Siamo in ostaggio dei social network?

Tutti si scagliano contro i social, accusati di avere violato la nostra privacy. Ma in questi anni chi ha fornito loro dati e foto tanto da trasformare i nostri profili in diari digitali? Credevamo davvero che i social ci avrebbero ospitato gratis?
15 Maggio 2018 | di

Stiamo dibattendo da anni su come i social network possono influenzare negativamente le nostre relazioni, la nostra capacità di attenzione, il nostro modo di rappresentarci. Ci siamo concentrati su un livello «micro» attribuendo al web la responsabilità delle nostre difficoltà, persino delle nostre patologie relazionali.

Mentre ci smarrivamo tra dualismi (la vita «vera» e quella «virtuale», come se non si potesse mentire faccia a faccia o essere autentici in Rete), e determinismi (la Rete sarebbe la «causa» di bullismo, violenza verbale, superficialità nelle relazioni) è diventato evidente un pericolo ben più minaccioso a livello «macro», soprattutto quando siamo autentici in Rete: lasciamo una serie di informazioni indelebili che possono essere aggregate ed elaborate da algoritmi capaci di processare una quantità enorme di dati, con conseguenze ancora difficili da immaginare.

Ogni volta che mettiamo un «like», ma anche quando usiamo il contapassi del nostro smartphone o affidiamo al calendario di Facebook le date dei compleanni dei nostri amici, per citare le attività più banali, noi cediamo una serie di informazioni che vengono usate per «profilarci».

Così diventiamo un bersaglio trasparente per messaggi pubblicitari e politici, tagliati su misura su di noi per essere efficaci.

Ma la soluzione non è «chiudere» Facebook: dopo l’accusa a Zuckerberg di non aver protetto i dati degli utenti, usati per influenzare la campagna elettorale americana, si sono moltiplicati gli appelli per abbandonare Facebook.

Immaginare di eliminare i social network è come pensare di cancellare le autostrade. Non si torna indietro, ma si può andare avanti con un po’ più di consapevolezza: quando accettiamo le condizioni di utilizzo, dobbiamo sapere che stiamo cedendo informazioni preziose.

Prudenza digitale e richiamo alla responsabilità dei gestori sono sempre più necessari.

Data di aggiornamento: 15 Maggio 2018
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