All’università per gestire (bene) l’oratorio

Partirà a settembre la seconda edizione del corso di perfezionamento dell’Università di Perugia che mira a creare nuove figure professionali in grado di coordinare i rapporti tra le nuove generazioni e il mondo ecclesiastico.
28 Maggio 2013 | di

Quando, un anno fa a Perugia, esordì il primo corso in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio (PGCO) realizzato da un ateneo pubblico italiano, molte furono le critiche. «Così adesso l’università insegna a pregare?» malignò qualcuno. «Ci venne chiesto addirittura di cambiare il nome del corso», ricorda divertito il suo direttore, Marco Moschini. Come se poche semplici parole potessero guastare l’immagine dell’iniziativa, rimandando a una realtà prettamente religiosa, chiusa e un po’ bigotta.

Ma l’oratorio è molto più di questo. «Forse – continua il professore dell’ateneo umbro  – non tutti sanno che, con quasi seicento anni di tradizione alle spalle (fu san Filippo Neri, a metà Cinquecento, a fondarlo, raccogliendo dalla strada un gruppo di ragazzi e avvicinandoli alla Chiesa con l’aiuto di attività ludiche), l’oratorio rappresenta la più longeva esperienza educativa italiana dopo la scuola». Una risorsa che, nonostante i milioni di sostenitori sparsi per tutto il Paese, conta ancora molte lacune; prima tra tutte, la carenza di figure professionali capaci di formare le nuove generazioni e di gestire i rapporti con le altre realtà del territorio.

Proprio in risposta a questo punto debole si è attivata la facoltà perugina di Scienze umane e della formazione, che già in passato aveva collaborato col mondo ecclesiale; basti pensare al Centro per lo studio e la prevenzione del disagio dell’infanzia creato assieme alla Fondazione Carlo Caetani della Fargna, all’arcidiocesi di Perugia e all’Associazione culturale Leone XIII. O, ancora, al corso di oratorio on line organizzato dalla pastorale giovanile locale nel 2010, cui l’ateneo offrì un supporto tecnico. «Fu proprio in quell’occasione che, riflettendo sul ruolo dell’oratorio, ipotizzammo un corso di perfezionamento universitario a tema – continua il professor Moschini –. L’idea era di mettere in piedi un itinerario teorico e pratico che offrisse una formazione professionale e non solo ecclesiastica agli aspiranti coordinatori d’oratorio». Così, in poco più di un anno, l’intuizione diventa real­tà, grazie anche al supporto dell’Associazione nazionale San Paolo Italia (ANSPI) e della Conferenza episcopale umbra (CEU). Per accedere al corso in PGCO i requisiti sono in sostanza due: una laurea triennale nell’ambito delle scienze umane e della formazione o, in mancanza di questa, un’esperienza lavorativa in parrocchia. Più che altro, dunque, una preparazione socio-educativa che ben si coniuga con gli obiettivi principali del corso perugino: istruire gli studenti alla progettazione di percorsi formativi e guidarli nella gestione delle risorse umane sia fuori che dentro la Chiesa.
 
La teoria sposa la pratica
Plasmato sulla base della legge 206/2003 che mira a valorizzare la funzione sociale degli oratori, il corso in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio dell’Università di Perugia prevede – nell’arco di un anno accademico e al costo di 300 euro – 180 ore di lezione (circa due incontri al mese con presenza obbligatoria al 75 per cento), 150 di tirocinio da svolgere in due diverse realtà oratoriali, più l’elaborazione di una tesi finale. Teoria dunque, ma anche molta pratica in questo iter accademico diviso tra le aule di Palazzo Florenzi, nel cuore di Perugia, dove ha sede la facoltà di Scienze umane e della formazione, e gli spazi dell’Abbazia Giovane di Montemorcino, dove la CEU ospita i corsisti giunti da lontano. Se poi i chilometri per raggiungere il capoluogo umbro fossero davvero troppi, non resta che optare per la modalità e-learning che, attraverso una piattaforma web, permette di seguire le lezioni a distanza.

Ma che cosa deve studiare un aspirante coordinatore d’oratorio per potersi definire tale? Scorrendo il programma del corso in PGCO, sul sito oratorio.unipg.it si contano sette insegnamenti (tra gli altri: funzione educativa e sociale dell’oratorio, psicologia dello sviluppo, fondamenti di antropologia ed etica religiosa) e altrettanti docenti – quasi tutti già legati alla facoltà di Scienze della formazione di Perugia – tra professori e formatori nel campo della psico-pedagogia, dell’etica religiosa e dell’antropologia. «Abbiamo selezionato professionisti impegnati da anni sul tema – spiega Marco Moschini –; l’idea era di mettere insieme le loro competenze per investire nella formazione, che è da sempre il terreno di frontiera della ricerca universitaria».

A guardare i risultati della prima edizione da poco conclusa, sembra proprio che il professore abbia vinto la sfida: quarantasette iscritti provenienti da tutta Italia. Età media: 25 anni; nel 60 per cento dei casi femmine. Qualche religioso e una suora, ma soprattutto tanti laici laureati in Scienze della formazione, più un matematico e persino un agronomo. Strano ma vero, non tutti i corsisti erano cattolici praticanti. «Un paio di iscritti ha frequentato per curiosità – conferma Moschini –. È il caso, ad esempio, di una casalinga 50enne, spinta dal desiderio di capire la figlia che frequentava l’oratorio della sua parrocchia. Alla fine del percorso la signora ci ha preso gusto: ancora oggi presta servizio nella realtà dove ha svolto il tirocinio».
 
