La Clessidra, il tempo della cura

In dialogo con Dimitri Pibiri, presidente della cooperativa sociale La Clessidra, di Villacidro (Sud Sardegna), esempio di quelle buone pratiche presentate alla 48sima Settimana sociale dei cattolici italiani.
27 Ottobre 2017 | di

Le cosiddette «buone pratiche» sono state al centro della seconda giornata di lavoro della Settimana sociale.

Il comitato preparatore, coordinato per il progetto Cercatori di LavOro dall’economista Leonardo Becchetti, ha censito circa 400 esperienze in tutta Italia, con lo scopo di farle conoscere e rilanciarle affinché possano diventare prassi quotidiana. «Bisogna ripartire da queste buone pratiche – ha sottolineato Becchetti – per curare la ferita del lavoro», per dimostrare che l’esperienza che fu di Adriano Olivetti, imprenditore illuminato della prima metà del secolo scorso, è riproducibile, in nuove forme, anche oggi. C’è, infatti, una nuova generazione di imprenditori che non si occupano solo del profitto, ma tengono conto anche dell’impatto che la loro opera ha a livello sociale o ambientale. Molti i settori in cui essi operano, a cominciare da quello manifatturiero, ma anche eno-gastronomico, culturale e socio-sanitario.

Siamo andati a conoscere una di queste realtà produttive.

La Clessidra – Villacidro

Villacidro è un grosso centro di quella che fino a qualche mese fa era la provincia del Medio Campidano, ora Sud Sardegna, appena fuori dall’area metropolitana di Cagliari. Il paese è un piccolo gioiello immerso in una pianura fertile ed è conosciuto soprattutto per aver dato i natali allo scrittore Giuseppe Dessì.

Qui, nel 1999 è sorta una delle realtà più grosse tra quelle presentate alla Settimana sociale. Si tratta della cooperativa sociale La clessidra.

«La clessidra è nata da nove soci» racconta il presidente, Dimitri Pibiri, 46 anni, che ci accoglie in uno degli uffici della cooperativa, una delle realtà più significative della Sardegna, con i suoi 300 dipendenti.  Una realtà, come racconta lo stesso Dimitri, nata all’ombra del campanile, visto che tutti i soci fondatori venivano da esperienze di volontariato o di associazionismo legate alla parrocchia della Madonna del Rosario. La comunità era all'epoca guidata da don Angelo Pittau, un sacerdote dal forte spirito imprenditoriale, fondatore di numerose comunità di accoglienza per tossicodipendenti, che ancora oggi, pur in pensione, si occupa di mandare avanti un centro d’ascolto attorno al quale ruotano delle comunità che si occupano di persone con disabilità mentale.

«Avevamo dalla nostra – prosegue Dimitri – l’esperienza della gratuità, ma anche un altro aspetto che ai nostri ragazzi oggi manca: eravamo tutti inseriti, proprio grazie a don Angelo, in un percorso di educazione al lavoro. Tutti prestavamo infatti la nostra opera per piccoli lavori in oratorio, ci occupavamo della spedizione del bollettino parrocchiale (che veniva inviato in varie zone d’Italia), avevamo numerose attività di autofinanziamento, come la raccolta delle mandorle. La consapevolezza di quanto ciò sia stato per noi importante ci ha fatto poi focalizzare, tra tutte le povertà educative con cui oggi facciamo i conti, proprio in percorsi di educazione al lavoro nelle scuole».

La Clessidra opera oggi in tutta la Sardegna. Ha al 95 per cento personale femminile – «perché il lavoro di cura – sottolinea Dimitri – è ancora tradizionalmente affidato alle donne» –, professionalizzato (numerose le psicologhe e le educatrici o le operatrici socio-assistenziali), e attualmente si occupa di gestire sette asili nido (da San Gavino a Olbia), una comunità residenziale per anziani, centri aggregativi, e inoltre opera nell’assistenza residenziale. «Nell’ultimo periodo – informa Dimitri – ci stiamo impegnando in particolare nei servizi di integrazione per disabili, soprattutto in ambito scolastico».

La cooperativa lavora a stretto contatto con il pubblico: «E qui, ahimé, son gioie e dolori – confida il presidente –. Perché se da un lato possiamo contare su risorse economiche certe, dall’altro, dovendo rispondere a gare d’appalto, ci troviamo a dover in un certo senso standardizzare i nostri servizi, che invece, per la natura del settore in cui operiamo, andrebbero personalizzati il più possibile. E poi ci scontriamo spesso con i lunghi tempi di attesa dell’amministrazione pubblica, che in più di un’occasione ci hanno creato difficoltà economiche, visto che i pagamenti arrivano sempre con forte ritardo. Sarebbe auspicabile – dice ancora Dimitri – che il pubblico intervenisse a valle invece che a monte, vale a dire fornendo agli utenti dei supporti che permettessero loro di poter usufruire di servizi del privato sociale. Questo renderebbe tutto più snello e flessibile».

