Alla ricerca della veste perduta

Ripiombare nella dipendenza è un po’ come perdere una veste preziosissima che è stata tessuta con fatica, impegno e dedizione. Ma, come ci dice sant'Antonio, la veste si può ritrovare.
27 Maggio 2019 | di

«Cristo depose quattro volte le sue vesti. Nella Cena le depose e poi le riprese; alla colonna fu denudato e poi rivestito; durante le irrisioni dei soldati fu pure denudato e rivestito; sulla croce fu denudato e non più rivestito».
Sant’Antonio, La Cena del Signore

Ricadere nella droga è come perdere la veste sacra della propria dignità, e me lo conferma Andrea: lo pensavamo ormai lontano dalla droga, dopo un buon percorso riabilitativo, e invece no, in un attimo ci ha riportati all’alba di un incubo. Capita in tante famiglie, tentate di credere che davvero dalla droga non si esca e che si tratti di un disco che a ogni giro ripete la stessa desolante musica. Ogni volta si riaprono scenari di frustrazione, di insicurezza e di solitudine, nei quali si viene «trascinati» ancora e ancora. 

Le dipendenze, siano droga, alcol, gioco d’azzardo o altro, non ammettono facili amnesie e superficiali sconfessioni, ma sfidano spietatamente su un cambiamento di stile di vita che non prevede patteggiamenti o tregue. Il prezzo del distacco dalle droghe non è mai inferiore al gigantesco impegno spirituale che è richiesto, e le scorciatoie e le «furbate» riportano puntualmente all’inferno. Bisogna uscirne come si esce dalle città bibliche devastate dalla pioggia di fuoco (vedi Gen 19,1-29): non ci si deve voltare, non bisogna cedere a nostalgie o a immaginarie sicurezze, pena la trasformazione in «statue di sale». 

Ripiombare nella dipendenza è un po’ come perdere una veste preziosissima che è stata tessuta con fatica, impegno e dedizione (e accompagnamento!). Eppure, un papà ci confidava proprio ieri, in un gruppo multifamiliare: «Per quante ricadute ci siano state, dopo lo smarrimento e il pianto, che cos’altro potevamo fare se non ripartire, accanto a mio figlio?». 

Le quattro deposizioni delle vesti di Gesù di cui parla sant’Antonio mi sembrano evocare bene questo perdere e riprendere una veste di dignità. Il Santo descrive anche il denudamento definitivo di Gesù, nella sua umiliazione di uomo che non smette di essere il Crocifisso; ma con una grande notizia: la sua Risurrezione, che gli occhi dello spirito percepiscono e che gli restituisce – e restituisce anche a noi – la veste gloriosa che gli appartiene. 

E con Andrea che cosa facciamo? Cercheremo insieme di ritrovare la sua veste, che era bella davvero, ripescandola dove è caduta, lavandola, riag­giustandola, magari in quel clima di festa che il Padre della Parabola pretese e difese per il figlio ritrovato (Cfr. Luca 15, 11-32).

 

Questo e gli altri articoli del numero di maggio sono leggibili anche nella versione digitale del «Messaggero di sant’Antonio»

Data di aggiornamento: 27 Maggio 2019
Lascia un commento