Forte, fragile Europa

Grandi aspettative per l’imminente elezione del Parlamento europeo. In gioco è l’identità dell’Unione, chiamata a rinnovarsi per restare al passo con le sfide globali.
22 Marzo 2019 | di

Lavori in corso, con noi cittadini in veste di operai, nel cantiere aperto che è l’Unione Europea. Forte di grandi idealità che l’hanno vista nascere, fragile nel darle per scontate. Forte nel costruire collaborazioni strategiche tra Stati, fragile nell’ingessare la sua azione in una burocrazia spesso sterile e asfissiante. Forte nell’iniziativa economica dei forti, fragile nell’accogliere i fragili. Forte di passi decisivi sul fronte dei diritti personali e comunitari, fragile nel raccontare i traguardi raggiunti, e nel far crescere la consapevolezza europea negli europei.

La storia ci riconsegna nelle mani il continente più litigioso di sempre, già focolaio delle due guerre mondiali, diventato nel frattempo emblema di solidarietà e pace tanto da ottenere il Premio Nobel nel 2012. Ma un’unica colorazione non è sufficiente a raccontare l’Europa: la foto «pacifica» del 2012 sembra oggi stinta, manchevole.

Per dirla con le parole usate da Sergio Mattarella proprio al Parlamento europeo, «l’Europa, che voi rappresentate, è nata dalla solidarietà. Da ex nemici che sono stati capaci di unirsi nel nome di valori comuni. Da Paesi ex avversari nella Guerra Fredda che hanno saputo dar vita, negli ultimi anni, alla più grande area di democrazia e libertà mai esistita; contribuendo, in modo determinante, alla stabilità e alla pace. Tutto questo però non basta più. A noi tutti viene oggi prepotentemente chiesto un di più di responsabilità, un di più di iniziativa, un di più di coesione».
 

400 milioni di elettori

L’Europa dovrebbe importarci sempre – siamo tra i Paesi fondatori dell’UE, la terza potenza economica e per popolazione, mica bruscolini –, e a maggior ragione in questo 2019, che all’altezza del 26 maggio ci vedrà scegliere i nuovi eurodeputati, per una tornata elettorale che i principali commentatori di qualsiasi schieramento definiscono storica.

Il mai banale pensatore Bernard-Henry Lévy (intervistato da Alessandra Coppola su «Sette» del 7 febbraio scorso) contestualizza così il momento presente: «Stiamo vivendo la terza crisi della democrazia nell’arco di un secolo. La prima è stata alla fine del XIX inizio XX secolo, ha portato Mussolini e il comunismo. La seconda, anni Venti-Trenta, ha portato Hitler e il rafforzamento del comunismo. E oggi siamo alla terza crisi, di uguale importanza. Gli europei non credono più nella democrazia, trovano che sia pesante, troppo complicata; che ci si senta meglio quando si lascia il potere a un capo che fa lo spiritoso sugli schermi tv e governa con i tweet; non credono più alla necessità di andare a votare; pensano che ci sia un complotto ovunque e che questi complotti annullino la volontà democratica espressa».

«Non ci sono dubbi, le imminenti elezioni sono decisive per il futuro dell’Europa» conferma Bruno Marasà, responsabile dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano. «Nelle tornate precedenti, le europee venivano considerate quasi un test della situazione politica nazionale, in Italia come in altri Paesi. Per la prima volta, l’attenzione dei cittadini è invece indirizzata su quello che fa e non fa l’Europa, e anche sul modo in cui può essere meglio governata».

Fosse anche solo questione di numeri, dovrebbe essere ovvio che l’appuntamento di maggio è importante, perché delinea il volto dell’istituzione democratica eletta direttamente da più cittadini al mondo, essendo ben 400 milioni (circa) i votanti. Molte le iniziative e le occasioni per informarsi e coinvolgersi. Tra tutte, da segnalare la campagna (e il corrispondente sito) Stavoltavoto.eu, protagonisti in particolare i più giovani, la «generazione Erasmus» che, complice la diffusione della conoscenza delle lingue e le opportunità di interscambio istituzionali o meno, vive l’Europa come un tutt’uno ben più dei rispettivi padri e nonni.

Da visitare anche l’efficace What-europe-does-for-me.eu, portale che illustra, appunto, «Cosa fa per me l’Europa», con una grande quantità di progetti. In questa pagina ne abbiamo selezionati alcuni.

 

Il dossier completo dedicato al voto europeo è pubblicato sul numero di Marzo 2019 del «Messaggero di sant’Antonio» e nella corrispondente versione digitale.

Data di aggiornamento: 22 Marzo 2019
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