15 Maggio 2017

Adolescenti bombardati dal sesso

Il martellamento di messaggi a contenuto sessuale che ogni giorno subiscono i nostri adolescenti è una vera e propria sfida educativa. Ignorarla potrebbe portare a gravi conseguenze.
Adolescenti martellati da messaggi a contenuto sessuale
ALPHASPIRIT/FOTOLIA

«Gentile direttore, sono la mamma di un ragazzo di 15 anni. Le scrivo a cuore aperto, perché ho notato in più occasioni la sua sensibilità verso le problematiche che riguardano l’adolescenza. Mi rendo conto ogni giorno di più che i ragazzi dell’età di mio figlio sono letteralmente martellati da messaggi a contenuto sessuale. Lo è tutta la nostra società, ma mentre un adulto si presuppone abbia i mezzi per evitare le strumentalizzazioni e leggere gli eccessi, altrettanto non si può dire di un adolescente. Il problema è aggravato dall’uso invasivo dei social media e dalla possibilità di accesso immediato a materiale e informazioni un tempo impensabile. Se ciò non bastasse, non c’è gioco elettronico, videoclip o serie televisiva, dedicati a questa età, che non faccia riferimento al sesso, veicolando il messaggio che è normale andare a letto col primo che capita o usare il corpo proprio o altrui come fosse un oggetto qualsiasi. Ho provato a parlarne con amici e in molti casi ho intravisto il sorriso compiaciuto di qualche padre al pensiero delle prodezze del figlio. La scuola tende a non parlarne e persino in parrocchia si fatica ad affrontare l’argomento. Ho la netta impressione che ci sia un generale disimpegno educativo, ma a quale prezzo? Dal canto loro, i ragazzi sembrano impermeabili a ogni discorso fuori dal coro, che bollano come retrogrado. Alcuni amici mi dicono: "Che ti preoccupi a fare? Hai un figlio maschio!". Oltre a essere un argomento sessista, lo trovo errato dal punto di vista educativo. Il corpo di mio figlio è sempre mio figlio e ciò che sceglie di fare è il suo modo di stare nel mondo».

Lettera firmata

 

Ha ragione, il tema della ipersessualizzazione dei bambini e degli adolescenti dovrebbe destare preoccupazione, eccome. Non lo dico da frate, sarebbe facile. Sono gli esperti per primi a esserne preoccupati. Per esempio, gli psicologi da tempo denunciano che una tale esposizione, in una personalità che si sta formando potrebbe avere gravi ripercussioni sulla sfera evolutiva ed emotiva oltre che sessuale. Persino il Consiglio d’Europa, appena un anno fa, ha emanato due documenti: una risoluzione e una raccomandazione contro l’ipersessualizzazione dei bambini e degli adolescenti, invitando gli Stati a impegnarsi per combatterla.

A chi serve questa pressione sui ragazzini? Innanzitutto al marketing: il sesso fa vendere e i bambini e gli adolescenti sono un target privilegiato di consumatori. E così una manipolazione viene spacciata per libertà, per libera espressione di sé. Il problema è che il resto del mondo adulto, abituato a sua volta a questo bombardamento, lascia che sia, come fosse un dato scontato legato ai tempi. A questo si aggiunge, come lei giustamente rileva, la centrifuga di internet che amplifica il fenomeno e lo porta alle estreme conseguenze. Il corpo dei piccoli esce dalla sfera privata, diventa oggetto da manipolare ed esibire nella ricerca spasmodica dei like sui social media. Non solo, nei post degli adolescenti ritornano, peggiorati e amplificati, i più bassi difetti degli adulti, che si sperava di aver in parte arginato con decenni di lotte civili: sessismo, volgarità gratuita, attacchi nei confronti di chi è considerato diverso o più debole, veri e propri atti di vandalismo mediatico dove il corpo è virtualmente esibito, sfruttato, offeso, deriso. I danni, però, bruciano come ferite aperte. I ragazzi, ridotti a guscio, a buccia, a pura carne, soffrono. Basti guardare alla cronaca: ragazzini con disturbi mentali perché non si sentono accettati per quello che sono e suicidi di giovani vittime, schiacciate da un video a sfondo sessuale mandato al fidanzato e finito nell’arena  impietosa del cyberbullismo, di cui l’ipersessualizzazione è fattore importante.

