16 Novembre 2016

I melograni di Mostar

Quando penso alla Bosnia, mi appaiono le sue montagne d’autunno rese sfolgoranti, anche nelle giornate più grigie, dai melograni. Come è stata possibile la guerra tra tanta bellezza?
melograno nelle mani del vecchio Smajo

I melograni si ribellano alla malinconia di novembre. Fa già freddo sul serio sulle montagne di pietre attorno a Mostar, la bellissima città dell’Erzegovina bosniaca. I melograni sono l’ultima resistenza all’inverno, fuochi di artificio di chiazze rosse e arancioni a fronteggiare un paesaggio che già comincia a essere in bianco e nero.
I frutti di questi alberi sono un sussulto vitale, bel finale di un’estate già molto lontana e un augurio per i mesi del freddo. Quando penso alla Bosnia, mi appaiono le sue montagne d’autunno rese sfolgoranti, anche nelle giornate più grigie, dai melograni.
Il vecchio Smajo Colakovic, di fronte alla sua case a Podgorani,  accende una sigaretta, tira su il bavero della giacca, mette in testa un berretto di lana e, ai confini del suo campo, va a raccogliere questi frutti da alberi selvatici. Ne ricaverà un succo color porpora, una bevanda che renderà più dolce l’inverno.
La Bosnia, come è stato possibile? Come è stata possibile la guerra tra tanta bellezza? Kao malo vode ne dlanu: questa terra è preziosa come «una goccia d’acqua sul palmo di una mano».
Gli ebrei sono certi che i chicchi, rossi e dolci, di ogni melograno siano 613 come i precetti previsti dalla Torah.
I frutti di quest’albero sono uno dei grandi doni di Allah agli uomini.
La Madonna del Botticelli sorregge, con la stessa mano, il Bambino e un bel melograno aperto.
Questi alberi rendono bellissima la Terra Promessa.
Smajo lo sa, lo sa senza saperlo: apre in due il frutto e ci offre i suoi chicchi.
 
Questa foto ha una sua storia: qualche tempo fa, assieme a Mario Boccia, abbiamo scritto e fotografato un piccolo libro sui contadini dell’Erzegovina. Fu un bel lavoro: la Bosnia ricostruiva i suoi giorni partendo dalla terra, dai campi, dagli alberi, dalla gente delle campagne. Quel libro ha una doppia firma, nessuno di noi si è curato di chi fosse un testo o una foto. Questa foto, le mani di Smajo che aprono per noi il melograno, è la copertina di quel libro (Viaggio in Erzegovina, edito da BuyBook per conto di Oxfam). È una foto che ci è sempre piaciuta moltissimo. È una foto di Mario.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017
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