Trovandosi a operare con molte dipendenti donne, tra le situazioni più comuni che la cooperativa si trova a dover affrontare ci sono i numerosi periodi di congedo per maternità. «Mi sono reso conto – racconta il presidente, non senza una nota di tristezza nella voce – che le donne sono in difficoltà quando annunciano al proprio datore di lavoro che sono in attesa di un figlio. In genere, quando una dipendente è incinta viene a dirlo a me: purtroppo, nella stragrande maggioranza dei casi, mi trovo dinanzi una donna che ha paura, paura di perdere il lavoro, di venire messa ai margini. Tanta è ancora la strada da fare per giungere a comprendere il valore sociale della maternità! Per me è un punto d’orgoglio il fatto che ogni nuova vita che si annuncia sia motivo di festa per tutta la cooperativa. Forse questo deriva dal nostro patrimonio valoriale cattolico, ma ritengo che dovrebbe essere così in ogni ambiente di lavoro».

Ci si potrebbe immaginare che, in una realtà così grande, la distanza tra il lavoratore e i vertici dell’azienda sia molto ampia. E invece, anche in questo caso, ci troviamo a fare i conti con una situazione ben diversa. «Con i nostri dipendenti – sottolinea Pibiri – cerchiamo di accorciare le distanze. Tutti possono chiamare il presidente. E questo contribuisce a ridurre il livello conflittuale intra-aziendale. Abbiamo attraversato momenti difficili, ma questa vicinanza, il fatto di vedere che, per esempio, quando ci sono difficoltà economiche il presidente è l’ultimo a prendere lo stipendio, ha creato una profonda condivisione, per cui tutti si sentono parte quasi di una grande famiglia».

La cooperazione permette inoltre di compensare forme contrattuali fragili. «Pensate per esempio ai contratti delle badanti: non hanno un lavoro sicuro e, soprattutto, sono dipendenti delle persone nei confronti delle quali prestano la loro opera e questo, nel settore socio-assistenziale, non è mai un bene, perché il dipendente, anche per paura di perdere il lavoro, tende a fare ciò che vuole il suo datore, invece che ciò che dovrebbe fare. L'essere invece dipendenti della cooperativa (e sia quindi quest'ultima a instaurare il rapporto di lavoro con la persona che necessita di cura) offre loro una differente sicurezza che migliora anche la qualità delle stesse attività assistenziali».

Nonostante la miriade di attività svolte, alla Clessidra i sogni nel cassetto non mancano. «In un prossimo futuro - conclude il presidente - vorremmo lavorare su un progetto di educazione al risparmio. Crediamo che le nuove generazioni ne abbiamo bisogno, anche per riuscire a gestire bene i pochi frutti del lavoro dei loro genitori che ancora restano. Questa è una terra tradizionalmente legata all'argicoltura, che, negli anni '70, ha conosciuto un improvviso sviluppo industriale, sfumato però nel giro di un decennio o poco più. Il fatto che la gente non avesse perso del tutto i contatti con la terra e, appunto, questa propensione al risparmio, anche grazie alla sobrietà di uno stile di vita ancora semplice, hanno fatto sì che il tessuto sociale reggesse bene. Ma per fare ciò bisogna essere in grado di gestirsi, di gestire bene le proprie risorse economiche. E, purtroppo, vediamo che  i giovani non sempre sono in grado di farlo».

Salutiamo il presidente e facciamo una breve passeggiata al centro del paese. Guardiamo il bel lavatoio (che risale al 1893), che è stato restaurato ed è divenuto oggi cuore della socialità, luogo di aggregazione anche per tanti giovani. Pochi metri più in là, notiamo l'interessante facciata della chiesa di Santa Barbara e la sede della Fondazione Dessì, che si occupa di promozione alla lettura anche attraverso un premio letterario tra i più noti della Sardegna. E poi, ancora, un inaspettato caffè letterario, i vicoli curati... una cura dell'ambiente cittadino che va di pari passo con quella cura della persona che ha reso grande una realtà come La Clessidra.

 

 

Data di aggiornamento: 05 Dicembre 2017
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