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Riccardo Cristiano (a cura di)

Paolo Dall’Oglio

La profezia messa a tacere
02 Luglio 2017 | Recensione di
copertina Paolo Dall'Oglio
Scheda
San Paolo
2017
€ 16,00

Gennaio 2013, usciva sul «Messaggero di sant’Antonio» un’intervista a padre Paolo Dall’Oglio, gesuita romano, firmata da Lieta Zanatta. Sogno una terra di pace e di giustizia il titolo, e ovviamente si parlava dell’amata Siria, patria del sacerdote da trent’anni, da quando, cioè, egli lasciò l’Italia per insediarsi a Deir Mar Musa (San Mosè l’Abissino), sulla riva del deserto, a 80 chilometri da Damasco, antico romitorio riscoperto e restaurato da Dall’Oglio, che vi fondò una comunità ecumenica mista, ponte di dialogo tra cristiani e musulmani. Quando quell’articolo uscì, il gesuita, suo malgrado, era in Italia, di fatto espulso e bollato come «indesiderabile» dal regime di Assad, che non gli aveva perdonato l’aver scritto e sostenuto la possibilità, dopo la primavera araba, di una transizione politica pacifica verso la democrazia. Peraltro, la stessa posizione dell’inviato speciale delle Nazioni Uniti, Kofi Annan. Ma tant’è.

Seconda scena, fine luglio 2013. Di padre Paolo si perdono le tracce. Le ultime notizie certe lo danno rientrato in Siria da Nord, a Raqqa, lì giunto per trattare la liberazione di un gruppo di ostaggi – e torna alla memoria l’ambasciata di sant’Antonio a Ezzelino da Romano in favore dei prigionieri… –, proprio nei giorni in cui i guerriglieri dell’Isis stanno prendendo il controllo della città ed eliminando gli oppositori.

Sono passati all’incirca quattro anni da quei fatti. Che ne è stato di padre Paolo Dall’Oglio? C’è chi lo dà ostaggio nella roccaforte Raqqa, chi ucciso dagli stessi miliziani. Sono voci flebili, incerte, inverificabili. In questo lasso di tempo, la tragedia siriana è proseguita, inesorabile, gravissima. Senza nemmeno più la voce di padre Paolo a scuotere le coscienze, quelle occidentali in particolar modo. Nel 2015, anche per rompere il silenzio sulla vicenda del gesuita romano, è stata fondata l’associazione «Giornalisti amici di padre Dall’Oglio», per «difendere e diffondere il suo messaggio umano, spirituale, politico e culturale sulla Siria, sui siriani e sul dialogo inter-religioso», come si legge nello statuto.

Il gruppo esce ora in libreria con questo lavoro corale (curato da Riccardo Cristiano), utile a scoprire e riscoprire la figura del gesuita rapito in Siria il 29 luglio 2013, attraverso le sue parole – è la sezione centrale del testo – cui si affiancano le riflessioni di giornalisti e intellettuali del panorama italiano e internazionale, tra i quali Nader Akkad (imam di Trieste), Paolo Branca (docente di Islamistica e Storia del Paesi islamici alla Cattolica), Marco Impagliazzo (presidente della Comunità di Sant’Egidio), Massimo Campanini (filosofo e orientalista), Stefano Femminis (già direttore di «Popoli»), Federico Lombardi.

Proprio l’ex portavoce vaticano, che firma l’introduzione, di padre Paolo ricorda lo «straordinario coraggio umano e spirituale», dimostrato «percorrendo una via originale e coerente, in discernimento e dialogo, non senza difficoltà». E prosegue: «In questi anni in cui papa Francesco ci parla con lungimiranza di una “guerra mondiale a pezzi”, Paolo ci invita a riaprire le pagine antiche del libro della Genesi e rileggere la storia di Abramo, per ascoltare il grido della sete di Ismaele, il pianto di sua madre Agar – la ripudiata, la madre dei musulmani – e vedere anche noi la fonte dell’acqua che le viene indicata da Dio nel deserto. Intitolando La sete di Ismaele la sua rubrica regolare sul dialogo islamo-cristiano, e ricordando il grido di Gesù in croce: “Ho sete!”, Paolo ci invita a “riconoscere il valore cristologico ed ecclesiologico del grido degli esclusi: un grido qualche volta scomposto o addirittura terrificante, ma un grido che la Chiesa non può non riconoscere come pertinente la storia della salvezza”».

Data di aggiornamento: 02 Luglio 2017