21 Settembre 2016

Il libraio di Istanbul

Una vecchia libreria piena di libri e un libraio con la coppola in testa e i baffi bianchi. Una foto di qualche tempo fa a Istanbul. Prima del colpo di stato che ha dato potere assoluto a Erdoğan.
Il libraio di Istanbul

Un corridoio strettissimo. Un ingresso che non è tale. Agli stipiti sono appese vecchie cartoline. Poi una porta socchiusa. Due stanzette di libri pigiati. Dalle parti della torre di Galata, costa occidentale di Istanbul, pieno centro della più bella città del mondo. C’è una copia di un Camus in turco. Una pila di National Geographic, Charlie Chaplin con una bandiera rossa, due macchine da scrivere, un giradischi. La foto di Jerry Lewis con una Olympus in mano. Ci sarà ancora il libraio di Istanbul? Con la sua coppola in testa e i suoi baffi bianchi. Lui parlava solo turco, io lingue inutili per capirsi. Credo, per una frazione di tempo, che ci capimmo.
Tre anni fa i ragazzi di piazza Taksim volevano difendere gli alberi di Gezi Park. Furono spazzati via dai militari e dalla polizia.
Lo scorso luglio l’esercitò tentò un colpo di stato e consegnò, a rovescio, il potere assoluto e spietato a Recpe Tayyp Erdoğan, sultano di questa Turchia. I militari volevano quel potere per loro.
Ad agosto è stata uccisa Hande Kader, transgender, militante dei diritti civili. È stata decapitata, il suo corpo carbonizzato.
Orhan Pamuk, scrittore, premio Nobel, ha scritto: «Sono molto arrabbiato». Avevano appena arrestato un altro scrittore e un economista, Ahmet e Mehet Altana. In Turchia «la libertà di pensiero non esiste più».
Io penso alle serate dei ragazzi nei caffè delle strade attorno a Istiklal Kaddesi, la via principale di questa Istanbul. Alle donne musulmane che, ogni martedì, affollano la basilica di Sant’Antonio, nascosta dietro un cancello. Ai panini con il pesce sulle sponde del Bosforo. Spero che quel vecchio libraio anche questa mattina apra la porta di quelle due stanze colme di libri.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017
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