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Aprile 2008
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n. 1249


Giubiliamo. Piccolo manuale per vivere bene il Giubileo della Misericordia
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Antonio oggi

Una nuova casa per il Santo

Verrà effettuata prossimamente la traslazione delle spoglie di sant’Antonio che abbandonerà,per un breve periodo,la sua dimora per trasferirsi nella Cappella di san Giacomo. Sarà possibile così restaurare la Cappella del Santo.

di Cristina Sartori

Non dispiacerà a sant’Antonio lasciare la Cappella dell’Arca per trasferirsi nella splendida Cappella di san Giacomo, affrescata nel Trecento da Altichiero da Zevio, situata nella parte opposta del transetto della Basilica del Santo.
Dopo sette secoli di riposo nell’Arca venerata ogni anno da milioni di pellegrini, per sant’Antonio è giunto il momento di traslocare, solo temporaneamente, per consentire di effettuare improrogabili interventi di restauro sulla Cappella dell’Arca e sugli altorilievi tardo rinascimentali. Così molto presto le sue spoglie verranno spostate, a cassa chiusa, in una nuova Arca dove resteranno per i diciotto mesi necessari a terminare i lavori.
Una decisione presa dalle autorità che sovrintendono alla Basilica – il rettore padre Enzo Poiana, il delegato pontificio monsignor Francesco Gioia e la Veneranda Arca del Santo – secondo le quali gli interventi non possono più essere rimandati.

«È dal marzo del 1981 che la tomba non viene toccata – spiega il rettore, padre Enzo Poiana – vale a dire dalla ricognizione autorizzata da papa Giovanni Paolo II, che permise l’indagine sui resti del Santo e durante la quale si ricompose lo scheletro in un’urna di cristallo protetta da una cassa di rovere. L’operazione che ci accingiamo a effettuare consisterà solo in una temporanea traslazione – lo spostamento della cassa contenente le spoglie di sant’Antonio, che resterà chiusa – e non sono previste né indagini né esposizione delle reliquie».
«È stata una scelta necessaria – spiega Leopoldo Saracini, presidente della Veneranda Arca con delega alla cultura –. La Cappella dell’Arca si trova nel transetto sinistro esposto a nord, zona soggetta a infiltrazioni di umidità sia ascendente da terra che di tipo capillare, attraverso le murature e le finestrature. Già con i primi del Cinquecento si decise di rifarla completamente e da allora assunse l’aspetto attuale, straordinaria opera del rinascimento italiano. La scelta di realizzare l’apparato decorativo interno in marmo, opera di valenti maestri tra i quali Tullio Lombardo e Jacopo Sansovino, fu determinata proprio dalla necessità di trovare materiali più resistenti all’umidità».
Una volta traslocato il Santo nella Cappella di San Giacomo – scelta perché specularmene identica a quella dell’Arca – come si procederà con i lavori? «Sono previste due fasi di cantiere – risponde il presidente Saracini – la prima riguarderà la scatola muraria interna con risanamento delle fondazioni e dei paramenti esterni sino a dodici metri di altezza. La seconda fase si concentrerà sulla ripulitura e il restauro degli altorilievi in marmo, minacciati dalle infiltrazioni, a rischio di distacco e fratture. Per permettere agli operatori di cantiere di lavorare e per allestire i ponteggi necessari, si sposterà la tomba del Santo, così da non ostacolare l’afflusso dei pellegrini».

E come sarà la nuova Arca che accoglierà sant’Antonio? «Nella Cappella del Beato Luca Belludi, Giusto de’ Menabuoi aveva affrescato, alla fine del Trecento, un ciclo straordinario in cui è raffigurata l’Arca che aveva contenuto a suo tempo le spoglie di Antonio: riproporre una rivisitazione storica di quest’arca trecentesca ci è sembrata la soluzione migliore».
Ma se sant’Antonio si trovasse così bene in questa nuova Cappella e non volesse più tornare a casa?
«Credo che tornerà volentieri – conclude il rettore padre Enzo Poiana – anche perché sant’Antonio si è già spostato più volte all’interno della Basilica: dopo la prima sepoltura, nel 1231, nella chiesetta di Santa Maria Mater Domini; l’8 aprile 1263, alla presenza di san Bonaventura, ministro generale dell’Ordine, il corpo di Antonio venne portato nella nuova Basilica, sotto la cupola centrale, dove, aperto il sarcofago, fu ritrovata la lingua incorrotta. Tra il 1307 e il 1310 ci fu un ulteriore spostamento per problemi di cantiere e di sviluppo della Basilica che venne ampliata e cupolata; con ogni probabilità in quell’occasione la tomba restò per alcuni anni nell’atrio della Cappella delle Reliquie. Una traslazione solenne fu infine eseguita il 15 febbraio 1350 dal legato pontificio cardinale Guido di Boulògne-su-mer, nel corso della quale il Santo fu spostato nella posizione più vicina alla chiesetta di Santa Maria Mater Domini».
E una volta che il Santo sarà tornato a «casa», che ne sarà della nuova Arca? «Probabilmente andrà in India – conclude il rettore – dove diventerà l’altare in una chiesa dedicata a sant’Antonio».


Zoom. Glossario
Con il termine «traslazione» si intende il trasferimento del corpo di un santo dal sacello originario a un altro luogo di culto, mentre con la «ricognizione canonica» si procede all’apertura della tomba per eseguire studi o altre indagini approfondite sulle sue spoglie.
La pratica di riesumare ed esporre il corpo di un santo appartiene da sempre alla storia della Chiesa cattolica. Spesso proprio sul luogo di sepoltura dei santi sono sorti santuari e basiliche, come nel caso delle Basiliche di San Pietro o di Sant’Antonio. Ritrovare spoglie incorrotte durante la ricognizione era indizio sicuro di santità e fino alla costituzione apostolica Divinus Perfectionis Magister promulgata da Giovanni Paolo II nel 1983, era un atto obbligatorio. Il corpo di sant’Antonio è stato oggetto di due ricognizioni, nel 1263 e nel 1981, e di almeno tre traslazioni, una delle quali – traslazione solenne – avvenne il 15 febbraio del 1350.
Nel 1981 si procedette con una ricognizione, mentre la prossima sarà solo una traslazione.


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