Goran Bregović, la mia Sarajevo nel cuore

La sua musica è una miscela che nasce dalla frontiera balcanica, una terra misteriosa dove si incrociano tre culture: ortodossa, cattolica e musulmana.
13 Settembre 2016 | di

L’hanno definito il «gitano in frac» e ne va fiero. Goran Bregović ha diffuso su scala internazionale l’interesse per la musica balcanica, con i suoi ritmi sfrenati e le sue sonorità potenti. Una combinazione che coniuga il pop rock con la musica classica, le litanie bizantine con il folk dei Balcani. Dove le leggende zingare si adattano alle rigorose partiture dei grandi autori. Un musicista orgoglioso delle sue origini «perché, spesso, sono le tradizioni e culture dei piccoli Paesi a influenzare le grandi». L’Europa le racchiude tutte.

Msa. Bregović, lei una volta ha detto che ha iniziato a comporre musica per trovare una via d’uscita alla sua vita troppo normale. Il suo ultimo concerto porta il titolo: Chi non diventa pazzo non è normale. Il concetto è lo stesso oggi come ieri? Bregović. La musica balcanica piace, non solo perché fonde stili diversi, ma per l’apertura mentale che la rende tale. È sempre esagerazione, qualcosa che va oltre per scoprire nuove emozioni. Per i popoli dei Balcani la musica non basta mai, c’è sempre bisogno di un po’ di pazzia, di follia. Che senso avrebbe essere normali se non si è anche un po’ pazzi, per affrontare la vita fatta di eventi a volte inspiegabili, tristi o gioiosi? Le bande degli ottoni gitani, con le loro musiche per matrimoni e funerali, esprimono proprio questo sentimento di chi va oltre la normalità.  

I gitani, un popolo che spesso ha faticato nel trovare una terra che lo accogliesse. L’Italia è considerata il Paese dell’accoglienza. Non a caso, qualsiasi zingaro sa parlare la vostra lingua. L’Europa deve finalmente ammettere che i gitani, in più di sei secoli, hanno lasciato ovunque tracce delle loro tradizioni e cultura. È difficile trovare un compositore che non si sia ispirato in qualche modo a musiche gitane. Penso a Django Reinhardt, Al Moso, Gi­psy Kings, gente meravigliosa. C’è, però, un antipatico paradosso: piacciono le musiche gitane, non i gitani.

Oggi, in Europa, si parla di muri per fermare i profughi. È un atteggiamento di chiusura antistorico. L’Europa e le diverse civiltà si sono formate nei secoli grazie alle grandi migrazioni. Con l’accoglienza, il patrimonio storico, culturale e umano si arricchisce. Ci sono persone che fuggono da guerra e povertà, ma con un’intelligenza e spesso una preparazione tali che possono arricchire i nostri Paesi. Uno dei più famosi uomini al mondo, Steve Jobs, era figlio di un emigrato siriano. I profughi sono una ricchezza, non portano solo problemi.

Sa che queste ultime parole le ha pronunciate papa Francesco? Francesco è un Papa meraviglioso adatto ai nostri tempi. Mi piace l’attenzione a quelle che lui chiama le «periferie» del mondo. È un uomo che impressiona tutti, credenti e non credenti. Un Papa che non si fa problemi a sporcarsi la veste e andare là dove altri non vanno, verso gli ultimi, gli emarginati. Che dice quello che pensa e ha a cuore qualsiasi situazione, in ogni parte del mondo.

 

LA SCHEDA

Goran Bregović nasce a Sarajevo (22 marzo 1950). Vive l’adolescenza e giovinezza in una zona della sua città a predominanza musulmana, entrando in contatto con le culture ed etnie che caratterizzano la regione della Bosnia-Erzegovina. Il giovane Goran inizia a studiare violino, ma viene presto rifiutato perché ritenuto privo di talento. La madre, comunque, alimenta le sue aspirazioni musicali regalandogli una chitarra. Diventa nternazionalmente celebre per le colonne sonore dei film di Emir Kusturica (Il tempo dei gitani, Underground e altri ancora), dopo essersi affermato nel suo Paese (l’allora Jugoslavia) con il gruppo rock Bijelo Dugme «Bottone Bianco». Dopo i primi disordini è costretto ad abbandonare il Paese e trasferirsi a Parigi. Bregović ha saputo incrociare culture e popoli diversi, uniti da una musica di matrice balcanica fortemente contaminata con altri generi e suonata in modo assolutamente travolgente dalla famosa orchestra «Wedding and Funeral Band».

 

L’intervista completa a Bregović è pubblicata nel numero di settembre 2016 del «Messaggero di sant’Antonio» e nella versione digitale della rivista.

Data di aggiornamento: 26 Giugno 2017
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