L’ironia delle sorelle in carrozzina contro il pietismo dei bipedi

La retorica buonista dipinge i disabili come persone sfortunate ed esempi di virtù. Stanche di questa corazza di luoghi comuni, Maria Chiara ed Elena hanno lanciato la loro controffensiva da un blog.
26 Ottobre 2017 | di

Deboli, sfortunati, angioletti, esempi nobili di resilienza e coraggio, monito per farci capire quanto fortunati siamo: di questa agiografia per normodotati i disabili non ne possono più, tanto da combatterla sui social media con la più efficace delle armi: l’ironia.

Tra gli esempi più riusciti Carrozzati’s Karma, una video parodia di Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo, che ancora gira nel web. La telecamera inquadra una ragazza bruna, sui 25 anni, capelli lunghi e corvini, trucco perfetto. Mentre canta, posa e vestito cambiano a suon di musica. E lei balla a bordo della sua carrozzina. Essenziale come una lama il testo: «Essere in carrozzina rende un po’ nevrotico / la gente sembra non avere senso critico. / Ora davanti alla tv, mettiti comodo / vedrai la fila dei clichè. / Toni drammatici. / Soci onorari al gruppo del pietismo anonimo». Le espressioni del volto sono più eloquenti del testo: incredulità, compatimento, malcelata sopportazione: «Quelli con quattro ruote son persone fragili – continua la canzone –, angeli umili. / AAA cercasi, / normalità nei media, / sperasi ovunque. / Ciò che non vorrei / luoghi comuni e piagnistei».

Bene. Ce n’è abbastanza per andarla a cercare, o meglio per andarle a cercare. Perché le ideatrici di questo video sono due: Maria Chiara ed Elena Paolini, marchigiane di Senigallia (AN), sorelle disabili, in arte Witty Wheels, espressione traducibile in «ruote spiritose» ma anche «intelligenti». E gli aggettivi ci stanno bene entrambi. Hanno un blog e una pagina Facebook, con contenuti sufficienti a sgretolare qualsiasi pregiudizio. Maria Chiara è laureata in lingue, inglese e arabo. Elena, 22 anni, sta per laurearsi in relazioni internazionali. Sono appena rientrate da tre anni di studio a Londra «uno dei nostri progetti folli» e sono «“drogate” di cinema, musica, viaggi e scrittura». Basta poco a capire il loro fortissimo legame. Pur essemdo assai diverse, in fatto di lotta ai pregiudizi sono un sodalizio ormai rodato: «Ci compensiamo. Ci diverte definirci come Elinor e Marianne, le due sorelle di Ragione e sentimento di Jane Austen». Elinor, pacata, riflessiva, pratica, ricorda Maria Chiara, Elena invece è più Marianne, passionale e sanguigna, con un profondo senso della giustizia.

Il blocco celebrale
del normodotato

Alle spalle una famiglia, anch’essa evidentemente molto witty. Nel blog le ragazze fanno riferimento agli sguardi di compassione per la «povera madre», ma la loro realtà è tutt’altra. «Noi due siamo privilegiate, perché i nostri genitori ci hanno sempre sostenuto in due cose sostanziali in questa società poco progredita in fatto di disabilità: la capacità di organizzarsi e le possibilità economiche per coprire le mancanze delle istituzioni. Fin da piccole ci hanno insegnato la self-advocacy, cioè ad autorappresentarci e a esercitare i nostri diritti». Fortunate abbastanza da sentirsi in dovere di lottare per gli altri. Anche attraverso un blog.

Esilarante il post in cui spiegano «il blocco cerebrale» del normodotato di fronte al disabile, in seguito al quale «scatta la rotella della stupidità». Ed ecco gli sketch dalla vita quotidiana: il viso contratto del «bipede» in un sorriso di circostanza, la voce in falsetto di solito destinata ai poppanti, il «pat, pat» sulla testa, quando basterebbe una stretta di mano; il rivolgersi del commesso o dell’impiegato all’accompagnatore, anche se a parlare e a pagare è il disabile. Poi guai a far riferimento ai fidanzati, quasi che ai disabili fosse preclusa a priori la via dell’amore e del sesso. E poi ci sono quelli che si ostinano a non mettersi ad altezza di carrozzato, imponendo al disabile scorci inquietanti di pance. O quelli, infine, che fanno complimenti a sproposito: «Ma che bene che sai parlare!». Atteggiamento che fa il pari con un altro molto diffuso: «Considerarci “eroi” anche per le cose più semplici. Queste basse aspettative nei confronti dei disabili sono il vero male e la causa di molte discriminazioni».

Eppure i media riportano di continuo anche storie di disabili superstar – «eroi per bipedi» dice la canzone –, dalle prestazioni eccezionali, per certi versi il contrario della retorica del pietismo. «Puntare i riflettori su disabili vincenti è ancora utile in un contesto culturale così retrogrado in fatto di disabilità – chiariscono le ragazze –. Tuttavia la retorica del superdisabile diventa dannosa quando si punta tutto sulla forza di volontà “sovrumana”, come se bastasse la forza della mente per abbattere un gradino!». La differenza è altrove.

Il pietismo
è esclusione

Secondo le due ragazze l’accesso alla vita indipendente per il disabile ha almeno tre nemici. Il primo è pratico: «Ci vogliono fondi per coprire le spese, dall’assistenza personale agli ausili»; il secondo è strutturale: «Abbattere le barriere di qualsiasi tipo, da quelle architettoniche a quelle comunicative». Il terzo è culturale: «Combattere l’“abilismo”, quel martellamento continuo, a tutti i livelli, che ti fa sentire meno desiderabile, meno meritevole, un peso per gli altri. Che ti porta a normalizzare il più possibile i comportamenti e il tuo corpo, spingendoti oltre le tue possibilità, pur di adeguarti agli standard». Il modo migliore per mantenere lo status quo, e per far passare i diritti come concessioni di cui essere grati.

Torna la musica, il viso ironico di Maria Chiara arriva al ritornello: «La priorità è un’altra: / tu mettimi una rampa! / Ed il mio cuore balla». È lo spunto per l’ultima domanda: avete un sogno nel cassetto? «Eccome. È concreto e urgente: aumentare i fondi per la vita indipendente in Italia». E nel frattempo?: «Sdrammatizziamo, cercando di mantenere in equilibrio ironia e pensiero».

L’ultimo verso di Carrozzati’s Karma è a questo punto la perfetta chiusa: «Il disabile non s’alza!!! (Pausa, faccia contrita di Maria Chiara) / Embè? Alè! Ommmm».

 

Lo speciale su disabilità e ironia, da cui questo articolo è tratto, si trova nella sua versione integrale sul numero di ottobre 2017 del Messaggero di sant'Antonio e sul formato digitale della nostra rivistai.  Consultalo ora!

Data di aggiornamento: 26 Ottobre 2017
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