Una guerra nel cuore dell'Europa

Militari deceduti in strane esplosioni, interi paesi lasciati a morire di freddo, manifestanti uccisi negli scontri con la polizia... Dal 2014 in Ucraina infuria un conflitto silenzioso.
20 Marzo 2017 | di

Il mistero che ha avvolto la vita di Mikhail Tolstykh, nome di battaglia Givi, comandante del battaglione filorusso Somalia, ne avvolge ora anche la morte. La sua origine non è chiara: si dice sia nato in Abkhazia, una regione della Georgia. Lui ha sempre sostenuto d’essere ucraino, di Ilovaisk. Proprio durante la battaglia di Ilovaisk, nel 2014, la sua leggenda ha inizio: i suoi soldati cambiano le sorti del conflitto. Da quel momento l’iniziativa passa nelle mani dei separatisti filorussi, che sembravano sul punto d’esser sopraffatti dalle truppe governative ucraine. L’unica certezza, oggi, riguarda la data e l’ora della sua morte: è l’8 febbraio 2017. Alle sei e dodici minuti di un’alba azzurra di gelo, a Donetsk, il quartier generale del battaglione Somalia si disintegra a causa di una detonazione. Incerte le cause: secondo alcune fonti, russe, un razzo Shmel sarebbe esploso all’interno dell’edificio.

La notte del 16 ottobre 2016 una bomba radiocomandata posta nell’ascen­sore di casa aveva ucciso, a Donetsk, un altro celebre esponente militare dei separatisti: Arseny «Motorola» Pavlov, 33 anni, cittadino russo, comandante del battaglione Sparta. Secondo il presidente dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko, in entrambi gli attentati ci sarebbe la mano dei vertici dei servizi segreti ucraini (SBU) attivi nell’Oblast di Donetsk. La lista di morti sospette nelle regioni separatiste non si ferma qui.

Tra il gennaio 2015 e il gennaio 2017 muoiono in imboscate, attentati, improbabili malori e suicidi il generale Alexander Shushukin, veterano del Caucaso e comandante delle operazioni militari russe nel quadro dell’annessione della Crimea, Igor Sergun, comandante del servizio segreto militare russo e responsabile delle operazioni nell’Ucraina orientale, Oleksiy Mozhovyy, comandante della milizia popolare, Aleksandr Bednov, capo della forza di reazione rapida dell’autoproclamata repubblica di Luhansk, Ihor Plotnitskiy, capo del Luhansk Peo­ple’s Republic (LPR), Valeriy Bolotov, ex leader dello stesso partito. Secondo i familiari, Valeriy sarebbe stato avvelenato. Oleg Anashschenko, ministro della difesa de facto della Repubblica autoproclamata di Luhansk, muore nel febbraio di quest’anno a bordo della sua autovettura, che esplode. 

Si muore, lontano dal fronte, anche nel resto del Paese. Il giornalista Oles Buzina viene assassinato nelle strade di Kiev, a colpi d’arma da fuoco, nell’aprile 2015. Il giorno precedente Oleg Kalashnikov, oppositore politico, perde la vita nello stesso modo. Restano avvolti nel mistero gli omicidi di Olekandr Peklushenko, ex governatore regionale, e di Stanislav Melnik, ex parlamentare. L’ex presidente del partito delle regioni, Mihailo Cectov, precipita dalla finestra del suo appartamento, al diciassettesimo piano, mentre Serhiy Valter, sindaco di Melitopol, e Okesksiy Kolesnik, ex presidente del governo regionale di Harvik, vengono trovati impiccati. Nel luglio 2016 il giornalista Pavel Sheremet muore nell’esplosione della sua autovettura all’angolo tra via Bogdan Khmelnitski e via Ivan Franko, non lontano dal teatro dell’Opera di Kiev. Secondo gli inquirenti, a ucciderlo sono seicento grammi di tritolo: un ordigno artigianale.

Il gelo, intanto, cala sul Donbass insieme ai proiettili di artiglieria pesante. Centinaia, negli ultimi giorni, a celebrare il definitivo naufragio degli accordi di Minsk, che hanno avuto il solo risultato di cronicizzare un conflitto di cui nessuno, in Europa, vuole sentire parlare. I combattimenti, mai del tutto cessati, sono riesplosi con particolare ferocia, nelle regioni sud orientali dell’Ucraina, lungo tutta la linea del fronte. L’impiego su larga scala di missili grad, mortai e carri armati, in aperta violazione degli accordi di Minsk, ha costretto il presidente ucraino Petro Porošenko, in visita alla cancelliera tedesca Angela Merkel, a un immediato ritorno a Kiev per tentare di arginare l’incombente catastrofe umanitaria.

Decine di morti e feriti si registrano a Krymske, Svitlodarsk, Shyrokyne, Opytne, Donetsk. La popolazione di Adviivka, una cittadina alle porte di Donetsk, è rimasta senz’acqua, gas ed elettricità nel periodo più freddo dell’anno, con temperature che sono scese sotto i -20 gradi centigradi. Secondo la portavoce del comitato investigativo russo, Svetlana Petrenko, l’esercito ucraino avrebbe utilizzato sistemi missilistici Tochka-U contro quartieri e abitazioni civili a Novosvetlovka, Ternovoie, Krasnodon, Rovenki e nel sobborgo Lubileini, nella regione di Lugansk. 

L’articolo completo nel numero di marzo del «Messaggero di sant’Antonio» e nella versione digitale della rivista.

 

Data di aggiornamento: 20 Marzo 2017
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