02 Aprile 2018

Il mantello di san Francesco di Paola

Nei boschi del Pollino, subito dopo Pasqua si sale in montagna con l’immagine di san Francesco di Paola nel taschino della camicia. Memori del suo passaggio che placò la tempesta.

un boscaiolo tiene nel taschino un santino di san Francesco di Paola 

Ho incontrato San Francesco di Paola nei boschi del Pollino. Tra le praterie e le faggete del versante occidentale. Ho visto il suo mantello. Da quelle parti, appena passata Pasqua, gli uomini e le donne di Pedali, una delle mille frazioni del paese di Viggianello (siamo in provincia di Potenza), salgono in montagna per tagliare l’albero della tradizione, per trasportarlo fino all’incrocio di tre strade, per innalzarlo tra le case come un rito antico.

A primavera (che su queste montagne è ancora coda dell’inverno), nelle montagne tra Lucania e Calabria, comincia la stagione di grandiosi riti arborei. I primi a incamminarsi verso i boschi del Pollino sono i montanari di Pedali. Aspettano che Cristo sia risorto, festeggiano la domenica di Resurrezione e poi seguono l’ombra del mantello di San Francesco da Paola.

La gente di Viggianello, di Pedali, di Torno, di Prastio, di Pantano raccontano che il santo calabrese, l’eremita austero, il taumaturgo miracoloso, costretto, a 67 anni, da papa Sisto IV a mettersi in viaggio verso la Francia, apparve in queste valli. Una tempesta stava scuotendo la natura e un uomo del paese si era perduto. Credeva che fosse arrivata la fine del mondo. Che per lui non vi fosse scampo, quando, all’improvviso, le nuvole nere si dileguarono, spazzate via da un altro uomo, un uomo anziano, con la barba bianca, vestito con abiti francescani. Stava volando e con il suo mantello avvolgeva i tuoni, i fulmini, il vento, la pioggia. Placò la tempesta. Il cielo si colorò di un azzurro smagliante. Il boscaiolo s’inginocchiò, riconobbe il santo delle Calabrie, e si ricordò del mantello dei miracoli. Ricordò che san Francesco aveva attraversato lo stretto di Messina usando proprio il mantello come vela.

L’uomo raccolse, su un carro, più tronchi che poteva. Li trasportò fino al paese e cominciò a costruire una chiesa per ringraziare il santo della grazia. La grande Festa pagana degli alberi, della pitu di Pedali, divenne devozione cristiana. Si portavano giù gli alberi per restaurare le chiese, per ingrandirle. È un legname votivo, raccontano a Viggianello. Sono gli alberi della devozione.

Si sale in montagna con l’immagine di san Francesco di Paola nel taschino della camicia. Il mantello aiuterà nella fatica, nei giorni del lavoro, nelle ore della Festa.

Data di aggiornamento: 02 Aprile 2018
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