16 Giugno 2017

Radio tra due mondi

I programmi e le radio italiane all'estero hanno un doppio ruolo: riunire gli italiani e formarli sul nuovo Paese. L'esempio di "Ma che dici?" nel Queensland e di Radio Meyood a Shanghai.

«Internet e social media permettono di rimanere in contatto con l’Italia e accedere a ogni tipo di informazione, ma la radio, secondo me, è ancora un mezzo unico – afferma Virginia Padovese, tra le spea­ker del segmento italiano di radio SBS, emittente multiculturale australiana che trasmette in lingue diverse dall’inglese da quarant’anni –. E deve potersi arricchire attraverso tutte le piattaforme disponibili», ovvero digitale, strea­ming, podcast, app, Facebook e Twitter. Tutti mezzi non tradizionali, ma fondamentali per i giovani e quanti scelgono quando e come ascoltare un programma o una parte di contenuto.
I profili degli ascoltatori italiani all’estero sono diversi: si va dalle giovani famiglie che crescono figli bilingui ai «vecchi» emigrati del Secondo dopoguerra, dai millennials in cerca di avventura ai professionisti che si (ri)costruiscono carriere fuori dal Belpaese. Di riflesso, lo diventano anche i contenuti.
Le stesse voci dietro il microfono sono eterogenee. Oltre a professionisti del settore non mancano, all’estero, esperienze radiofoniche volontarie che nascono dalla voglia dei giovani di colmare un vuoto, di raccontarsi e raccontare il Paese in cui vivono, legandolo con quello da cui provengono.
A Mackay, in North Queensland, per esempio, una giovane coppia italiana, Luana Giordano e Diego Saglia, conduce su base volontaria Ma che dici?, programma in onda su una radio comunitaria e nato per caso, a causa di un’incomprensione linguistica che, però, da più di un anno, fa divertire i residenti italiani del distretto.
In Cina a Shanghai, si trova Radio Meyooo, progetto ideato un anno fa da Andrea Rinaldi (che di professione fa il personal trainer): radio in streaming con circa 3 mila contatti a settimana, come racconta Clizia Sala. Con il suo China Rocks, la giovane lombarda sfoga la sua creatività fuori dal lavoro e «illumina» gli ascoltatori sulla musica cinese (e non solo).
«L’obiettivo è unire la comunità attorno alla radio e farci sentire una famiglia. Fornisce contenuti culturali (arte, musica, cultura cinese); e poi c’è il Buongiorno Meyooo che è più di intrattenimento», oltre a informazioni di servizio, dal voto all’estero ai visti.
I conduttori radiofonici italiani all’estero si sentono come «uomini e donne sul campo: viviamo immersi nella realtà di cui parliamo. Proviamo a vedere l’attualità italiana con una prospettiva australiana e guardiamo l’Australia con occhi italiani.
Raccontiamo come funzionano le cose qui, entriamo in contatto con storie uniche, esperienze di vita, di lavoro, successi e fallimenti, vita vera che, proprio per questo, non scade mai nello stereotipo.
E poi c’è tutta la bellezza della radio: immediata e viva – conclude Virginia –. È sempre diversa. Arriva nelle case, nelle macchine, nei posti di lavoro. Ieri come oggi informa, intrattiene, unisce come nessun altro mezzo al mondo».
 

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017
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