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Ottobre 2008
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n. 11010


Giubiliamo. Piccolo manuale per vivere bene il Giubileo della Misericordia
webcam arca di sant'Antonio

Protagonisti
 
Canada. Abruzzesi nella British Columbia

Vancouver da Celano

Liberi professionisti, imprenditori, donne affermate. Discendenti di coloro che, con fatica e sacrificio, hanno consolidato l'industria canadese e gettato le basi della crescita di questo grande Paese.

di Anna Maria Zampieri Pan

Antonio Paris circondato da familiari e amici, tra i quali il celanese-vancouverita Loreto Zaurrini.

Vancouver
Quanti sono gli abruzzesi arrivati a Vancouver nel secolo scorso? E quanti, in particolare, i celanesi e i loro discendenti, che del locale gruppo regionale costituiscono l’ossatura portante? Sarebbe bello che un’indagine statistica fosse condotta da qualche giovane, magari come parte di una tesi di laurea. La proposta vale naturalmente anche per altri gruppi regionali o paesani. Figli e nipoti di donne e uomini che hanno lavorato e sofferto per dar loro un’educazione superiore e un futuro, spesso brillante nella nuova patria, potrebbero in tal modo contribuire a fare memoria della storia dei loro genitori e dei loro nonni. Per ora accontentiamoci di raccogliere alcune testimonianze. Sono anch’esse importanti quali tessere di un mosaico che un giorno potrebbe evidenziarsi come un disegno completo, con i suoi bei colori e con mille sfumature.
Il capostipite dei celanesi di Vancouver – si legge in un vecchio opuscolo del Circolo Abruzzese – è Antonio Rossi. Nato a Celano nel 1899, era immigrato in Canada nel 1926: con lui la moglie, Lucia Stefanucci, e i loro due bimbi: Caterina di 2 anni e Loreto di 1. Più tardi nascerà Eda, la terzogenita. «Antonio e Lucia, con la loro generosità e magnanimità si sono resi responsabili – così è affermato – della venuta a Vancouver della maggioranza dei celanesi. Nel 1949 fecero atto di richiamo ai fratelli Augusto e Luigi Rossi, e a Luigi Stefanucci, e da questi è iniziata la catena che poi ha incrementato l’afflusso dei celanesi in questa città». Si parla di un centinaio di famiglie, tra Vancouver e il territorio provinciale.
Luigi Stefanucci, indimenticabile figura di genitore e di nonno, oltre che di strenuo lavoratore e attivista comunitario, era nato a Celano nel 1915. Sua conterranea era la moglie, Onora Paris, di quattro anni più giovane. Cresciuti entrambi a Celano, si erano sposati nel 1936 e dalla loro unione erano nati Andrea (Andy), Lisiena (Lucy) e Gaudenza (Judy). Nel 1949 Luigi era emigrato in Canada dove aveva lavorato fino al 1980 per la Canadian National Railway: quanti altri italiani furono assunti come lui dalla CNR! Un anno dopo, Onora – modello di donna generosa e forte come lo sono state le compagne dei pionieri – lo aveva raggiunto con i figlioletti. Per ragioni di lavoro la famigliola s’era spostata dalla periferia di Vancouver ad Avola, una piccola località dell’interno britishcolumbiano, cinquanta abitanti e una scuola «che consisteva in una sola stanza dove venivano insegnate tutte le materie dei dodici anni di curriculum». Così racconta la quartogenita degli Stefanucci, Loreta Conte, nata a Vancouver nel 1953 dopo il definitivo rientro dei suoi nel capoluogo.
Anello dopo anello, la catena si estende... Dalla bella, storica, Celano del primo biografo del Poverello d’Assisi, dalle montagne dell’Abruzzo forte e gentile, dai paesini arroccati come aquile sulle cime più alte, in moltissimi sono partiti percorrendo le vie del mondo, a cercare pane e futuro ma anche a seminare valori indistruttibili: l’amore per la famiglia, la tenacia nel lavoro, la lealtà nell’amicizia, la solidarietà comunitaria. E ancora la profonda religiosità (famoso il culto dei Santi Martiri della fede cristiana, Simplicio, Costanzo e Vittoriano) e il sacro senso dell’ospitalità. Tutto ciò mantenendo solidi legami con la terra natale dove sono rimaste famiglie e case d’origine, e tutto un mondo di umanità con il quale continuare a scambiare esperienze e sentimenti.
