Carlo e Renzo Piano

Atlantide

Viaggio alla ricerca della bellezza
09 Giugno 2019 | Recensione di
Scheda del libro
Feltrinelli
2019
€ 19,00

Da Genova a Itaca, un viaggio intimo alla ricerca della città perfetta. Questo il leit motiv di un libro che è tante cose insieme, inclusa una riflessione sul senso del costruire. Ma partiamo dall'inizio con i due autori: Carlo e Renzo Piano: il primo giornalista e scrittore; il secondo, famoso architetto.

Tutto inizia da una domanda, un continuo interrogarsi del padre. «Carlo, io dico che Atlantide esiste e, anche se non esistesse, bisognerebbe comunque cercarla. Perché è un’idea bella, perché è la destinazione perfetta per un viaggio. Da qualche parte deve pur esserci».

Così Renzo e Carlo non ci pensano due volte. Decidono di partire per un lungo viaggio in mare, quello che gli antichi chiamano periplo, alla ricerca di Atlantide, la città perfetta descritta da Platone. Lo raccontano in queste pagine scritte come una sorta di spartito a due voci (in blu le parole di Renzo; in nero quelle di Carlo).

Padre e figlio salpano da Genova, «città di pietra e di acqua – la descrive Renzo –, dal corpo fragile, ma dall’anima grande; il porto aperto, mentre la città è introversa, intima». Due Ulisse contemporanei alla ricerca, obbligatoriamente lenta, di un assoluto introvabile. 

«Siamo stati otto mesi a bordo della nave “Ammiraglio Magnaghi”, un’unità militare specializzata nello studio dei fondali marini – racconta Carlo –. Abbiamo oltrepassato le colonne d’Ercole, circumnavigato l’Africa, doppiato il Capo di Buona Speranza come Vasco De Gama, ritrovando e rileggendo molte opere realizzate da papà». Un padre che gli amici chiamano il Geometra. «Misurare è un gesto di conoscenza – afferma Renzo –. Significa capire le cose. Io misuro tutto, misuro le cose e le distanze. E poi c’è un particolare: se ti abitui a misurare mentalmente, arrivi a immaginare non solo quello che si vede, ma anche le forze che si muovono invisibili al suo interno».

Entrambi sono innamorati del mare. «Navigare è lentezza e silenzio. In barca si abbassa la voce e si alzano gli occhi – spiega Carlo –. C’è aria di pausa e di sospensione. Che è mentale, ma anche fisica. Al silenzio non puoi sottrarti, dalla barca non puoi scappare. Così capita di ammettere pure qualche errore, qualcosa che non avresti fatto o avresti fatto meglio».

Come il viaggio anche il costruire è condividere, in fondo, un’avventura. «È un lavoro di pazienza e sapienza – afferma Renzo –. Costruire significa affrontare i rischi con intelligenza, annullare le distanze. Genera orgoglio comune: edificare tiene assieme la gente. Perché far bene un lavoro è un gesto di responsabilità civica, e un gesto di pace».

Chi è più Ulisse tra padre e figlio? «Bella domanda – conclude Carlo –. Difficile a dirsi: di sicuro, proprio come Ulisse, nessuno di noi torna più a casa com’era prima. E non importa, alla fine, se Atlantide sia stata trovata: come nei versi di Kavafis, Itaca ci ha regalato il bel viaggio. Tanto che, papà e io, ne siamo certi, torneremo a dare le vele al vento».

Data di aggiornamento: 09 Giugno 2019