Angola, una luce nella notte

Formare le donne per rinnovare la società: è questa la chiave del progetto che Caritas Antoniana sostiene in Angola, alla periferia di Luanda.
29 Ottobre 2013 | di

Uscire da ventisette anni di guerra civile non è uno scherzo. Ci sono macerie materiali e spirituali da rimuovere, e c’è un’intera società da ricostruire su basi nuove. Ma l’Angola, a osservarla dal punto di vista delle banche, sembrerebbe avercela fatta: dal 2002 a oggi il prodotto interno lordo è cresciuto vertiginosamente, del 6,8 per cento nel solo 2012. Già, il Pil può anche schizzare alle stelle, ma la povera gente può restare invischiata nel fango, fuori dal giro miliardario dello sfruttamento del sottosuolo, che qui regala soprattutto petrolio e diamanti. Così, nell’ex colonia portoghese che si affaccia sull’Atlantico, appena a sud dell’equatore, il 60 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà, mentre allo stesso tempo Luanda, la capitale, è la città più cara al mondo secondo gli standard occidentali (dati Mercer luglio 2013).

Proprio dall’estrema periferia di Luanda giunge, a maggio 2012, in Caritas Antoniana un’invocazione d’aiuto, firmata da suor Ana Severino Tchimuma, delle suore di San Giuseppe del Messico. Siamo al bairro (quartiere) Mulenvos de Baixo, una favela dove vivono in condizioni precarie all’incirca 600 mila persone, all’ombra di una grande discarica che ammorba l’aria. Scarseggiano i servizi essenziali, come acqua, elettricità, fognature: c’è giusto un posto medico per le cure di base. Anche gli sbocchi di lavoro sono pochi, perché al di là dell’economia di sussistenza, il commercio – racconta suor Ana nella sua lettera – è in mano a «cinesi e vietnamiti, brasiliani e portoghesi. L’influenza della globalizzazione è ben forte. La grande maggioranza delle famiglie vive perciò di lavoro informale, e chi non ha i mezzi finanziari per avviare almeno una piccola attività di rivendita è facile preda dell’alcolismo e di altri vizi». 

È per rispondere a queste necessità che le suore giuseppine hanno creato il Cepima, ovvero il Centro di formazione e promozione della donna angolana, che mira a favorire pari opportunità tra uomo e donna e l’uguaglianza di genere. L’obiettivo pratico è fornire competenze da spendere nell’economia familiare e per avviare alcune forme di microimpresa. Spiega suor Ana, che del centro è la direttrice: «Siamo convinte che la chiave di rinnovamento della società sta nelle donne, capaci di generare vita, promotrici di formazione per sé e per altri, base del progresso della propria famiglia e della comunità. Il progetto vorrebbe essere una piccola luce nell’oscurità».

I locali per realizzare tutto ciò ci sono, e alcuni corsi – di cucina, pasticceria, cucito – sono già partiti, ma per la prima alfabetizzazione e per gli insegnamenti più avanzati, a carattere tecnico-professionale, manca tutto il necessario: tavoli, sedie, lavagne, macchine da scrivere, computer, un proiettore, e… il generatore elettrico, perché senza energia tutti gli apparecchi sarebbero inutilizzabili.
 
Germogli di bene
In Caritas Antoniana il progetto piace subito, ma prima di dare il via al sostegno economico rimane da capire su quali forze la struttura potrà contare per camminare, una volta avviate le attività, con le sue gambe. Dall’Angola arrivano tutte le rassicurazioni: infatti, oltre alla congregazione delle suore di San Giuseppe, a coinvolgersi nell’attività del Cepima ci sono la parrocchia e la diocesi locali, e in qualche modo anche le autorità civili, che danno il loro placet all’iniziativa. Infine, si augura la direttrice, «contiamo che siano le stesse persone che hanno beneficiato del progetto a investire, quando ne avranno modo, nel Centro», perché il bene seminato, si sa, è germe di altro bene.

Così, tra gennaio e feb­braio 2013, in due rate, da Padova parte il finanziamento, per un totale di 25 mila euro. Qualche inghippo burocratico e qualche difficoltà con gli elettricisti per la gestione dell’impianto e del generatore fanno slittare i tempi, di conseguenza è solo a luglio che suor Ana manda una nuova lettera, piena di gratitudine per la «gentile generosità» di quanti, tramite Caritas Antoniana, hanno sostenuto il progetto. Al Cepima, racconta la religiosa, sono partiti parecchi corsi, frequentati soprattutto da donne, «che sono la fascia più ampia della popolazione e con minori opportunità di formazione intellettuale, tecnica e pratica. Ma anche alcuni uomini partecipano alle lezioni di cucina e pasticceria, e poi c’è un grande gruppo di bambini in età scolare che non hanno la possibilità di accedere alla scuola tradizionale».

Tuttavia, non tutto ciò che era stato messo in cantiere è stato realizzato, precisa la direttrice. «Dobbiamo ancora sistemare la protezione del generatore, montare parte dell’attrezzatura nella sala dei computer, dare inizio ai corsi di dattilografia, ma contiamo di farlo a breve». Comunque il generatore funziona, anzi, è addirittura diventato un simbolo di vita per il bairro, una luce nella notte. Non è solo una metafora, come spiega suor Ana: «I principali beneficiari dell’aiuto ricevuto dall’Italia sono stati gli studenti e le studentesse dei corsi base di alfabetizzazione. Grazie all’energia elettrica, il primo turno di queste lezioni inizia alle 6 del mattino, quando fuori è ancora buio, e si va avanti fino a sera. Anche la gente che abita vicino al Centro trae beneficio dalla luce che si allunga sulla strada. Le persone si sentono più protette dal pericolo dei ladri, molto numerosi, che approfittano dell’oscurità per rapinare i passanti, anche privandoli della stessa vita». Offrire l’istruzione, a volte, significa davvero portare la luce.
 
 
Il progetto in breve

-  Progetto: attrezzatura per il Centro di promozione umana

-  Dove: bairro don Mulenvos de Baixo, Luanda, Angola

-  Materiali acquistati: generatore, 70 tavoli con sedie, 10 computer, 3 stampanti,
   10 tavoli da computer, 2 cattedre, proiettore

-  Periodo: gennaio-luglio 2013

-  Costo: euro 25 mila

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017