L'intervista. Milena Miconi

Soubrette, attrice ma anche mamma. Alle sue due figlie vorrebbe riuscire a trasmettere l’importanza di essere nella vita curiose, forti e indipendenti, proprio come i personaggi che ha interpretato nel corso della sua carriera.
10 Gennaio 2014 | di

«Una ragazza vistosa, ma meno bambolona della Prati e della Marini (le soubrette Pamela e Valeria, ndr)»: così Pier Francesco Pingitore vedeva Milena Miconi nel 2000, quando la scelse per calcare il palco tutto lustrini e paillettes del Salone Margherita di Roma nello spettacoloBuffoni. Al fianco di questa esordiente dai capelli rossi eletta a primadonna c’era la compagnia de Il Bagaglino: su tutti, i comici Pippo Franco, Leo Gullotta e Oreste Lionello. «Al contrario di quello che avrei potuto pensare un tempo, Il Bagaglino è un’esperienza che rifarei se si presentasse un’occasione simile – confessa oggi Milena –.
Ora, però, è cambiato tutto. Quel tipo di varietà non esiste più». A quell’allegra e festante brigata – fatta di balletti, battute graffianti e bonarie caricature, su cui la televisione ha spento i riflettori nel 2011 – Milena ripensa con un misto di nostalgia e gratitudine, se non altro per la popolarità che il cabaret di Pingitore le ha regalato. E se, a detta di molti, il tramonto de Il Bagaglino ha segnato anche la fine di un’epoca, per la Miconi è stato, invece, l’inizio di una fortunata carriera. Svestiti i panni della soubrette, Milena è stata diretta da grandi registi della commedia italiana come Claudio Risi, Enrico e Carlo Vanzina, e ha recitato in molte serie di successo della tv italiana, prime su tutte Carabinieri (per la Mediaset) e Don Matteo (per la Radiotelevisione italiana): chi non la ricorda, infatti, nei panni dell’affascinante procuratore Claudia Morresi (nel primo caso) o in quelli di Laura Respighi, il sindaco che fa innamorare il capitano Flavio Anceschi (alias Flavio Insinna)?
Quello di Milena Miconi sul piccolo schermo è un successo decretato prima di tutto dal pubblico. Basti pensare che la casa produttrice della serie interpretata da Terence Hill nel ruolo del prete detective, per scegliere la primadonna protagonista della serie tra quattro giovani candidate, aveva chiamato a votare il popolo di Internet. Serena e realizzata nella vita personale (è moglie e madre di due bambine di 11 e 4 anni), come anche sul set, in oltre vent’anni di carriera Milena ha collezionato una lunga serie di personaggi tosti e volitivi. «Ho sempre vestito i panni di donne forti e coraggiose – racconta –. Nel kolossal San Pietro(2005), ad esempio, interpretavo Maria Maddalena al fianco di Omar Sharif e di altri straordinari attori come Johannes Brandrup, Daniele Pecci e Lina Sastri. È stata un’esperienza estremamente formativa, vista anche la possibilità di recitare per la prima volta in inglese. Sono maturata sul piano professionale ma anche, soprattutto, umano».
Al personaggio di Maria Maddalena è seguito, più di recente, quello di suor Maria nel film La strada di Paolo (2011), e il ruolo da protagonista nel lungometraggio intimista e sentimentale Il disordine del cuore (2013). Tre settimane di riprese tra gli splendidi vicoli di Rieti, diretta da Edoardo Margheriti e affiancata dai colleghi Paolo Fosso ed Erika Blanc: ancora una volta Milena Miconi è riuscita a scardinare i luoghi comuni sulla bellezza fine a se stessa, offrendo allo spettatore il ritratto di una donna indipendente, capace di scegliere con la propria testa e col proprio cuore. Una donna come lei.
Msa. Che ricordo ha del suo debutto a Il Bagaglino? Miconi. È stata un’esperienza meravigliosa che mi ha permesso di lavorare con grandi artisti, primo fra tutti Pier  Francesco Pingitore. «Ninni» è un regista e un autore fantastico, speciale. Il Bagaglino è stata un’avventura alla quale devo molto, anche perché mi ha aiutato a fare tante altre cose belle. Certo, quando ho iniziato lavoravo già come modella, avevo studiato recitazione e facevo teatro, ma non mi aspettavo arrivasse un’occasione del genere. Non ero abituata alla popolarità, ma l’ho vissuta e gestita bene. Non è stata forte al punto di stordirmi. Vero è, però, che da lì in poi è stato un crescendo di esperienze e di emozioni.
Che cos’è cambiato nella sua vita da quattordici anni a questa parte?
Sono cambiate tante cose, ma soprattutto sono cambiata io. La vita a 30 anni è in un modo e a 40 in un altro. Il Bagaglino è stata la mia prima grande esperienza lavorativa. Ero giovane, inesperta, soprattutto non ero ancora diventata mamma. Oggi sono un’altra persona: sono cambiate le priorità, le responsabilità e, insieme, anche il mio modo di vedere e di intendere la vita. Il lavoro passa in secondo piano ma, paradossalmente, è come se acquistasse un’importanza maggiore, perché dal lavoro dipende la qualità di vita dei figli e della famiglia. Anche le amicizie sono cambiate: oggi preferisco avere al mio fianco chi condivide con me lo stesso stile di vita e le stesse abitudini.
