli grandi sogni? Evidentemente non so che cosa sogni il Papa quando dorme, forse la nonna di cui tanto parla, o forse i giovani della Gmg sulla spiaggia di Copacabana. Ma l’amore e la passione, la libertà e la fantasia, con cui vive il ministero di vescovo di Roma e Papa di tutta la Chiesa, non possono che essere alimentati da un gran sogno.

 

E se è così, allora tutti i nostri sogni vengono quasi riscattati e diventano, per la grazia di Dio, propellente per la nostra avventura nella fede, fessure attraverso le quali irrompe la novità dello Spirito. No, non i «piccoli» sogni, quelli che evaporano con i primi raggi del sole o che, noiosi come mosche, non ci danno pace finché non li esaudiamo! Io dico i grandi sogni, quelli che fanno sanguinare il cuore e accendono passioni veementi, quelli con cui Dio ha marchiato la nostra carne per sempre. I sogni preziosi ma fragili che ci sono stati affidati dai profeti e che parlano utopisticamente di serpenti e fanciulli che giocano oramai assieme, e di strumenti di morte che diventano strumenti di pace. I sogni di tutte le mamme per i figli. Quelli preoccupati del giovane disoccupato che spera di trovare lavoro e farsi una famiglia. Quelli di tanti che in un mondo migliore ci credono ancora, e quelli «pastorali» con cui don Tiziano ingaggia battaglie giornaliere, per vincere l’inerzia provocata dal ruvido asfalto della realtà della sua parrocchia. O quello di Flavia che ha perso un bimbo e il suo sogno ricorrente ha il suo volto.



Neanche una briciola andrà perduta tra le mani di Dio, e il meglio di ogni nostro sogno entrerà di diritto a far parte del grande sogno che Egli ha per tutti noi! A quest’ora tarda della notte, nei cui paraggi mi sono attardato a scrivere, spento il computer e infilatomi a letto, non mi resta allora che aspettare che il buon Dio ci rimbocchi le coperte della bellezza e della misericordia, perché noi tutti, papa Francesco compreso, si possa sognare anche questa notte se non proprio amore qualcosa di più grande.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017