Il valore dell’esperienza
Settecento chilometri all’andata, altrettanti al ritorno. Il tragitto Lecce-Perugia non è esattamente quel che si dice un viaggio di piacere. Ma per Gloria Manca la formazione viene prima di tutto. E così, pur di frequentare il corso in progettazione d’oratorio, la 34enne educatrice in un centro per minori di Nardò (LE) non ha badato a spese. Neppure le molte ore trascorse in autostrada a bordo della sua Nissan Juke l’hanno scoraggiata. «Ne è valsa la pena – esclama Manca, che da anni opera come formatrice volontaria in diverse parrocchie pugliesi –. Partendo da una concezione dell’oratorio quale luogo d’incontro e di crescita condivisa, ho imparato che, per evangelizzare le nuove generazioni, è indispensabile coinvolgere non solo i bambini, ma anche le loro famiglie. Un approccio che ho potuto testare durante il tirocinio nella parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata in Gallipoli (LE), dove tuttora presto servizio».

Assorbire concetti e metterli a frutto nella propria realtà è quello che ha fatto anche don Emanuele, missionario 32enne che, dopo aver visitato Messico, Usa, Israele e Costa d’Avorio, è stato richiamato a Cosenza dal vescovo locale, con l’incarico di gestire la pastorale giovanile della Forania Cratense. «Mi sentivo impreparato per questo ruolo; così ho seguito il corso a distanza in progettazione dell’oratorio, sperando di imparare a rapportarmi con le nuove generazioni», confessa il presbitero. Missione compiuta: a pochi mesi dalla fine delle lezioni, don Emanuele ha dato vita al progetto Lab-oratori, una specie di centro di consulenza che, tramite un’équipe psico-socio-pedagogica di cinque componenti, mira a supportare gli educatori degli oratori calabri, favorendo il collegamento tra giovani, parrocchie e territorio. Impresa non facile, considerata l’area in cui il team si trova a operare. «In Calabria manca la cultura dell’oratorio – spiega don Emanuele –. Le poche realtà esistenti sono improvvisate e soffrono di scarsa organizzazione. L’ultimo che tentò di sviluppare il modello oratoriale in questa regione fu, negli anni Trenta, don Gaetano Mauro; ma alla sua morte tutto andò in fumo».
 
Educatore professionista
Dal Sud Italia torniamo in Umbria: si è confrontato con un territorio decisamente meno difficile Simone Biagioli, perugino padre di tre bimbi, che di mestiere fa proprio il coordinatore d’oratorio. Con una laurea in Scienze dell’educazione all’Università di Perugia e un passato da consulente aziendale, dal 2005 questo 34enne gestisce l’oratorio e i diciassette laboratori giovanili di una unità pastorale alla periferia di Perugia, che conta circa 15 mila abitanti e raggruppa tre parrocchie. Visto il bagaglio di esperienze che il «formatore già formato» si porta appresso, cosa mai lo avrà spinto a frequentare il corso in PGCO? «Il desiderio di mantenermi aggiornato e di riflettere sulla mia figura lavorativa, finora quasi per nulla accreditata a livello accademico – risponde il giovane –.

Finalmente Chiesa e università investono insieme sulla professionalità! Se è vero che per tenere in vita un oratorio la figura del volontario non basta più, a fare la differenza è invece colui che vanta un profilo di studi specifico, ma che mantiene, allo stesso tempo, una mentalità aperta all’altro. In questo senso, il corso in progettazione dell’oratorio e, in particolare, il tirocinio previsto nel piano studi, mi hanno concesso di guardare oltre la real­tà personale, di scambiare esperienze coi colleghi e di scoprire un inedito dietro le quinte». Ma la storia non finisce qui. A settembre partirà la seconda edizione del corso rivolto agli aspiranti coordinatori di oratorio. «Già venticinque persone hanno effettuato la preiscrizione on line – conclude il direttore Marco Moschini –. Se i candidati supereranno il centinaio, saremo costretti a operare una selezione. Nel frattempo, stiamo preparando un convegno in cui illustreremo le esperienze e i risultati raccolti durante la prima annualità. Sempre per settembre, poi, è fissata l’uscita di un libro che raccoglierà gli elaborati finali presentati dai corsisti dell’anno accademico 2012/2013».
 

Notes
L’oratorio formato Cei
 
Si chiama «Il laboratorio dei talenti» ed è stata presentata a Roma lo scorso 5 aprile: è la prima nota pastorale della Cei interamente dedicata agli oratori e al loro ruolo educativo.
Frutto della collaborazione tra due commissioni episcopali – quella per la Cultura e le comunicazioni sociali e quella per la Famiglia, i giovani e la vita – il documento propone un modello oratoriale sempre più impegnato nella trasmissione dei valori evangelici. Non a caso, la sua pubblicazione cade in un contesto preciso: il decennio 2010-2020 dell’educazione alla vita buona del Vangelo.
Disponibile sul sito chiesacattolica.it, la nota firmata Cei passa in rassegna fondamenti, dinamiche, luoghi, tempi, linguaggi e progetti educativi del modello oratoriale, attualizzandoli sulla base del contesto socio-culturale odierno. E così facendo, stimola la comunità cristiana a riflettere sul rinnovamento di una struttura educativa che, con 6.500 realtà sparse in tutta Italia, raccoglie un milione e mezzo di iscritti e dispone di 300 mila animatori e volontari.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017