Salvi per un battito

Un travaglio complicato, un cuoricino che rallenta il suo battito, due vite salvate. È la bella storia raccolta da fra Luigi Cerea all’ospedale di Matera lo scorso maggio, durante la peregrinatio antoniana in Basilicata.
07 Agosto 2019 | di

È primavera inoltrata a Matera. I fiori sbocciano, l’aria si scalda e una giovane neomamma si prepara a partorire. Già messa a dura prova da due aborti spontanei, la donna contiene ormai a stento l’ansia. Il termine dei nove mesi è scaduto, ma del travaglio non c’è avvisaglia. I medici decidono di indurlo con i farmaci e ricoverano la donna. Tutto sembra sotto controllo. Ma dopo qualche ora di trattamento, la paziente inizia ad avvertire dolori lancinanti. Così forti da farle perdere conoscenza. I medici sottovalutano la reazione, non capiscono che si tratta di un effetto collaterale a un farmaco. La vita della giovane è a rischio. D’un tratto, però, accade qualcosa di inatteso...  «Il cuore del bambino ha iniziato a perdere battiti – ricorda la donna –. Più io stavo male più il suo battito dava segnali di sofferenza». Segnali che non si erano mai presentati e di cui, anche a posteriori, non resterà traccia sul corpo sanissimo del piccolo. 

Falso allarme dunque? Forse. Certo è che senza quell’anomalia oggi la giovane mamma non potrebbe raccontare quanto accaduto. È merito di quel cuoricino se l’équipe medica si mette in allerta e predispone un parto cesareo d’urgenza. «Quel battito mi ha salvato la vita... Se non fosse stato per lui avrei davvero rischiato... Siamo stati benedetti entrambi, io e il mio bambino». A parlare è proprio la mamma della storia, incontrata da fra Luigi Cerea nella cappella dell’ospedale di Matera. «È un doppio miracolo. Mi ha commosso tanto» confesserà in seguito il frate ai confratelli. Come questa, molte altre sono le belle storie di fede e di rinascita che i frati del Santo hanno raccolto durante la recente peregrinatio delle reliquie antoniane in Basilicata. «Storie di madri divenute tali dopo aver pregato il Santo, storie di sofferenza e gioia. Compresa quella di un uomo che doveva essere operato alla gola, ma è guarito inspiegabilmente. 

Fra Egidio Canil, che con padre Luigi ha condiviso il viaggio in Sud Italia, elenca le vicende senza tradire stupore. «Da sempre Antonio è vicino a chi soffre. Non a caso il pellegrinaggio antoniano comprende sempre tappe in carcere e in case di riposo». Dopo la sosta nella chiesa dei cappuccini di Montescaglioso e all’ospedale di Matera, le reliquie del Santo hanno visitato la parrocchia di Cristo Re e il carcere di Matera, dove ad attenderle c’erano centottanta detenuti. È toccato poi alla parrocchia di Sant’Antonio dei rogazionisti e alla casa di riposo della diocesi di Matera. «La cosa che più mi ha colpito in Basilicata – precisa fra Canil – è stata l’accoglienza condivisa da frati minori, cappuccini e rogazionisti. Davvero un bel segno di comunione!».

Superata la Basilicata, il viaggio del Santo in Meridione è proseguito verso l’estremo sud del Salento. Dopo una sosta a Copertino, dove le reliquie hanno visitato il Santuario di Santa Maria della Grottella e quello di San Giuseppe, la delegazione ha raggiunto Tricase, che conta quattro parrocchie e quasi 20 mila abitanti. Anche nel comune leccese l’accoglienza calorosa al Santo non è mancata. «Quasi due ore di processione col  gruppo degli sbandieratori di Oria!» ricorda fra Egidio. Per non parlare della piacevole sosta all’ex chiesa dei cappuccini e alla chiesa di Sant’Antonio: «Il parroco che ci ha invitato è là da quasi cinquant’anni!». Tra incontri con le famiglie, Messe e confessioni, il passaggio delle reliquie è stato festeggiato anche coi fuochi d’artificio. Due sono state le visite d’obbligo: al Santuario Santa Maria finibus terrae di Leuca e al cimitero di Alessano, dove i frati hanno pregato sulla tomba di don Tonino Bello.

La mattina successiva per le reliquie antoniane era già tempo di ripartire. Destinazione: il monastero di San Luigi a Bisceglie (provincia di Barletta-Andria-Trani), dove vivono nove clarisse. «Sono state 6/7 ore di sosta molto intensa – ricorda fra Canil –. Un continuo pellegrinaggio di fedeli!». Anche se, pensandoci bene, «le giornate più piene sono state ad Andria» puntualizza il frate. Nella città pugliese le reliquie hanno sfilato in una lunga processione per le vie della città, salvo poi fermarsi nelle chiese di San Francesco, Sant’Antonio e Santa Maria a Vetere. «È stato un continuo alternarsi di celebrazioni, catechesi e confessioni» conclude fra Egidio. Un flusso costante di devoti e autorità in una «bella e fraterna accoglienza».

Il rientro delle reliquie antoniane è avvenuto in un’auto carica di pane e olio pugliesi. Ultima tappa sulla strada per Padova, una città che vanta un legame speciale col Santo: Gemona del Friuli. Proprio a Gemona, infatti, Antonio giunse a predicare intorno al 1227, compiendo miracoli e avviando la costruzione della prima cappella dedicata alla Beata Vergine delle Grazie. Sempre a Gemona, oggi si erge una delle prime chiese intitolate al Taumaturgo, ricostruita dopo il terremoto del ’76. Nei due giorni di permanenza in Friuli le reliquie hanno visitato quel santuario, due case di riposo e la casa madre delle suore missionarie del Sacro Cuore. Quest’ultima stava ospitando anche il Capitolo generale della congregazione. Ma Antonio è un Santo che non passa inosservato, un Santo che smuove mari e monti. Figuriamoci delle suore francescane... Morale della favola: lavori sospesi e reliquie accolte in modo solenne. Giusto in tempo per il rientro in Basilica a Padova. Pronte per il prossimo viaggio sulle orme di Antonio.

 

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Data di aggiornamento: 07 Agosto 2019

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