01 Aprile 2019

Sorbonne, la classe «virtuale»

Nella rinomata Università francese, il professor Bruno Dondero ha un metodo d’insegnamento interattivo che coinvolge gli studenti con YouTube, Facebook e Twitter.
Una lezione del professor Dondero
Una lezione del professor Dondero

L’Aula Magna dell’Università della «Sorbonne», ambiente solenne di una delle più prestigiose università di Francia e del mondo, è diventata ormai, per molti studenti, una realtà virtuale da quando il professor Bruno Dondero, 45 anni, di origini italiane, ha deciso di tenere le sue lezioni via internet. Docente di Diritto privato alI’Università «Paris 1-Panthéon-Sorbonne», Dondero interagisce, infatti, con i suoi studenti da casa o da altre sedi. Le aule sono ormai veri e propri spazi digitali dove si seguono lezioni, ci si relaziona con il docente, si preparano esami. Il professore ha creato un canale YouTube, aperto un blog, ed è presente su Facebook, in continuo contatto con i suoi giovani studenti.

MSA. Professore, il suo modo di insegnare ha lasciato qualcuno un po’ stupito. Eppure siamo nell’era di internet e dei social network.
Dondero. Oggi ci sono nuovi strumenti di comunicazione che offrono grandi opportunità. Perché non usarli? Alla «Sorbonne» sono docente ordinario di Diritto commerciale, e in questo ruolo mi trovo a condurre corsi in Aula Magna, davanti a 300 e più studenti. Mi è sembrato naturale riflettere su come migliorare il corso, renderlo più efficace, vivace, meno noioso e più partecipativo.

Come ha iniziato?
Un primo passaggio è stato l’uso di Twitter per annunciare agli studenti il tema del corso e offrire loro la possibilità di fare osservazioni o domande.

Secondo passaggio?
Qui entriamo nel vivo. In questa fase, infatti, il corso, da me tenuto, viene interamente filmato e trasmesso in diretta su Facebook, attraverso il mio iPhone, e poi proposto su YouTube.

La platea si è moltiplicata...
In questo modo possono seguire il corso anche persone non iscritte regolarmente all’università. E il pubblico interessato va oltre i confini di Parigi e della Francia. Per esempio, chi risiede in Africa o in Cina può informarsi su quello che facciamo alla Sorbonne.

In alcune lezioni, il suo corso si trasforma virtualmente in un’aula di tribunale.
Sono previste diverse sperimentazioni, con casi specifici. Ciò significa costruire un vero e proprio processo, con avvocati e giudici, per discutere in diretta una certa causa.

Come hanno reagito gli studenti?
La loro risposta è stata entusiastica. Per chi vuole continuare a frequentare come prima, non cambia nulla. Chi, invece, desidera seguire le lezioni da casa può farlo con assoluta libertà, se non con un iPhone, dallo schermo di un computer. Con il vantaggio di poter rivedere la lezione.

E i suoi colleghi, come l’hanno presa?
Alcuni con entusiasmo, altri preferiscono continuare con il metodo tradizionale, in aula. Rispetto il loro parere, anche perché tenere una lezione, ripreso da una videocamera, è molto più faticoso e stressante. Mi amareggiano soprattutto obiezioni del tipo: «Il giorno in cui mi daranno i mezzi tecnici, mi ci metterò anch’io». È un pretesto per continuare a fare la stessa cosa per decenni. Il mondo, invece, sta cambiando velocemente.

Mi può elencare altri vantaggi del suo metodo?
I vantaggi sono tanti. Il modello tradizionale: iscrizione all’università, corso con presenza fisica, esami, diploma, verrà probabilmente sorpassato dal modello dei «Massive Open Online Courses» (MOOCs): iscrizione più aperta, corsi con video e forum, esami a distanza, attestazioni di partecipazione.

Lei è figlio di Mario Dondero, indimenticabile fotoreporter, blogger, professionista con grande esperienza.  Questo l’ha aiutata?
Mio padre non era né tecnofobo né tecnofilo. Condividevamo un pensiero: la tecnologia è solo un aiuto. Il fatto di insegnare potenzialmente a tantissime persone, anche a chi non può venire fisicamente a un corso, era un’idea che gli piaceva molto.

Avrà certamente uno sviluppo anche all’estero.
Negli Stati Uniti le università usano molto i MOOCs. Sostengo da anni che l’insegnamento a distanza, online, dovrebbe svilupparsi sempre di più. È assurdo, con le nuove tecnologie, continuare a imporre un modello di insegnamento con la presenza fisica delle persone. In gran parte può essere «dematerializzato». Tutto il corso magistrale, tenuto in Aula Magna, può essere trasmesso online. Ma, nello stesso tempo, va garantito l’indispensabile scambio tra professore e studenti. Il processo pedagogico non può essere ridotto a guardare un video.

Professor Dondero, lei è di origine italiana. Molti connazionali ottengono spesso successo all’estero. Cosa li contraddistingue?
Gli italiani si distinguono per la loro adattabilità, viaggiano volentieri e si adeguano facilmente alla vita in altri Paesi. Aggiungo, per la mia esperienza, che gli imprenditori italiani sono tra i più intelligenti al mondo.

Molti giovani, spesso laureati, emigrano in cerca di un’occupazione. Il futuro è ormai fuori dall’Italia?
L’Italia deve offrire agli imprenditori e ai giovani maggiori opportunità per poter guardare al futuro con serenità. Occorre creare un terreno fertile per far crescere e utilizzare i loro talenti. I settori chiave su cui puntare sono sviluppo economico, amministrativo, infrastrutture ed educazione.

Data di aggiornamento: 01 Aprile 2019
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