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Erri De Luca

La Natura Esposta

18 Settembre 2016 | Recensione di
La Natura Esposta. Erri De Luca.
Scheda
Feltrinelli
2016
I Narratori
13,00

Come nasce un libro? Da dove prendono vita e forza le sue parole? Erri De Luca sgombra il campo sin dalle primissime righe. Senza esitazione, senza rischio di essere frainteso. Il suo «La Natura Esposta» nasce da un ascolto.

Uscito il primo settembre per «I Narratori» di Feltrinelli, è un racconto teologico. «Se il mondo e le creature viventi sono opera di una divinità, ogni racconto lo è necessariamente» afferma Erri. Che aggiunge, senza peli sulla lingua: «personalmente escludo l’intervento divino dalla mia esperienza, non da quella degli altri. Posso rivolgermi con il tu delle preghiere, delle collere, delle compassioni, solo alla specie umana».

Ma veniamo al racconto. Il protagonista è uno scultore, in verità un abile intagliatore. Esegue piccoli lavori di riparazione, di solito in chiese. «Intaglio i nomi per gli innamorati tenaci, che li preferiscono incisi su rami e sassi, anzichè su tatuaggi. Durano di più, senza sbiadire. Cerco radici secche, pietre somiglianti a lettere dell'alfabeto...Altre forme più aspre le trovo sui ghiaioni, dove si accumulano i distacchi dalle pareti. In natura si trovano sillabari».

Vive sulle vette, o meglio «vicino al confine di Stato, sotto montagne sapute a memoria. Le ho imparate da cercatore di minerali e fossili, poi da scalatore». Il suo talento è saper lavorare con le mani. Prendere i materiali, dal marmo al legno fino al bronzo, come si deve. Modellarli rispettandone le venature, i segni, le ferite, la bellezza, il respiro.

Sarà questo anche il percorso seguito nel restauro al centro della storia. Grazie alla fiducia di un parroco sudamericano riuscirà a trovare un lavoro che gli darà, almeno per un po', da vivere. Lontano da casa, e dalle montagne, le sue mani abili dovranno riparare un grande crocifisso marmoreo. L'opera, di un artista vissuto un secolo prima, sarà tutto fuorchè facile.

La nudità del Cristo, la sua «natura esposta», in passato è stata coperta da un drappo scultoreo che ora la chiesa vuole rimuovere. Il protagonista dovrà cercare di riproporre la straziante figura del Cristo morente così come l’aveva vista e voluta chi l’aveva scolpita: una morte che non è solo il supplizio di un innocente, ma il sacrificio supremo.

Dentro queste pagine ritroviamo tutto il mondo di De Luca. Il suo amore per la montagna, le vette da scalare, la natura da difendere. Così come per l'arte. E ancora: il suo prendersi cura, attraverso le parole, della manualità, del lavoro umile, eppure infinitamente grande e prezioso, che sa esprimere l'umanità più autentica.

Di più, il rispetto dei migranti di ieri di oggi: «Abitiamo una terra di transiti...Per noi che abbiamo viaggiato sono un mondo venuto a farci visita. Parlano lingue che fanno il rumore di un fiume lontano»; e poi: la sua Napoli, la tavola e un bicchiere di vino da bere mentre si mangia. 

Dove nascono, allora, l'arte, la bellezza, la verità che qualsiasi lavoro, come qualsiasi opera, racchiudono prima di essere restituiti allo spettatore? Sarà il fratello del protagonista, un bambino di sei anni, a svelarlo: «Eseguivi il lavoro con orgoglio e sei stato respinto. Devi eseguirlo in tremito».

Data di aggiornamento: 11 Ottobre 2016