29 Dicembre 2018

La vocazione, questione di «CASA»

Cosa spinge una persona a una scelta di vita radicale come la clausura? La testimonianza di suor Gloria, giovane clarissa del Monastero di sant'Agnese di Montone.
suor Gloria
Un primo piano di suor Gloria.

Pace a tutti/e voi in cammino e in ricerca della vocazione divina. Oggi condivido la bellissima testimonianza di una giovane suora clarissa (36 anni). Mi scrive, infatti, suor Gloria dalla clausura del suo monastero raccontandoci un’esperienza e una scelta di vita davvero straordinaria e per molte persone forse incomprensibile: sono le meraviglie che solo il Signore sa suscitare e far sbocciare! Affido suor Gloria e la sua comunità anche alle vostre preghiere.

Al Signore Gesù sempre la nostra Lode.

fra Alberto (fra.alberto@davide.it)

 

EPPURE... La vocazione, questione di «CASA»

TESTIMONIANZA DI SUOR GLORIA

Pace e Bene!

Sono suor Gloria, Clarissa del Monastero sant'Agnese di Montone (piccolo borgo medievale a nord dell’Umbria); ho 36 anni e sabato 8 dicembre, nella solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria ho emesso la Professione Solenne, ovvero il mio «Sì» per sempre al Signore e alle Sorelle della mia Comunità, sigillato dalla Chiesa.

Un «Sì» non di certo improvvisato, pronunciato in risposta ad un Amore più grande e sempre preveniente che, abbondantemente mi supera, avvolge e riempie; un «Sì» che è «somma» di tanti altri piccoli o grandi «Sì» detti nel mio vissuto quotidiano, nel mio cuore, nella penombra della nostra cappellina, davanti al Crocifisso di san Damiano, o nel laboratorio delle icone mentre levigavo tavole e scolpivo il legno, in cucina tra i fornelli, o in qualche colloquio spirituale con una delle mie sorelle. In cuore stupore, meraviglia e gratitudine per quanto, in questi anni, il Signore mi ha donato. Partire dall’inizio non è semplice, il rischio è sempre quello di sminuire la portata e il valore di una vocazione; le parole non bastano mai! Ma tenterò…

Intorno ai 20 anni sentivo un profondo bisogno di vita piena, di felicità autentica, anche se ero già tanto contenta: amici, parrocchia con mille iniziative, università che andava a gonfie vele, fidanzato, il cammino nella fraternità della Gi.fra (Gioventù Francescana)…

EPPURE continuavo a desiderare di più, a rincorrere una radicalità ancora sconosciuta, qualcosa che desse senso e pienezza alla mia vita. Questi sentimenti e desideri mi hanno spinta fino in Perù, in missione tra i campesinos delle Ande. Esperienza indimenticabile di povertà, essenzialità, precarietà, condivisione e fraternità!

Una delle tappe fondamentali per il mio cammino è stato un corso vocazionale ad Assisi, in cui ho sentito chiaramente rivolta a me questa frase del Profeta Isaia: «Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo» (Is 43, 4). Ero inoltre colpita nel vedere suore e frati gioiosi e felici; la domanda che portavo in cuore era sempre la stessa: «e io? Come posso essere anch’io felice?». Da quell’esperienza ho iniziato a chiedermi seriamente cosa il Signore volesse da me, ma da sola ci capivo ben poco, ho allora chiesto a un frate francescano di aiutarmi a comprendere.

È cominciato un lungo percorso di discernimento, in cui tante volte la paura che il Signore mi chiamasse a donarmi completamente a Lui mi ha assalito e non vi nascondo che, spesso e volentieri, «mi son data alla fuga». In questi anni di ricerca vocazionale ho proseguito gli studi fino alla laurea in filosofia, ho avuto la grazia di lavorare per due anni come educatrice in una comunità terapeutica per minori allontanati dalle proprie famiglie o usciti dal carcere, mi sono misurata in una relazione di coppia molto bella in cui il Signore era il centro del nostro fidanzamento. Sapevo e sentivo che tutto quello che avevo era tantissimo, che non avrei potuto, e saputo, desiderare di più… EPPURE il mio cuore era inquieto e riempito solo a metà.

Nel frattempo alcune coincidenze, o meglio, «Dio-incidenze», avevano fatto sì che incontrassi la Comunità delle Clarisse di Montone. Intimorita dalla loro forma di vita claustrale, radicale, «esagerata», entravo nel parlatorio del Monastero restando piuttosto a distanza dalla grata, svolgevo il servizio per cui ero stata chiamata e me ne andavo di corsa… EPPURE… EPPURE ogni volta che entravo in quel luogo sentivo una strana sensazione, indescrivibile e mai sperimentata prima, l’ho definita così: «CASA».

Quando me ne andavo sentivo poi il bisogno di tornare da loro, di vederle, di captare il loro «segreto»: come facevano ad essere così felici in clausura, chiuse tra quattro mura? Come facevano a vivere insieme donne provenienti dal Nord e dal Sud d’Italia, colte e semplici, giovani e anziane? Queste domande mi facevano paura, come temevo il fascino e il desiderio di frequentarle. «Io in clausura? Impossibile! A far cosa? Che senso ha? A che serve?».

EPPURE il mio cuore finalmente trovava pace, era riempito, caldo. Mi stupiva e colpiva il vedere quanto queste cinque suore si volessero bene! Un giorno ricordo di essermi detta: «Ecco, non mi servirebbe molto altro per vivere!». CASA! Avevo trovato la mia CASA, il luogo in cui quel «Ti amo», detto dal Signore qualche hanno prima ad Assisi, trovava forma, s’incarnava.

Nel 2007 sono entrata in Monastero e, ancora oggi, quel desiderio iniziale di radicalità ed essenzialità non si è spento. Ho imparato a capire che l’essenziale e il radicale sono nella mia quotidianità, lì il Signore della Vita abita e regna, a volte come Agnello trionfante, a volte come Agnello ferito, ma sempre pronto a ripetermi, in mille modi, il Suo «Ti amo»!

Ci avviciniamo al Natale, auguri di cuore a ciascuno di voi e… Che anche voi possiate trovare la vostra «CASA»!

sr. Gloria

(monastero.santagnese@gmail.com)

Data di aggiornamento: 29 Dicembre 2018
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