Professionalmente sente di aver raggiunto le mete che si era prefissata?
Nella vita non mi sono mai posta degli obiettivi. Programmare non fa parte del mio carattere. Ho sempre pensato che mi divertivo a fare il mio mestiere e che avrei voluto continuare su quella strada. Credo di aver avuto gli spazi giusti e la fortuna, soprattutto. Le occasioni, oggi, sono forse meno che in passato anche perché, nell’ultimo periodo, si è aggiunto un altro «lavoro» ancora, quello della mamma. Così, continuo ugualmente a fare teatro, ma con delle «limitazioni», come quella, ad esempio, di non allontanarmi troppo da casa e dalle mie bambine.
Fino a che punto il cinema l’ha coinvolta a livello personale e quanto ha influito nel suo rapporto con la fede?
La fiction San Pietro e il film La strada di Paolo fanno parte del mio bagaglio professionale, oltre che umano. Il lavoro mi ha portata sulle strade di Betlemme e di Gerusalemme, dove è nato, cresciuto e ha predicato Gesù. Il pensiero di ripercorrerle mi ha coinvolta profondamente e mi ha senz’altro avvicinata ancora di più alla fede. Credo sia importante su questa terra credere in qualcosa che ti sproni ad andare avanti, nonostante tutto.
Anche il personaggio che interpreta in Il disordine del cuore ha dovuto affrontare tanti ostacoli…
È difficile, ma se solo imparassimo a guardare le difficoltà da un’altra prospettiva capiremmo che è attraverso di esse che bisogna passare per crescere. Anna, la protagonista del film, è una psichiatra che ha sofferto molto. Perseguitata dal suo capo, è costretta a lasciare il lavoro. Si trasferisce a Rieti, dove viene assunta come segretaria da uno scrittore divenuto cieco. L’uomo ha deciso di isolarsi dal mondo e vive da eremita tra i libri della propria biblioteca. Anna dovrà rimetterla a posto, leggere i brani che lui le chiede, correggere le bozze del suo nuovo romanzo. Tra i due si instaurerà un difficile rapporto di convivenza. E alla fine, Anna porterà l’uomo a guardarsi dentro e ad affrontare la sofferenza della solitudine. Il disordine del cuore è la storia di due anime sole, entrambe in fuga dai propri mondi, che si incontrano e, insieme, si riaprono alla vita.
Che ruolo ha giocato la bellezza nella sua carriera?
La bellezza è stata un alleato in alcuni momenti e un ostacolo in altri. Sul lavoro ha rappresentato un punto di forza quando facevo la modella, ma da attrice, invece, non è sempre stata un lasciapassare. Alle volte, ad esempio, avrei voluto interpretare personaggi per i quali servivano particolari canoni estetici che, magari, non avevo. Anche la ricerca della bellezza, intesa come il voler vedere soltanto le cose belle, in un certo senso, è una forma di razzismo.
Che cosa si augura per le sue figlie?
Mi auguro che siano persone libere, capaci di scegliere con la propria testa. Forse perché l’indipendenza è una caratteristica che io per prima riconosco a me stessa e della quale vado fiera. Nella vita non sopporto di essere succube di qualcosa o di qualcuno. Per questo vorrei fosse lo stesso per le mie figlie. Non mi interessa se un domani sceglieranno di seguire la mia stessa strada, anche perché, per loro, il mio è un lavoro come un altro. Ho a cuore solo che Sofia e Agnese crescano con la curiosità di conoscere il mondo e col desiderio di vivere pienamente.
 
Biografia
Modella, soubrette, attrice di cinema e di teatro, Milena Miconi è nata a Roma il 15 dicembre 1971. Sposata con il regista e autore televisivo Mauro Graiani, ha due bambine: Sofia, 11 anni, e Agnese, 4. È diplomata alla scuola di recitazione Fattoria dello Spettacolo (metodo Stanislavskij – Strasberg). L’ingresso di Milena Miconi nello spettacolo risale ai primi anni Novanta, quando esordisce come modella e attrice di fotoromanzi. Nel 1997 viene notata da Leonardo Pieraccioni, che le offre una particina nel film Fuochi d’artificio. È però grazie a Pier Francesco Pingitore che la giovane raggiunge la notorietà: tra il 2000 e il 2001 diventa la primadonna della compagnia de Il Bagaglino per gli spettacoli Buffoni e Saloon. A teatro interpreta, tra gli altri, Il giorno della civetta e I tre moschettieri. Per la tv italiana compare in fiction di successo, tra cui Carabinieri e Don Matteo.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017
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