Ad Avola era arrivato nel 1952 ancheil ventenne Antonio (Tony) Paris, la cui madre era una Stefanucci. Era sbarcato in Canada provvisto di appena 50 dollari e di nessuna conoscenza della lingua inglese. Alle dipendenze della CNR, manovale prima e capogruppo in breve, dopo qualche tempo il giova-ne si era trasferito a Vancouver per lavorare nel settore edilizio e, successivamente, in quello metallurgico. Intelligente, determinato, nel 1972 aveva deciso di dare vita a un’attività in proprio, fondando la Apollo Sheet Metal Ltd. (*) con sede in un’iniziale piccola officina di Vancouver, diventata veloce-mente una fabbrica a Burnaby, e trasformatasi quindi in un complesso di grandi capannoni a Coquitlam. La Apollo è oggi considerata un’industria leader nel settore degli impianti di riscaldamento e di aria condizionata. Al suo fondatore e dinamico presidente, il celanese Tony Paris, la Camera di Commercio di Chieti ha di recente assegnato il Premio Fedeltà al Lavoro e al Progresso Economico. Contemporaneo all’attività imprenditoriale è stato per Paris il volontariato comunitario: socio co-fondatore del Centro culturale italiano, presidente per 14 anni del Circolo Abruzzese, benefattore di iniziative assistenziali, egli presta tuttora servizio come direttore dell’Health and Benefit Plan a vantaggio dei lavoratori del settore lamiere sottili, a un centinaio dei quali garantisce lavoro in un ambiente di collaborazione e reciproco rispetto.
Poco più giovane di Tony è un altro celebre abruzzese: Luciano Montagliani, classe 1936. La sua è una storia per certi aspetti terribile, per altri fortunata. Aveva 20 anni quando la sua vita si interruppe dopo un volo di venti metri dal muro del Castello di Celano dove stava lavorando, e su di lui un camion carico di mattoni. Uscito miracolosamente dal coma, cancellati vent’anni di memoria, Luciano raggiunse alcuni parenti in Canada. Si stabilì a Vancouver. Era un bravo meccanico, e nel 1960 aprì una sua officina. Sposato dal 1964 con la compaesana Filomena Finucci, hanno avuto due figli: Vittorio, laureato in Scienze politiche, e Mario, specializzato in Criminologia. Luciano, tifosissimo di calcio, ha trasmesso loro la sua passione: il figlio Vittorio è presidente della Lega Calcio della British Columbia e vicepresidente della Lega Calcio canadese. Da pensionato, Luciano coltiva anche un altro hobby: il restauro di auto d’epoca. I nonni Montagliani – dopo anni di lavoro e di impegno comunitario (entrambi i coniugi sono stati presidenti, rispettivamente, del Circolo Abruzzese e della Lega femminile) – si godono i cinque nipotini, dedicandosi loro con grande gioia.
Strettamente legato agli Stefanucci per averne sposato la terzogenita Gaudenza, «come me celanese... la conobbi la domenica successiva al mio arrivo a Vancouver», è il noto impresario Loreto Zaurrini. Allora, nel 1966, Larry era un giovane ragioniere che tra la costosa università e l’emigrazione aveva dovuto scegliere quest’ultima. Larry e Judy – questi i loro nomi canadesi – si sposarono nel 1968. «Abbiamo avuto tre figli: Sante, Tina e Filippo, e siamo rallegrati anche da cinque nipotini». Zaurrini ricevette la prima offerta di lavoro da Tony Paris, successivamente fu a Kitimat nelle fonderie di alluminio della Alcan; cooperò poi con Vito Trevisi nel cantiere navale di Delta (**). Ma il suo più grande impegno fu – trent’anni or sono – la guida dei lavori di costruzione del Centro culturale italiano. «Zaurrini era destinato a lasciare un segno indelebile nella comunità – ha scritto lo storico Raymond Culos. Ha dedicato talmente tanto del suo tempo nel luogo della costruzione, e conseguentemente al servizio della comunità italiana, che sua moglie Judy disse un giorno che se Larry avesse lavorato nello stesso modo per il proprio interesse personale, sarebbe sicuramente diventato subito milionario». Anche Loreto è stato in passato presidente e animatore di iniziative del Circolo Abruzzese, attualmente retto dalla brava Lina Manetta. Oggi è guida esperta dell’azienda Holaco (***) che lo vede tuttora attivissimo insieme con i figli Sante e Filippo, e con il genero Claudio Suraci, sposo della figlia Tina.
Ai sintetici profili dei «tre moschettieri» qui ricordati, farà seguito una rassegna di altri nomi e storie da non dimenticare!

(*) http://www.apollosheetmetal.com/
(**) Go, Samuel Risley! (Messaggero di sant’Antonio, Dicembre 1998).
(***) http://holaco.com/about.htm 



 



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