Ma anche senza citare casi estremi, i danni sono profondi: ritenere che il corpo proprio o altrui sia un oggetto come tutti gli altri, significa scinderlo da tutto il resto, dimenticare che è parte integrante di noi. Mi ha colpito in questo senso un libro di qualche anno fa, scritto dalla giornalista Marida Lombardo Pijola. Un’inchiesta su ciò che accade in alcune discoteche aperte ai minorenni. Lì l’ipersessualizzazione si legava ai diktat del branco: e così, in quel micro cosmo, diventava normale esibire il proprio corpo e concederlo a chiunque nel gruppo. Pena l’esclusione, sia per i maschi che per le femmine. Le conseguenze che trasparivano dal racconto ingenuo di ragazzi e ragazze erano sconfortanti: senso di vuoto, di solitudine, di frustrazione. Sullo sfondo adulti distratti, se non superficiali. E così ragazzini in prima adolescenza scimmiottavano il peggio del mondo dei grandi, senza consapevolezza, senza sentimento, ma anche – contraddizione delle contraddizioni – senza piacere e libertà. Erano arrivati al capolinea, senza aver giocato la partita. Peter Pan cinici, senza essere mai cresciuti. Che ne sarà degli affetti futuri? Delle emozioni degli altri? Che ne sarà dell’amore?

Che si può fare? La cosa più semplice e più difficile di tutte: stare accanto ai nostri ragazzi, non perderli di vista. Non rinunciare a priori ad accompagnarli in un percorso di maturazione emotiva e affettiva. Cercare i modi per comunicare, anche se a volte sembra impossibile. Chiedere aiuto agli altri educatori: gli insegnanti, gli animatori parrocchiali, gli allenatori, gli altri genitori. Dar loro esempi di relazioni credibili, di adulti pronti a fare da sponda. Non eccedere in prediche e non trascendere in attacchi violenti. A poco servirebbero. Un gruppo di genitori che conosco, per esempio, sceglie di vedere insieme ai ragazzi alcuni film nei quali emozioni e sentimenti giocano un ruolo importante e approfittano di quell’esperienza per toccare argomenti «sensibili». So bene che oggi genitori ed educatori hanno mezzi spuntati e un contesto che non aiuta, ma è proprio ora che devono essere più creativi, trovare i modi per appassionare i ragazzi, per aiutarli a credere di più in se stessi. Pian piano i nostri giovani capiranno che anche il piacere e la felicità sono conquiste che passano da corpo e mente, quell’unicum indissolubile che è ciascuno di noi.

Data di aggiornamento: 15 Maggio 2017

2 comments

16 Maggio 2017
Condivido le preoccupazioni della signora che ha scritto la lettera. Quello che più mi intristisce è l'aver perso il senso della poesia delle relazioni affettive umane. Forse, potrebbe aiutare anche la frequenza con i poeti dell'antichità, lo studio dei classici. L'uso di internet e la presenza di facebook, paradossalmente, invece, di aprirci verso l'infinito, di farci superare le barriere, mi sembra ci hanno rinchiuso in una gabbia anche se globalizzata. L'uso del corpo, dei corpi ha molto a che fare con la mentalità consumista. Ma mi chiedo quando è cominciato questo uso del corpo come merce e quindi anche della sessualità ? Quale è stato il punto di svolta: prima o dopo la II guerra mondiale ? con la rivoluzione industriale ?
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di maria

23 Maggio 2017
Non sono un esperto, ma credo che lo spartiacque sia la civiltà dei consumi, a cui seguono comunque altri fenomeni dirompenti come l’avvento del reality show e l’affermarsi dei social media. La rivoluzione tecnologica - che tanto potrebbe dare all’umanità in termini di conoscenza, di democratizzazione, di diffusione delle idee (oltre che di nuove possibilità di business)- senza un quadro di responsabilità e valori etici condivisi, rischia di diventare un boomerang. Soprattutto per i nostri ragazzi: dalla dipendenza da social al sexting, dal cyberbullismo alle fake news (a cui dedicheremo uno speciale nel numero di giugno). Credo che da parte di tutti quelli che si occupano dei nostri ragazzi ci voglia un supplemento di coraggio educativo, la scommessa sul dialogo vero, quello a quattr’occhi.
di Redazione

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